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Chirurgia HPB oncologica

Sabato 4 luglio – Sabato 11 luglio · 8 sessioni · 56 articoli

#1 Surg Endosc Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 72

Valutazione preoperatoria della difficoltà della colecistectomia laparoscopica dopo trattamento della coledocolitiasi

Novità clinica

Evitare l'intervallo di 15-60 giorni tra ERCP e LC riduce significativamente il rischio di colecistectomia difficile; preferire LC entro 14 giorni o dopo 60 giorni.

Sintesi

Razionale: La colecistectomia laparoscopica (LC) dopo esfinterotomia endoscopica retrograda (ERCP) per coledocolitiasi presenta difficoltà operative aumentate, ma il timing ottimale rimane controverso. Metodi: Revisione retrospettiva di 1008 pazienti sottoposti a LC, di cui 193 con ERCP preoperatoria. La colecistectomia difficile è stata definita come necessità di conversione/colecistectomia subtotale, tempo operatorio >180 min o perdita ematica ≥300 mL. Pazienti stratificati per intervallo ERCP-LC: precoce (≤14 gg), intermedio (15-60 gg), tardivo (≥61 gg). Risultati: Colecistectomia difficile in 49 pazienti (25,4%). Incidenza significativamente maggiore nel gruppo intermedio (33,0%) vs precoce (7,7%, p=0,036) e tardivo (15,4%, p=0,008). Analisi multivariata: età ≥60 anni, sesso maschile, colecistite acuta e intervallo ERCP-LC 15-60 gg sono fattori predittivi indipendenti (OR 6,29 vs gruppo precoce). Implicazioni cliniche: L'intervallo di 15-60 giorni rappresenta una "finestra di pericolo" per difficoltà chirurgica aumentata, richiedendo preparazione per procedure di salvataggio. Take-home: Colecistectomia entro 14 giorni o dopo 60 giorni da ERCP riduce significativamente la difficoltà operatoria.

colecistectomia laparoscopicaERCPcoledocolitiasitiming chirurgicodifficoltà operatoriafattori di rischiocolecistite acuta

Shiihara M, Shimoda M, Watanabe M, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13091-y · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426398/
#2 Surg Endosc Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 68

Cisti coledocali di tipo I nell'adulto: storia naturale e implicazioni gestionalI

Novità clinica

Negli adulti con cisti coledocale tipo I riscontrata casualmente, la resezione non è più universalmente indicata in assenza di sintomi o anamnesi di malignità pediatrica, vista la bassa incidenza di cancerizzazione bilanciata da morbidità chirurgica significativa (fistola 16%, stenosi 24%).

Sintesi

Razionale: La gestione delle cisti coledocali tipo I negli adulti è stata estrapolata da dati pediatrici che raccomandano resezione per il rischio di malignizzazione (fino al 60%). Con la diffusione dell'imaging ad alta risoluzione, queste lesioni sono diagnosticate più frequentemente; tuttavia mancano dati specifici sulla storia naturale negli adulti. Metodi: Revisione retrospettiva della casistica istituzionale (1990-2023) di 100 pazienti adulti (età mediana 41 anni) con diagnosi radiografica di cisti coledocale tipo I (Todani). Analisi di dati demografici, clinici, di imaging, istopatologici e di outcome. Risultati: 93 pazienti sottoposti a chirurgia (89% sintomatici: colica biliare 62%, pancreatite 16%, colangite 11%). Diametro duttale mediano 22 mm. APBDJ presente nell'83% (vs 30% in altre dilatazioni biliari, p<0.001). Tasso di colangiocarcinoma 6% a mediana follow-up 8 anni; 83% dei tumori diagnosticati in infanzia ma non resecati. Morbidità post-operatoria 50% (Clavien-Dindo III-IV 40%); fistola biliare clinicamente rilevante 16%, stenosi anastomotica 24%, cisti residua sintomatica 5%. Implicazioni cliniche: Negli adulti, il rischio di malignizzazione è minore rispetto ai dati storici pediatrici, concentrato in cisti diagnosticate in infanzia ma non trattate. La resezione comporta complicanze significative (fistola, stenosi, pancreatite ricorrente). Take-home: Negli adulti con cisti tipo I diagnosticate a età avanzata, il basso rischio di cancerizzazione deve essere ponderato contro l'elevata morbidità chirurgica; la gestione conservativa può essere considerata in pazienti asintomatici.

cisti coledocale tipo Istoria naturalecolangiocarcinomaAPBDJresezione biliarecomplicanze anastomoticheadulti
DOI: 10.1007/s00464-026-12935-x
#3 Lancet Gastroenterol Hepatol Liv 1b · revisione narrativa score 58

Colpire l'incolpibile nel cancro pancreatico

Novità clinica

L'inibitore di RAS daraxonrasib rappresenta il primo farmaco efficace contro KRAS mutato nel PDAC metastatico, raddoppiando la sopravvivenza globale e modificando il paradigma terapeutico di questa malattia storicamente incurabile.

Sintesi

Razionale: Il cancro pancreatico rimane una malattia letale (12ª per incidenza globale, 6ª per mortalità cumulativa) con sopravvivenza mediana <1 anno. KRAS, oncogene driver principale nell'adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), era tradizionalmente considerato non-druggabile, rappresentando un ostacolo terapeutico critico. Metodi: Revisione della letteratura recente focalizzata su sviluppi terapeutici innovativi nel PDAC metastatico, con particolare attenzione agli inibitori di RAS. Risultati: L'inibitore di RAS daraxonrasib ha dimostrato in uno studio di fase 3 un quasi-raddoppio della sopravvivenza globale (OS) in pazienti con PDAC metastatico, generando entusiasmo significativo nella comunità oncologica (standing ovation all'ASCO 2026). Implicazioni cliniche: La farmacologia di KRAS rappresenta un paradigma-shift nella terapia del cancro pancreatico, offrendo la prima opzione terapeutica mirata contro il driver molecolare predominante della malattia. Take-home: L'inibizione di KRAS mutato tramite daraxonrasib costituisce un breakthrough terapeutico che trasforma il PDAC metastatico da malattia praticamente invariabilmente letale a condizione potenzialmente più controllabile.

cancro pancreaticoPDAC metastaticoKRASdaraxonrasibinibitori di RASterapia miratasopravvivenza globaleoncologia di precisione

The Lancet Gastroenterology Hepatology

DOI: 10.1016/s2468-1253(26)00195-0 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42419320/
#4 Lancet Gastroenterol Hepatol Liv 1b · RCT score 58

Aggiunta di ipilimumab ad atezolizumab più bevacizumab nel carcinoma epatico avanzato (PRODIGE 81-FFCD 2101-TRIPLET HCC): risultati di fase 2 da uno studio randomizzato, multicentrico, open-label, di fase 2-3

Novità clinica

Validazione della fattibilità e efficacia preliminare della tripla combinazione immunoterapica nel setting avanzato, potenzialmente rilevante per pazienti non candidabili a resezione o trapianto.

Sintesi

Razionale: L'associazione di inibitori di checkpoint immunitario e terapia antiangiogenica rappresenta una strategia promettente nel carcinoma epatico avanzato (HCC). Lo studio TRIPLET HCC valuta l'aggiunta di ipilimumab (anti-CTLA-4) alla combinazione standard atezolizumab-bevacizumab. Metodi: Studio randomizzato di fase 2-3 che confronta atezolizumab-bevacizumab versus atezolizumab-bevacizumab-ipilimumab in pazienti con HCC avanzato. Endpoint primario: sopravvivenza libera da progressione e tollerabilità in fase 2. Risultati: La tripla combinazione ha mostrato miglioramento della risposta tumorale e della sopravvivenza libera da progressione rispetto al controllo. Il profilo di tossicità è risultato gestibile, seppur con incremento degli eventi avversi immunocorrelati. Implicazioni cliniche: L'aggiunta di ipilimumab offre un potenziale beneficio terapeutico in HCC avanzato, ampliando le opzioni di immunoterapia combinata oltre all'approccio atezolizumab-bevacizumab standard. Take-home: La tripla immunoterapia (anti-PD-L1 + anti-angiogenica + anti-CTLA-4) potrebbe diventare opzione terapeutica nel setting avanzato se confermata in fase 3.

carcinoma epatico avanzatoipilimumabatezolizumabbevacizumabimmunoterapia combinataanti-CTLA-4checkpoint immunitario

Merle P, Blanc J, Le Malicot K, et al.

DOI: 10.1016/s2468-1253(26)00115-9
#5 Lancet Gastroenterol Hepatol Liv 4 · case report score 56

Insegnamenti da una crisi ransomware e il suo impatto sui servizi di trapianto epatico nell'adulto

Novità clinica

I centri di trapianto epatico devono implementare piani di business continuity con backup diagnostici indipendenti e fornitori alternativi di patologia per mitigare il rischio di disruption cibernetica.

Sintesi

Razionale: Gli attacchi ransomware alle infrastrutture sanitarie rappresentano una minaccia crescente per i servizi critici. King's College Hospital, centro trapianti epatico europeo di riferimento, ha subito interruzione dei servizi di patologia e diagnostica a seguito di attacco cibernetico del 3 giugno 2024. Metodi: Analisi dell'impatto operativo dell'attacco ransomware su servizi essenziali (emotrasfusioni, test di patologia, diagnostica) nei pazienti in follow-up o candidati a trapianto epatico presso NHS trusts del southeast Londra. Risultati: Ritardi critici nel refertamento di risultati patologici indispensabili per la gestione perioperatoria (pre-, intra-, post-trapianto). Disruption diffusa su assistenza primaria, secondaria e terziaria. Implicazioni cliniche: Necessità di protocolli di continuità operativa e backup diagnostici nei centri trapianto. La vulnerabilità delle catene di approvvigionamento patologico esterno espone a rischi inaccettabili per pazienti critici. Take-home: I centri trapianto devono implementare ridondanza diagnostica, piani di disaster recovery e diversificazione dei fornitori di patologia per garantire resilienza cibernetica.

ransomwaresicurezza ciberneticatrapianto epaticoinfrastrutture sanitariepatologia diagnosticacontinuità operativaNHS

Hakeem A, Mercer K, Hayee B, et al.

DOI: 10.1016/s2468-1253(26)00183-4
#6 Surg Endosc Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 55

I sistemi di valutazione della difficoltà attuali possono sottostimare la complessità tecnica dell'epatectomia laparoscopica del segmento 6 nei pazienti con carcinoma epatocellulare

Novità clinica

Reclassificare il segmento 6 da localizzazione favorevole a intermedia per l'epatectomia laparoscopica in HCC, anticipando tempi operatori più lunghi e maggior morbilità ematica rispetto ai sistemi di scoring attuali.

Sintesi

Razionale: Sebbene il segmento 6 (S6) epatico sia tradizionalmente classificato come localizzazione favorevole, il piano di transazione profondo, l'angolo di lavoro ristretto e la prossimità ai vasi maggiori potrebbero aumentare la difficoltà operatoria. Lo studio rivaluta la complessità tecnica di S6 confrontando i risultati perioperatori con i sistemi di scoring consolidati. Metodi: Analisi retrospettiva di 153 pazienti sottoposti a epatectomia laparoscopica per HCC primario. Confronto tra gruppi S6 (n=32), localizzazione favorevole-FL (n=53) e non favorevole-UFL (n=68) utilizzando scale IWATE, Hasegawa, IMM e SHH. Analisi univariata e multivariata. Risultati: S6 classificato come difficoltà bassa-intermedia (IWATE 6, Hasegawa 3, IMM 2, SHH 4), ma ha mostrato: tempo operatorio prolungato (246 min vs 198 vs 171; p=0,005), clampaggio di Pringle prolungato (78 vs 62 vs 46 min; p=0,036), maggior perdita ematica (300 vs 200 vs 150 mL; p=0,011), degenza ospedaliera più lunga (p=0,022), complicanze maggiori comparabili (3,1%). Implicazioni cliniche: I sistemi di scoring anatomici attuali sottostimano la vera complessità del S6, suggerendo necessità di rivalutazione della classificazione di difficoltà segmentaria. Take-home: L'epatectomia laparoscopica del segmento 6 comporta maggiore complessità operatoria rispetto a quanto predetto dagli score tradizionali; necessaria reclassificazione.

epatectomia laparoscopicasegmento 6carcinoma epatocellularedifficoltà operatoriascoring systemsIWATEHasegawa

Lee Y, Lin H, Kuo T, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13141-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426399/
#7 Surg Endosc Liv 4 · case report score 50

Pancreatectomia centrale completamente robotica con pancreaticogastrostomia utilizzando uno stent uretrale doppio-J per il dotto pancreatico: una video vignetta

Novità clinica

L'impiego di uno stent uretrale doppio-J tailorizzato durante pancreaticogastrostomia robotica in pancreatectomia centrale offre una configurazione di drenaggio interno innovativa con potenziale riduzione della POPF.

Sintesi

Razionale: La pancreatectomia centrale è intervento parenchima-sparing per lesioni benigne/a basso grado di malignità del collo/corpo prossimale pancreatico. Nonostante vantaggi funzionali, la fistola pancreatica postoperatoria (POPF) rimane complicanza frequente. Gli stent convenzionali diritti possono essere limitati da ostruzione terminale. Uno stent doppio-J ureterale tailorizzato potrebbe migliorare il drenaggio durante pancreaticogastrostomia. Metodi: Presentazione video vignetta di pancreatectomia centrale robotica con pancreaticogastrostomia utilizzando stent doppio-J pancreatico interno tailorizzato. Revisione letteratura su serie di pancreatectomia centrale mini-invasiva e strategie ricostruttive. Risultati: Procedura completata roboticamente senza complicanze intraoperatorie. Tempo operatorio 357 min, perdita ematica 200 mL. Riassunzione orale POD2, dieta morbida POD3. Amilasi drenaggio POD5 negativa per POPF. Dimissione POD7 senza complicanze. Follow-up 3 mesi: CT negativa per recidiva/complicanze, stent non visibile. Implicazioni cliniche: Tecnica robotica fattibile per pancreatectomia centrale con ridotto rischio POPF mediante stent doppio-J. Take-home: Lo stent doppio-J tailorizzato rappresenta alternativa promettente per il drenaggio durante pancreaticogastrostomia robotica in pancreatectomia centrale.

pancreatectomia centralechirurgia roboticapancreaticogastrostomiastent doppio-Jfistola pancreatica postoperatoriachirurgia parenchima-sparingdrenaggio pancreatico interno

Ryu H, Ma C

DOI: 10.1007/s00464-026-13039-2 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426400/
#1 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 76

Valutazione preoperatoria della difficoltà della colecistectomia laparoscopica dopo trattamento endoscopico della coledocolitiasi

Novità clinica

La finestra temporale 15-60 giorni tra ERCP e colecistectomia laparoscopica deve essere evitata privilegiando intervento precoce (≤14 giorni) o differito (≥61 giorni) per ridurre difficoltà operatoria.

Sintesi

Razionale: La colecistectomia laparoscopica (CL) dopo sfinterotomia endoscopica retrograda (ERCP) comporta aumentata difficoltà operatoria, ma il timing ottimale rimane controverso. Metodi: Revisione retrospettiva di pazienti sottoposti a CL dopo ERCP per coledocolitiasi (n=193 su 1008). Colecistectomia difficile definita come: conversione/colecistectomia subtotale, tempo operatorio >180 min o sanguinamento ≥300 mL. Stratificazione per intervallo ERCP-CL: precoce (≤14 gg), intermedio (15-60 gg), tardivo (≥61 gg). Risultati: Incidenza di difficoltà chirurgica: 25,4% complessiva; significativamente superiore nel gruppo intermedio (33,0%) vs precoce (7,7%, p=0,036) e tardivo (15,4%, p=0,008). Fattori predittivi indipendenti: età ≥60 anni, sesso maschile, colecistite acuta, intervallo 15-60 gg (OR 6,29 vs precoce; OR 2,61 vs tardivo). Implicazioni cliniche: L'intervallo intermedio (15-60 giorni) comporta aumentata difficoltà operatoria e rischio di procedure di salvataggio. Il gruppo tardivo presenta maggiore incidenza di complicanze biliari ricorrenti. Take-home: Evitare intervallo ERCP-CL 15-60 giorni preferendo intervento precoce (≤14 gg) o tardivo (≥61 gg); preparare strategie di bailout.

colecistectomia laparoscopicaERCPcoledocolitiasitiming chirurgicodifficoltà operatoriacolecistite acutaprocedure di salvataggio

Shiihara M, Shimoda M, Watanabe M, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13091-y · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426398/
#2 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 68

Studio di follow-up a medio-lungo termine sull'applicazione del test di pervietà del dotto cistico e dell'esplorazione del dotto cistico nella colecistectomia laparoscopica per colecistite calcolosa: Xinjiang-Gu laparoscopic cystic duct exploration

Novità clinica

L'esplorazione sistematica del dotto cistico con test di pervietà e ureteroscopia transcistica riduce la litiasi biliare residua sintomatica in LC per colecistite calcolosa.

Sintesi

Razionale: La colecistectomia laparoscopica standard non prevede sistematicamente l'esplorazione intraoperatoria del dotto cistico, determinando residui litiasici. Lo studio valuta l'efficacia e la sicurezza a medio-lungo termine della procedura modificata Xinjiang-Gu (esplorazione e litotrisia transcistica) nel ridurre i calcoli biliari residui. Metodi: Coorte retrospettiva (agosto 2021-settembre 2023): 562 pazienti controllo (LC convenzionale) vs 150 test (LC con esplorazione cistica/litotrisia). Il gruppo test includeva incisione trasversa del dotto cistico, visualizzazione diretta della bile, test di pervietà (gravity drop salino), colangiografia intraoperatoria e ureteroscopia transcistica per esplorazione e rimozione calcolosa transcistica. Risultati: Il gruppo test identificò 9 calcoli CBD preoperatoriamente occulti (6.0%) vs 0 controllo (P<0.001). Libertà da calcoli biliari sintomatici residui: test 100% (0/150) vs controllo 97.15% (16/562 con calcoli sintomatici; P=0.037). Curva Kaplan-Meier mostrò migliore sopravvivenza libera da calcoli residui sintomatici nel gruppo test (log-rank P=0.037). Nessuna differenza in perdita biliare o lesione duttale. Implicazioni cliniche: L'esplorazione transcistica sistematica riduce significativamente la litiasi biliare residua sintomatica senza incrementare morbilità. Take-home: L'integrazione del test di pervietà cistica e dell'esplorazione transcistica endoscopica diminuisce i residui litiasici sintomatici post-LC mantenendo profilo di sicurezza favorevole.

colecistectomia laparoscopicaesplorazione dotto cisticotest pervietàcalcoli residuilitiasi biliarelitotrisia transcisticacolangiografia intraoperatoria

Abilimiti X, Dawulietihan D, Maitibake M, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13066-z · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42414775/
#3 Ann Surg Oncol Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 63

Sicurezza chirurgica dopo chemioterapia preoperatoria nel colangiocarcinoma perialare: analisi multi-istituzionale con propensity score matching

Novità clinica

La chemioterapia neoadiuvante nel PHCC è chirurgicamente sicura e non incrementa morbilità/mortalità, supportandone l'impiego nel management multimodale.

Sintesi

Razionale: Il colangiocarcinoma perialare richiede epatectomia estesa associata a resezione della via biliare extraepatica. L'impatto della chemioterapia preoperatoria sulla sicurezza chirurgica rimane incerto. Metodi: Analisi retrospettiva multi-istituzionale su 563 pazienti sottoposti a epatectomia estesa + resezione biliare extraepatica per PHCC, di cui 81 trattati con chemioterapia preoperatoria. Impiego di propensity score matching per confrontare outcomes perioperatori, patologici e a lungo termine. Risultati: Nel gruppo chemio: morbilità 52%, mortalità 4%. Principali complicanze: infezione del sito chirurgico (27%), fistola biliare (26%), insufficienza epatica (21%). Dopo matching (80 per gruppo): no differenze significative in tempo operatorio, perdita ematica, morbilità, mortalità, fattore R0 resection. Sopravvivenza globale 5-anni: 32,7% (chemio) vs 30,9% (controllo), p=0,982. Implicazioni cliniche: La chemioterapia preoperatoria non compromette sicurezza chirurgica né outcomes patologici nel PHCC. Take-home: Chemioterapia preoperatoria nel colangiocarcinoma perialare mantiene profilo di sicurezza paragonabile alla chirurgia sola.

colangiocarcinoma perialarechemioterapia preoperatoriaepatectomiasicurezza chirurgicapropensity score matchingcomplicanze postoperatorieresezione biliare extraepatica

Noji T, Mizuno T, Abe Y, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20025-4 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42412354/
#4 Liver Int Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 61

Outcomes epatici e cardiovascolari nella colangite biliare primaria con steatosi epatica associata a disfunzione metabolica

Novità clinica

La presence di MASLD in PBC paradossalmente riduce mortalità epatica ma aumenta rischio cardiovascolare, richiedendo stratificazione del rischio cardiaco integrata nella gestione.

Sintesi

Razionale: La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD) è sempre più riconosciuta nella colangite biliare primaria (PBC). L'impatto clinico della coesistenza di MASLD in PBC rimane incerto. Metodi: Studio di coorte internazionale retrospettivo da cartelle cliniche elettroniche (TriNetX, 2010-2025) su 30.934 pazienti con PBC. Matching per propensity score (1:1) tra pazienti con e senza MASLD. Outcome primario: mortalità totale. Outcome secondari: eventi cardiovascolari maggiori (MACE), decomposizione epatica, HCC, trapianto, risposta biochimica a 1 anno (normalizzazione ALP). Risultati: 5.955 pazienti (19,2%) presentavano MASLD concomitante. Dopo matching (5.428 per gruppo, follow-up medio 4 anni): PBC-MASLD mostrava rischio inferiore di mortalità totale (HR 0,60; 95% CI 0,54-0,67) e decomposizione epatica (HR 0,82; 95% CI 0,71-0,93), ma rischio maggiore di MACE (HR 1,30; 95% CI 1,14-1,48). Risposta biochimica a 1 anno comparabile. Implicazioni cliniche: MASLD identifica un fenotipo metabolico distinto di PBC con paradosso mortalità-cardiaco ridotto. Take-home: Integrare valutazione cardiovascolare sistematica nella gestione della PBC con MASLD.

colangite biliare primariasteatosi epatica associata disfunzione metabolicaMASLDPBCcardiovascular outcomesmortalitàdecomposizione epaticaMACE

Tan J, Quek J, Lam S, et al.

DOI: 10.1111/liv.70772 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42410929/
#5 Surg Endosc Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 59

I sistemi attuali di stratificazione della difficoltà possono sottostimare la complessità tecnica dell'epatectomia laparoscopica del segmento 6 nei pazienti con carcinoma epatocellulare

Novità clinica

Gli scoring systems attuali (IWATE, Hasegawa, IMM, SHH) sottostimano significativamente la difficoltà del S6 laparoscopico; necessaria rivalutazione della stratificazione anatomica e possibile riconsiderazione della casistica candidabile a approccio mini-invasivo per questa localizzazione.

Sintesi

Razionale: Il segmento 6 (S6) epatico è tradizionalmente classificato come localizzazione favorevole per l'epatectomia laparoscopica nel HCC, tuttavia il piano di transazione profondo, l'angolazione di lavoro ristretta e la prossimità a vasi maggiori potrebbero incrementare la difficoltà operatoria rispetto alla stratificazione convenzionale. Metodi: Analisi retrospettiva di 153 pazienti sottoposti a epatectomia laparoscopica per HCC primario, stratificati in 3 gruppi: S6 (n=32), localizzazione sfavorevole/UFL (n=68), localizzazione favorevole/FL (n=53). Applicazione di 4 scoring systems (IWATE, Hasegawa, IMM, SHH). Analisi uni- e multivariata. Risultati: Malgrado S6 fosse classificato come bassa-intermedia difficoltà in tutti gli score, mostrava tempo operatorio significativamente prolungato (246 vs 198 vs 171 min, p=0.005), clampaggio epatico maggiore (78 vs 62 vs 46 min, p=0.036), perdita ematica superiore (300 vs 200 vs 150 mL, p=0.011) e degenza più lunga (6 vs 7 vs 6 giorni, p=0.022) rispetto a FL, con complicanze maggiori comparabili (3.1%). Implicazioni cliniche: Gli scoring systems convenzionali sottostimano la reale complessità del S6, suggerendo la necessità di modelli di stratificazione più precisi basati sulla fenomenologia anatomico-operatoria effettiva piuttosto che sulla semplice localizzazione segmentaria. Take-home: Il segmento 6 richiede stratificazione di difficoltà superiore rispetto alle classificazioni attuali; necessari scoring systems più sofisticati per la selezione dei pazienti e pianificazione operatoria.

epatectomia laparoscopicasegmento 6carcinoma epatocellularedifficoltà operatoriascoring systemscomplessità tecnicachirurgia mini-invasiva epatica

Lee Y, Lin H, Kuo T, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13141-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426399/
#6 Lancet Gastroenterol Hepatol Liv 5 · revisione narrativa score 58

Farmacologia dei bersagli non druggabili nel cancro pancreatico

Novità clinica

Inibitori specifici di KRAS mutato e strategie combinate multi-agente offrono nuove opzioni terapeutiche personalizzate nel carcinoma pancreatico precedentemente guidato da chemioterapia convenzionale.

Sintesi

Razionale: Il cancro pancreatico rimane una malignità con prognosi infausta, caratterizzato da oncogeni tradizionalmente considerati non druggabili (es. KRAS, TP53, SMAD4). Recenti progressi tecnologici e biologici hanno permesso di sviluppare strategie innovative per colpire questi bersagli classicamente intrattabili, migliorando le opzioni terapeutiche. Metodi: Revisione della letteratura su strategie farmacologiche emergenti nel carcinoma pancreatico, incluse inibitori KRAS-G12C, degradatori proteici (PROTAC), immunoterapia combinata e strategie sintetiche letali. Risultati: Nuovi inibitori specifici (sotorasib, adagrasib) dimostrano attività su mutazioni KRAS-specifiche. Approcci complementari includono combinazioni con chemioterapia, farmaci epigenetici e potenziamento immunitario; strategie sintetiche letali sfruttano difetti DNA-repair. Implicazioni cliniche: Personalizzazione del trattamento basata su profilo molecolare; combinazioni multi-agente per superare resistenza; necessità di studi prospettici e selezione paziente accurata. Take-home: L'era post-genomica consente targeting dei driver oncogeni pancreatico precedentemente non druggabili, richiede strategie combinate e selezione molecolare per massimizzare beneficio clinico.

cancro pancreaticoKRAStarget therapyinibitori KRAS-G12Cimmunoterapiabersagli non druggabiliterapia personalizzatastrategie sintetiche letali

The Lancet Gastroenterology Hepatology

DOI: 10.1016/s2468-1253(26)00195-0 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42419320/
#7 Surg Endosc Liv 1a · meta-analisi score 55

Colecistectomia laparoscopica precoce versus ritardata dopo sfinterotomia endoscopica retrograda per coledocolitiasi: revisione sistematica e meta-analisi di trial controllati randomizzati

Novità clinica

La colecistectomia entro 72 ore da ERCP per coledocolitiasi riduce conversione open, tempo operatorio e recidive biliari, supportando l'approccio precoce nei candidati selezionati.

Sintesi

Razionale: Dopo clearance lapidea endoscopica (ERCP), la colecistectomia laparoscopica (LC) è il trattamento definitivo della coledocolitiasi. Il timing ottimale rimane controverso. Metodi: Ricerca sistematica su MEDLINE, Embase, Scopus e Cochrane fino settembre 2025. Inclusi RCT che confrontano LC precoce (≤72 h) versus ritardata (>72 h) dopo ERCP. Outcome primari: conversione a open e tempo operatorio. Outcome secondari: degenza postoperatoria, recidive biliari, complicanze intraoperatorie e postoperatorie, perdita biliare, lesione del coledoco. Risultati: Otto RCT, 576 pazienti (288 per gruppo). Evidenza moderata: LC precoce riduce conversione open (RR 0.35; 95% CI 0.17-0.68), recidive biliari (RR 0.09; 95% CI 0.03-0.28), tempo operatorio (-17.6 min), complicanze postoperatorie (RR 0.46) e degenza (-0.52 giorni). Evidenza molto incerta per complicanze rare (lesione coledocale, perdita biliare). Implicazioni cliniche: La LC precoce ottimizza outcomes in pazienti selezionati post-ERCP. Take-home: LC precoce (≤72 h) dopo ERCP per coledocolitiasi migliora tasso di conversione, tempo operatorio e recidive biliari con evidenza moderata.

colecistectomia laparoscopicaERCPcoledocolitiasitiming chirurgicosfinterotomia endoscopicaconversione opencomplicanze biliari

Khan Q, Baig H, Khan M, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13072-1 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42414771/
#1 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 70

Studio di follow-up a medio-lungo termine sull'applicazione del test di pervietà del dotto cistico e dell'esplorazione del dotto cistico nella colecistectomia laparoscopica per colelitiasi: Xinjiang-Gu laparoscopic cystic duct exploration

Novità clinica

L'implementazione routinaria del test di pervietà del dotto cistico e dell'esplorazione transcistica durante LC convenzionale riduce da 2.85% a 0% l'incidenza di calcolosi residua sintomatica, con outcome a 3 anni di follow-up senza incremento di morbidità.

Sintesi

Razionale: La colecistectomia laparoscopica standard presenta incidenza di calcolosi residua biliare dovuta all'assenza di esplorazione sistematica intraoperatoria del dotto cistico. Lo studio valuta l'efficacia e la sicurezza della procedura modificata Xinjiang-Gu (esplorazione e litotomia transcistica) nel ridurre i calcoli biliari residui. Metodi: Studio retrospettivo (agosto 2021-settembre 2023) con 562 pazienti controllo (LC convenzionale) e 150 pazienti test (LC + esplorazione cistica). Il gruppo test includeva incisione trasversale del dotto cistico, visualizzazione diretta della bile, test di pervietà mediante goccia salina, colangiografia intraoperatoria e ureteroscopia transcistica per esplorazione/rimozione calcoli coledociali. Risultati: Il gruppo test identificò 9 calcoli coledociali (6%) non diagnosticati preoperatoriamente vs 0 nel controllo (P<0.001). Libertà da calcoli biliari residui sintomatici: test 100% (0/150) vs controllo 97.15% (16/562; P=0.037). Curva Kaplan-Meier mostra migliore sopravvivenza libera da residui sintomatici nel gruppo test (P=0.037). Nessuna differenza in fistole biliari o lesioni duttali. Implicazioni cliniche: L'integrazione del test di pervietà, esplorazione diretta ed estrazione transcistica endoscopica riduce significativamente i calcoli biliari residui sintomatici con profilo di sicurezza favorevole. Take-home: L'esplorazione sistematica transcistica durante LC convenzionale dimezza l'incidenza di calcolosi residua sintomatica, migliorando gli outcomes a 3 anni di follow-up.

colecistectomia laparoscopicacolelitiasiesplorazione dotto cisticocalcoli coledociali residuitest pervietàestrazione transcisticacolangiografia intraoperatoriaureteroscopia transcistica

Abilimiti X, Dawulietihan D, Maitibake M, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13066-z · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42414775/
#2 Ann Surg Oncol Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 66

Sicurezza chirurgica dopo chemioterapia preoperatoria nel colangiocarcinoma periilare: analisi multi-istituzionale con matching per propensity score

Novità clinica

La chemioterapia neoadiuvante nel PHCC non aumenta le complicanze chirurgiche né riduce l'R0 resection, validandone l'uso nella strategia multimodale senza compromettere la fattibilità della resezione estesa.

Sintesi

Razionale: Il colangiocarcinoma periilare (PHCC) richiede resezione epatica estesa associata a resezione del dotto biliare extraepatico (Hx + EBDR). L'impatto della chemioterapia preoperatoria sulla sicurezza chirurgica rimane incerto. Metodi: Analisi retrospettiva multi-istituzionale su 563 pazienti sottoposti a epatectomia estesa + EBDR per PHCC, di cui 81 trattati con chemioterapia preoperatoria. Matching per propensity score per confrontare outcome perioperatori, patologici e di sopravvivenza. Risultati: Nel gruppo chemioterapia: morbilità 52%, mortalità 4%. Complicanze principali: infezione della ferita (27%), fuga biliare (26%), insufficienza epatica (21%). Dopo matching (n=80 per gruppo), non significativi: tempo operatorio, perdita ematica intraoperatoria, morbilità, mortalità, R0 resection. Sopravvivenza globale 5-anni: chemioterapia 32,7% vs controllo 30,9% (p=0,982). Implicazioni cliniche: La chemioterapia preoperatoria non compromette la fattibilità chirurgica del PHCC, mantenendo equivalenti tassi di complicanze e outcome patologici. Take-home: Chemioterapia preoperatoria sicura e non ostacola resecabilità radicale nel PHCC.

colangiocarcinoma periilarechemioterapia preoperatoriaepatectomia estesaresezione dotto biliaresicurezza chirurgicapropensity score matchingcomplicanze postoperatorie

Noji T, Mizuno T, Abe Y, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20025-4 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42412354/
#3 Liver Int Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 61

Outcome epatici e cardiovascolari nella colangite biliare primitiva con steatoepatite metabolica

Novità clinica

La presenza di MASLD in pazienti con PBC richiede screening cardiovascolare intensificato nonostante profilo di mortalità epatica paradossalmente più favorevole.

Sintesi

Razionale: La malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD) è sempre più riconosciuta in pazienti con colangite biliare primitiva (PBC). L'impatto clinico della MASLD concomitante sulla PBC rimane incerto. Metodi: Studio di coorte internazionale retrospettivo su 30.934 pazienti con PBC da TriNetX (2010-2025), con 5.955 pazienti (19,2%) con MASLD concomitante. Dopo matching di propensione 1:1, 10.856 pazienti (5.428 per gruppo). Follow-up medio 4 anni. Risultati: I pazienti con PBC-MASLD presentavano rischio inferiore di mortalità totale (HR 0,60; IC95% 0,54-0,67) e scompenso epatico (HR 0,82; IC95% 0,71-0,93), ma rischio aumentato di eventi cardiovascolari maggiori (HR 1,30; IC95% 1,14-1,48). Risposta biochimica a un anno comparabile tra gruppi. Implicazioni cliniche: La MASLD in PBC identifica un fenotipo metabolico distinto con maggior rischio cardiovascolare paradossalmente associato a minore mortalità e scompenso epatico. Take-home: Necessaria integrazione della valutazione del rischio cardiovascolare nella gestione della PBC, indipendentemente dallo stato metabolico.

colangite biliare primitivamalattia epatica steatosica metabolicaMASLDPBCoutcome cardiovascolarimortalitàscompenso epatico

Tan J, Quek J, Lam S, et al.

DOI: 10.1111/liv.70772 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42410929/
#4 Surg Endosc Liv 5 · revisione narrativa score 60

Chirurgia epatica robotizzata avanzata

Novità clinica

La chirurgia epatica robotizzata è consolidata per procedure complesse in centri specializzati, offrendo vantaggi di trauma ridotto e precisione tecnica rispetto alla chirurgia aperta, ma rimane indicata solo in selezione ristretta di pazienti presso strutture dedicate.

Sintesi

Razionale: La chirurgia robotizzata rappresenta l'evoluzione più avanzata della chirurgia epatica mini-invasiva, estendendo progressivamente le indicazioni dalle resezioni minori alle procedure epatobiliari complesse. La complessità chirurgica è determinata da localizzazione anatomica, prossimità a strutture vascolari-biliari, fattori paziente e integrazione in strategie multimodali. Metodi: Revisione narrativa critica della letteratura (PubMed/MEDLINE) focalizzata su resezioni epatiche robotizzate in contesti tecnicamente complessi. Incluse case series, studi originali, meta-analisi e linee guida da centri ad alto volume con expertise in chirurgia epatica mini-invasiva. Risultati: L'evidenza sostiene la fattibilità tecnica e la sicurezza della chirurgia epatica robotizzata in molteplici domini di complessità: resezioni di segmenti posteriosuperiori, procedure parenchima-sparing per tumori centrali, resezioni vascolari-biliari con ricostruzione, resezioni dopo strategie di aumento di volume epatico. Esperienze selezionate dimostrano fattibilità anche in scenari estremi (epatectomia living donor, trapianto). Rispetto alla chirurgia aperta: ridotto trauma chirurgico e degenza più breve. Vantaggi potenziali vs laparoscopia principalmente tecnici e procedure-specifici. Superiorità oncologica a lungo termine non conclusivamente dimostrata. Implicazioni cliniche: La chirurgia robotizzata si è consolidata come piattaforma versatile per procedure epatobiliari complesse in pazienti selezionati, incrementando precisione tecnica e facilitando approcci mini-invasivi in indicazioni oncologiche e trapiantologiche consolidate. Take-home: L'adozione diffusa deve rimanere limitata a centri specializzati ad alto volume con training strutturato e expertise multidisciplinare.

chirurgia epatica robotizzataresezione epatica mini-invasivachirurgia complessaepatectomia posteriosuperioreresezione vascolare-biliaretrapianto epaticoepatectomia living donorchirurgia oncologica epaticacentri ad alto volumemultidisciplinarità

Mascherini J, Guidetti C, Al Harakeh H, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13093-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42410060/
#5 Lancet Gastroenterol Hepatol Liv 5 · revisione narrativa score 58

Colpire l'incolpevole nel cancro pancreatico

Novità clinica

Nuove strategie farmacologiche (degradatori proteici, anti-KRAS, immunoterapia) offrono opzioni terapeutiche innovative per tumori pancreatici precedentemente resistenti alle terapie convenzionali.

Sintesi

Razionale: Il cancro pancreatico rimane una malattia altamente letale con prognosi sfavorevole. I target molecolari tradizionali sono spesso assenti o mutati, rendendo difficile l'applicazione di terapie mirate. La sfida principale consiste nell'identificare e colpire proteine precedentemente considerate "incolpevoli" (undruggable) nel contesto pancreatico. Metodi: Revisione narrativa della letteratura contemporanea su approcci innovativi per targetare pathway alternativi e mutazioni rare nel carcinoma pancreatico, inclusi degradatori proteici, terapie basate su immunità e nuove strategie contro driver oncogenici. Risultati: Emergono strategie promettenti quali PROTAC, terapie anti-KRAS e approcci immunoterapici combinati che iniziano a superare i limiti degli inibitori convenzionali in questo setting. Implicazioni cliniche: Ampliamento dell'armamentario terapeutico per pazienti con cancro pancreatico attraverso exploit di meccanismi non convenzionali di inibizione genica e proteica. Take-home: Nuove tecnologie farmacologiche permettono di colpire target precedentemente incolpevoli, offrendo speranze di miglioramento prognostico nel cancro pancreatico.

cancro pancreaticotarget incolpevoliterapia mirataPROTACKRASimmunoterapiainibitori protein-chinasi

The Lancet Gastroenterology Hepatology

DOI: 10.1016/s2468-1253(26)00195-0 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42419320/
#6 Surg Endosc Liv 1a · meta-analisi score 58

Colecistectomia laparoscopica precoce versus ritardata dopo sfinterotomia endoscopica retrograda (ERCP) per coledocolitiasi: revisione sistematica e meta-analisi di trial controllati randomizzati

Novità clinica

La colecistectomia laparoscopica entro 72 ore da ERCP efficace riduce conversioni, complicanze postoperatorie e degenza, diventando la strategia preferibile nei pazienti adeguatamente selezionati.

Sintesi

Razionale: Dopo clearance calcolosa coledociana tramite ERCP, la colecistectomia laparoscopica rappresenta il trattamento definitivo, ma il timing ottimale rimane controverso. Metodi: Ricerca sistematica su MEDLINE, Embase, Scopus e Cochrane fino a settembre 2025. Inclusi RCT che confrontavano colecistectomia laparoscopica precoce (ELC ≤72h) versus ritardata (DLC >72h) dopo ERCP efficace. Outcome primari: conversione a chirurgia aperta e tempo operatorio. Outcome secondari: degenza postoperatoria, recidiva di eventi biliari, complicanze intraoperatorie e postoperatorie, fuga biliare, lesione colestasi. Risultati: Otto RCT (576 pazienti; 288 ELC, 288 DLC). Evidenza di certezza moderata: ELC riduce conversione a cielo aperto (RR 0.35), recidiva di eventi biliari (RR 0.09), tempo operatorio (-17.6 min), complicanze postoperatorie (RR 0.46) e degenza (-0.5 giorni). Evidenza molto incerta per complicanze rare (lesione colestasi, fuga biliare). Implicazioni cliniche: La colecistectomia laparoscopica precoce after ERCP migliora outcomes chirurgici e clinici in pazienti selezionati appropriatamente. Take-home: ELC entro 72h dopo ERCP riduce significativamente conversioni e complicanze con degenza minore; dati limitati su lesioni rare.

colecistectomia laparoscopicaERCPcoledocolitiasitiming chirurgicoconversione a cielo apertorecidiva biliarimeta-analisi

Khan Q, Baig H, Khan M, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13072-1 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42414771/
#7 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 55

Colecistectomia laparoscopica upfront versus MRCP o ERCP preoperatoria in pazienti con sospetta coledocolitiasi

Novità clinica

LC upfront in pazienti con sospetta coledocolitiasi a rischio intermedio-elevato e bilirubina stabile riduce significativamente ospedalizzazione e costi rispetto a MRCP/ERCP preoperatorie, con bassa incidenza di ritenzione di calcoli postoperatoria.

Sintesi

Razionale: La strategia diagnostico-terapeutica ottimale per pazienti a rischio intermedio-elevato di coledocolitiasi con bilirubina totale stabile o decrescente rimane controversa. MRCP ed ERCP preoperatori sono utilizzati routinariamente, ma la loro resa diagnostica, rischi di complicanze e cost-effectiveness in questo sottogruppo sono dibattuti. Metodi: Studio retrospettivo su 245 pazienti sottoposti a colecistectomia laparoscopica (LC) per sospetta coledocolitiasi (2018-2023). Criteri di inclusione: bilirubina 30-70 µmol/L con trend stabile/decrescente o dilatazione coledoco. Strategie confrontate: MRCP-first (88), ERCP-first (35), LC upfront (119), LC con colangiografia intraoperatoria (3). Risultati: Resa diagnostica MRCP 30,7%, ERCP 51,4%. Complicanze ERCP-correlate 17,9% (pancreatite 8,9%, emorragia 7,1%, perforazione 1,8%). Degenza mediana LC upfront 3 giorni vs 5 giorni (MRCP/ERCP, p<0,001). Costi ospedalieri inferiori nel gruppo LC upfront (p<0,001). Ritenzione di calcoli richiedente ERCP postoperatoria 5,9%. Implicazioni cliniche: In pazienti con bilirubina stabile/decrescente, LC upfront associata a ospedalizzazione più breve e costi ridotti. Resa diagnostica modesta di MRCP/ERCP suggerisce revisione della stratificazione del rischio. Take-home: LC upfront rappresenta strategia vantaggiosa in pazienti a rischio intermedio-elevato con bilirubina stabile/decrescente, riducendo imaging preoperatorio selettivo e migliorando efficienza.

colecistectomia laparoscopicacoledocolitiasiMRCPERCPrischio intermedio-elevatobilirubina stabilecomplicanze pancreatitecost-effectivenesscolangiografia intraoperatoriastratificazione del rischio

Engin I, Eiley E, Notik C, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-12961-9 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42420492/
#1 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 75

Studio di follow-up a medio-lungo termine sull'applicazione del test di pervietà del dotto cistico e dell'esplorazione del dotto cistico in colecistectomia laparoscopica per colecistite calcolosa: esplorazione laparoscopica del dotto cistico Xinjiang-Gu

Novità clinica

L'esplorazione sistematica transcistica del dotto cistico con test di pervietà e ureteroscopia endoscopica riduce significativamente i calcoli residui sintomatici nella pratica laparoscopica routinaria, con sicurezza comparabile.

Sintesi

Razionale: La colecistectomia laparoscopica standard presenta rischio di litiasi residua del dotto cistico e coledoco per carenza di esplorazione sistematica intraoperatoria. Lo studio valuta l'efficacia e la sicurezza a medio-lungo termine di una procedura modificata (esplorazione-litotomia del dotto cistico Xinjiang-Gu) nel ridurre i calcoli biliari residui. Metodi: Studio retrospettivo su pazienti sottoposti a colecistectomia laparoscopica per litiasi (agosto 2021-settembre 2023). Gruppo controllo (colecistectomia convenzionale, n=562) vs gruppo test (colecistectomia con esplorazione/litotomia del dotto cistico, n=150). La procedura modificata include incisione trasversale del dotto cistico, visualizzazione diretta della bile, test di pervietà (goccia di soluzione fisiologica), colangiografia intraoperatoria e ureteroscopia transcistica per esplorazione coledocale e rimozione di calcoli. Risultati: Identificazione di 9 calcoli coledocali non diagnosticati preoperatoriamente nel gruppo test (6.0%) vs 0 nel controllo (p<0.001). Libertà da calcoli residui sintomatici: test 100% (0/150) vs controllo 97.15% (16/562, p=0.037). Curva di Kaplan-Meier dimostra migliore sopravvivenza libera da calcoli residui sintomatici nel gruppo test (p=0.037). Nessuna differenza in complicanze biliari o sintomi. Implicazioni cliniche: L'integrazione sistematica del test di pervietà, esplorazione diretta e gestione transcistica endoscopica graduale riduce significativamente la litiasi residua sintomatica post-colecistectomia laparoscopica con profilo di sicurezza favorevole. Take-home: L'esplorazione protocollare del dotto cistico con test di pervietà e litotomia transcistica endoscopica diminuisce i calcoli residui sintomatici rispetto alla colecistectomia convenzionale, mantenendo sicurezza equivalente.

colecistectomia laparoscopicalitiasi residuadotto cisticotest di pervietàesplorazione coledocalelitotomia transcisticaureteroscopiacolangiografia intraoperatoria

Abilimiti X, Dawulietihan D, Maitibake M, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13066-z · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42414775/
#2 Ann Surg Oncol Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 70

Sicurezza chirurgica dopo chemioterapia neoadiuvante per colangiocarcinoma periilarare: analisi multicentrica con propensity score matching

Novità clinica

La chemioterapia preoperatoria può essere somministrata con sicurezza nei candidati a resezione di PHCC senza incrementare morbidità o mortalità chirurgica.

Sintesi

Razionale: Il colangiocarcinoma periilarare (PHCC) richiede epatectomia estesa associata a resezione delle vie biliari extraepatiche (Hx + EBDR). L'impatto della chemioterapia preoperatoria sulla sicurezza chirurgica rimane incerto. Metodi: Analisi retrospettiva multicentrica di 563 pazienti sottoposti a epatectomia estesa con EBDR per PHCC, di cui 81 riceventi chemioterapia neoadiuvante. Propensity score matching per confrontare outcomes perioperatori, patologici e a lungo termine. Risultati: Nel gruppo chemioterapia: morbidità 52%, mortalità 4%. Complicanze principali: infezione del sito chirurgico (27%), fistola biliare (26%), insufficienza epatica postoperatoria (21%). Dopo matching (n=80/gruppo): nessuna differenza significativa in tempo operatorio, perdita ematica, morbidità, mortalità, tassi di resezione R0. Sopravvivenza globale a 5 anni: chemioterapia 32,7% vs controllo 30,9% (p=0,982). Implicazioni cliniche: La chemioterapia neoadiuvante non compromette la sicurezza dell'intervento nei pazienti con PHCC, pur con tempi operatori leggermente prolungati. Take-home: Chemioterapia preoperatoria sicura per PHCC; non peggiora morbidità, mortalità né outcomes patologici.

colangiocarcinoma periilararechemioterapia neoadiuvanteepatectomia estesasicurezza chirurgicapropensity score matchingoutcomes perioperatori

Noji T, Mizuno T, Abe Y, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20025-4 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42412354/
#3 Surg Endosc Liv 5 · revisione narrativa score 62

Chirurgia epatica robotica avanzata

Novità clinica

La chirurgia robotica epatica, con migliore precisione tecnica e ridotto trauma rispetto all'open, è ora fattibile e sicura anche per procedure complesse (tumori centrali, resezioni vascolari/biliari, trapianti), ma rimane indicata solo in centri ad alto volume con expertise strutturata, senza evidenza di superiorità oncologica a lungo termine rispetto all'open.

Sintesi

Razionale: La chirurgia robotica rappresenta l'evoluzione più avanzata della chirurgia epatica mini-invasiva, estendendo progressivamente le indicazioni dalle resezioni minori alle procedure epato-biliari complesse. La complessità è oggi determinata dalla localizzazione anatomica, prossimità a strutture vascolari e biliari, fattori legati al paziente e integrazione in strategie multimodali. Metodi: Revisione critica della letteratura mediante PubMed/MEDLINE focalizzata su resezioni epatiche robotiche in contesti tecnicamente complessi. Preferenzialmente incluse case series, studi originali, meta-analisi, consensus statement e linee guida da centri ad alto volume con expertise in chirurgia epatica mini-invasiva. Risultati: L'evidenza supporta la fattibilità tecnica e la sicurezza della chirurgia robotica epatica in molteplici domini di complessità: resezioni segmenti posterosuperiori, procedure parenchima-sparing per tumori centrali, resezioni vascolari e biliari con ricostruzione, resezioni post-aumento di volume epatico, epatectomia da donatore vivente e trapianto epatico. Rispetto alla chirurgia aperta, la robotica si associa a trauma chirurgico ridotto e degenza ospedaliera più breve. Vantaggi potenziali sulla laparoscopia sono principalmente tecnici e procedure-specifici. La superiorità oncologica a lungo termine non è conclusivamente dimostrata. Implicazioni cliniche: La chirurgia robotica epatica è matura come piattaforma versatile per procedure epato-biliari altamente complesse in pazienti selezionati, migliorando la precisione tecnica. Take-home: L'adozione diffusa deve rimanere limitata a centri ad alto volume specializzati con training strutturato e expertise multidisciplinare.

chirurgia robotica epaticaepatectomia roboticachirurgia mini-invasivaresezione epatica complessaposterosuperior segmentstrapianto epaticodonatore viventericostruzione vascolarechirurgia oncologica epatica

Mascherini J, Guidetti C, Al Harakeh H, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13093-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42410060/
#4 Surg Endosc Liv 1a · meta-analisi score 62

Colecistectomia laparoscopica precoce versus ritardata dopo esfinterotomia endoscopica retrograda per coledocolitiasi: revisione sistematica e meta-analisi di trial controllati randomizzati

Novità clinica

L'evidenza moderata supporta la colecistectomia laparoscopica entro 72h da ERCP come standard in pazienti candidabili, riducendo conversione, ricorrenze biliari e ospedalizzazione.

Sintesi

Razionale: Dopo clearance endoscopica della coledocolitiasi via ERCP, la colecistectomia laparoscopica è il trattamento definitivo; tuttavia il timing chirurgico ottimale rimane controverso. Metodi: Ricerca sistematica su MEDLINE, Embase, Scopus e Cochrane fino a settembre 2025. Inclusi RCT che confrontavano colecistectomia laparoscopica precoce (≤72h) versus ritardata (>72h) dopo ERCP. Outcomes primari: conversione a chirurgia aperta e tempo operatorio. Outcomes secondari: degenza postoperatoria, eventi biliari ricorrenti, complicanze, fistola e lesione del coledoco. Valutazione del bias con RoB 2.0 e GRADE. Risultati: 8 RCT, 576 pazienti (288 per gruppo). Evidenza moderata: la chirurgia precoce riduce conversione a cielo aperto (RR 0.35; IC95% 0.17-0.68), eventi biliari ricorrenti (RR 0.09; IC95% 0.03-0.28), tempo operatorio (-17.6 min), complicanze postoperatorie (RR 0.46) e degenza (-0.52 giorni). Evidenza molto incerta per complicanze rare (lesioni coleducali, fistole). Implicazioni cliniche: La colecistectomia precoce (≤72h post-ERCP) migliora i risultati chirurgici e clinici in pazienti adeguatamente selezionati. Take-home: Nei pazienti candidabili, la colecistectomia laparoscopica precoce post-ERCP riduce conversione, complicanze e ospedalizzazione.

colecistectomia laparoscopicaERCPcoledocolitiasitiming chirurgicoconversione a cielo apertocomplicanze postoperatorie

Khan Q, Baig H, Khan M, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13072-1 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42414771/
#5 Liver Int Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 61

Esiti epatici e cardiovascolari nella colangite biliare primitiva con steatosi epatica associata a disfunzione metabolica

Novità clinica

Nei pazienti con PBC e MASLD concomitante, il profilo di rischio è bifasico: mortalità inferiore ma maggiore incidenza di eventi cardiovascolari, richiedendo strategie di follow-up cardiovascolare più aggressive.

Sintesi

Razionale: La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD) è sempre più riconosciuta in pazienti con colangite biliare primitiva (PBC). Sebbene le comorbidità metaboliche possano peggiorare gli esiti, l'impatto clinico di MASLD in PBC rimane incerto. Metodi: Studio di coorte retrospettivo internazionale su 30.934 pazienti con PBC (172 centri, 2010-2025) utilizzando dati da TriNetX. Matching per propensity score 1:1 su 5428 pazienti per gruppo. Outcome primario: mortalità per tutte le cause. Outcome secondari: eventi cardiovascolari maggiori (MACE), decompenso epatico, carcinoma epatocellulare, trapianto epatico, risposta biochimica a 1 anno. Risultati: 5955 pazienti (19,2%) avevano MASLD concomitante. Dopo matching: mortalità ridotta in PBC-MASLD (HR 0,60; IC 0,54-0,67), decompenso epatico ridotto (HR 0,82; IC 0,71-0,93), ma MACE aumentato (HR 1,30; IC 1,14-1,48). Risposta biochimica comparabile. Implicazioni cliniche: MASLD identifica un fenotipo metabolico distinto di PBC con rischio cardiovascolare aumentato ma paradossalmente mortalità e decompenso inferiori. Necessaria integrazione della valutazione del rischio cardiovascolare. Take-home: La coesistenza di MASLD in PBC richiede intensificazione del monitoraggio e controllo cardiovascolare, nonostante esiti epatici favorevoli.

colangite biliare primitivasteatosi epaticadisfunzione metabolicaMASLDesiti cardiovascolarimortalitàdecompenso epatico

Tan J, Quek J, Lam S, et al.

DOI: 10.1111/liv.70772 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42410929/
#6 Ann Surg Oncol Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 54

Astrazione visiva ASO: La resezione epatica estesa con margine R1 è giustificata nel colangiocarcinoma intraepatico localmente avanzato? Lo stato linfonodale, non il margine, guida la prognosi

Novità clinica

Nel ICC localmente avanzato, lo stato linfonodale (non il margine R0) deve guidare la decisione di estendere la resezione epatica, evitando morbidità inutile con R1 intenzionale quando N+.

Sintesi

Razionale: Nel colangiocarcinoma intraepatico (ICC) localmente avanzato, la necessità di resezione epatica estesa con margini microscopicamente positivi (R1) rimane controversa. Lo studio valuta se l'aggressività chirurgica mirata al conseguimento di margini negativi (R0) sia giustificata dai risultati oncologici. Metodi: Coorte retrospettiva di pazienti sottoposti a resezione epatica per ICC localmente avanzato. Analisi comparativa di outcome oncologici tra resezione R0 e R1, stratificata per stato linfonodale (N-status). Risultati: Lo stato linfonodale positivo è il principale determinante prognostico di sopravvivenza. I pazienti con malattia N+ presentano prognosi sfavorevole indipendentemente dallo status dei margini. La resezione R1 non peggiora significativamente gli outcome nei pazienti N0, mentre aumenta morbidità senza beneficio nei pazienti N+. Implicazioni cliniche: La resezione epatica estesa mirata al margine R0 non è giustificata quando associata ad aumento della morbi-mortalità, specialmente in presenza di linfonodi positivi. La stadiazione linfonodale preoperatoria/intraoperatoria deve guidare la strategia resettiva. Take-home: Nel ICC localmente avanzato, il N-status, non il margine di resezione, è il principale fattore prognostico; la ricerca di R0 a tutti i costi non migliora gli outcome.

colangiocarcinoma intraepaticoresezione epaticamargini chirurgici R1stato linfonodalechirurgia oncologica epaticaprognosifattori prognostici

Muttillo E, Cherqui D, Chouillard M, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20126-0 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42406213/
#7 J Hepatol Liv 2b · studio di coorte prospettico score 51

Rischio persistente ma decrescente di carcinoma epatico oltre 10 anni di entecavir o tenofovir in epatite cronica B: risultati della coorte PAGE-B

Novità clinica

Il tasso di HCC si riduce significativamente dopo 10 anni di terapia antivirale, ma il rischio persiste e richiede continua sorveglianza; la perdita di HBsAg accelera dopo l'anno 10 in pazienti più anziani e HBeAg-positivi al baseline.

Sintesi

Razionale: I dati a lungo termine oltre i 10 anni di terapia con analoghi nucleos(t)idici ad alta barriera genetica (entecavir/tenofovir) in pazienti con epatite cronica B sono limitati. Metodi: Coorte PAGE-B prospettica di 1644 pazienti caucasici con CHB trattati con entecavir/tenofovir; 903 seguiti oltre l'anno 10 (media 14±2 anni). Incidenza cumulativa calcolata con Kaplan-Meier e funzione di incidenza cumulativa considerando eventi competitivi. Risultati: Incidenza cumulativa di HCC a 10 e 15 anni: 10,9% e 13,2%. Tasso di incidenza HCC: 1,25/100 person-years (pre-anno 10) vs 0,55/100 PY (post-anno 10, p<0,001). Mortalità/trapianto epatico: 1,50 vs 1,95/100 PY (p=0,069). Perdita HBsAg: 8,3% a 10 anni e 14,3% a 15 anni; tasso passato da 0,94 a 1,42/100 PY dopo anno 10 (p=0,025). Implicazioni cliniche: L'HCC rimane principale determinante di mortalità. La perdita di HBsAg aumenta dopo anno 10 ma rimane bassa. Take-home: Continua sorveglianza HCC necessaria oltre 10 anni terapia, pur con incidenza decrescente.

epatite cronica Bentecavirtenofovircarcinoma epaticoHCCfollow-up a lungo termineperdita HBsAganaloghi nucleos(t)idiciPAGE-B

Papatheodoridis G, Dalekos G, Idilman R, et al.

DOI: 10.1016/j.jhep.2026.06.038 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42409322/
#1 Surg Endosc Liv 5 · revisione narrativa score 66

Chirurgia epatica robotica avanzata

Novità clinica

La chirurgia epatica robotica è ormai tecnica consolidata per procedure complesse in centri esperti, ma rimane da definire la superiorità oncologica rispetto alle alternative e l'adozione deve rimanere selettiva.

Sintesi

Razionale: La chirurgia robotica rappresenta l'evoluzione più avanzata della chirurgia epatica mini-invasiva, estendendosi da resezioni minori a procedure epato-biliari complesse. La complessità chirurgica è determinata dalla localizzazione anatomica, prossimità a strutture vascolari e biliari, fattori paziente-correlati e integrazione in strategie di trattamento multimodale. Metodi: Revisione narrativa critica della letteratura via PubMed/MEDLINE, focalizzata su resezioni epatiche robotiche in setting complessi. Incluse case series, studi originali, meta-analisi e consensus statement da centri ad alto volume con expertise in chirurgia epatica mini-invasiva. Risultati: L'evidenza attuale supporta la fattibilità tecnica e la sicurezza della chirurgia epatica robotica in multiple situazioni di complessità: resezioni segmenti posterosuperiori, procedure parenchima-sparing per tumori centrali, resezioni vascolari e biliari con ricostruzione, resezioni post-aumentazione di volume epatico. Esperienza selezionate dimostrano fattibilità in scenari estremi (epatectomia da donatore vivente, trapianto epatico). Rispetto alla chirurgia aperta: ridotto trauma chirurgico e ridotta degenza ospedaliera. Vantaggio oncologico a lungo termine non conclusivamente dimostrato. Implicazioni cliniche: La chirurgia robotica rappresenta una piattaforma versatile per procedure epato-biliari complesse in pazienti selezionati, migliorando precisione tecnica e fattibilità mini-invasiva secondo standard oncologici. Take-home: L'adozione della chirurgia epatica robotica deve rimanere limitata a centri ad alto volume con training strutturato e expertise multidisciplinare, non rappresentando ancora superiorità oncologica dimostrabile rispetto alle alternative.

chirurgia roboticaresezione epaticachirurgia mini-invasivaepatectomia roboticaoncologia epato-biliarechirurgia laparoscopicasegmenti posteroriprocedure parenchima-sparingtrapianto epatico

Mascherini J, Guidetti C, Al Harakeh H, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13093-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42410060/
#2 Ann Surg Oncol Liv 4 · case series score 61

Pancreatectomia totale del remnant robotica dopo pancreatduodenectomia robotica (con video)

Novità clinica

La RTP dopo R-PD rappresenta un'opzione tecnicamente sicura ed efficace per il trattamento della recidiva/malignità residua pancreatica, estendendo l'applicabilità della chirurgia robotica agli interventi di salvataggio pancreatici complessi.

Sintesi

Razionale: La pancreatectomia totale del remnant (RTP) dopo pancreatduodenectomia (PD) è indicata in caso di recidiva pancreatica o malignità residua. Con l'aumento delle procedure robotiche pancreatiche, mancano dati sulla fattibilità tecnica della RTP robotica (R-RTP) dopo R-PD. Metodi: Presentazione standardizzata di tecnica R-RTP basata su 3 casi clinici. La procedura include: posizionamento paziente e accessi, adesiolisi intraddominale, dissezione ansa digiunale, scheletrizzazione arteria splenica/vena, dissezione margine dorsale pancreatico, dissezione legamenti splenocolicoe gastrosplenico, specimen removal. Analisi retrospettiva di variabili clinicopatologiche e outcomes perioperatori. Risultati: Tempo operatorio medio 332 min (range 277-425), perdita ematica 168 mL (50-254), degenza 13.3 giorni (10-20). Assenza di complicanze postoperatorie e mortalità. Resecazione R0 in tutti i casi; follow-up privo di recidiva. Implicazioni cliniche: R-RTP dopo R-PD appare tecnicamente fattibile con outcomes perioperatori favorevoli grazie all'approccio mini-invasivo e standardizzazione procedurale. Take-home: La pancreatectomia totale del remnant robotica è realizzabile dopo pancreatoduodenectomia robotica con complicanze limitate e risultati oncologici soddisfacenti.

pancreatectomia totale remnantchirurgia robotica pancreaticapancreatoduodenectomia roboticareintervento pancreaticomini-invasiva oncologica

Fujiyama Y, Wakabayashi T, Alomari M, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20042-3 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42401722/
#3 Ann Surg Oncol Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 58

Astrazione visuale ASO: la resezione epatica estesa R1 è giustificata nel colangiocarcinoma intraepatico localmente avanzato? Lo stato linfonodale, non il margine, guida la prognosi

Novità clinica

Lo stato linfonodale, non il margine di resezione R1, determina la prognosi nell'ICC localmente avanzato, riducendo la giustificazione per resezioni epatiche ulteriormente estese in pazienti N+.

Sintesi

Razionale: Nel colangiocarcinoma intraepatico (ICC) localmente avanzato, il valore prognostico della resezione epatica estesa con margini R1 versus R0 rimane controverso, così come il ruolo dello stato linfonodale. Metodi: Analisi retrospettiva di pazienti sottoposti a resezione epatica per ICC localmente avanzato, stratificati per status di margine (R0 vs R1) e coinvolgimento linfonodale (N0 vs N+). Risultati: Lo stato linfonodale (N-status) emerge come determinante prognostico principale indipendente dal margine di resezione. Pazienti N0 mostrano outcome superiori anche con margini R1, mentre N+ determina prognosi infausta indipendentemente da R0/R1. La resezione estesa con R1 non migliora significativamente la sopravvivenza in pazienti N+. Implicazioni cliniche: La stratificazione per linfoadenopatia deve guidare le decisioni terapeutiche più che l'aggressività della resezione epatica. In ICC N+, l'approccio deve enfatizzare chemioterapia neoadiuvante e adiuvante piuttosto che resezioni ulteriormente estese. Take-home: Nello ICC localmente avanzato, il N-status supera il margine di resezione come fattore prognostico; resezioni epatiche estese R1 non sono giustificate routinariamente.

colangiocarcinoma intraepaticoresezione epatica estesamargine R1linfoadenopatiaprognosichirurgia oncologica epatica

Muttillo E, Cherqui D, Chouillard M, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20126-0 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42406213/
#4 J Hepatol Liv 2b · studio di coorte prospettico score 55

Rischio persistente ma decrescente di carcinoma epatocellulare oltre 10 anni di entecavir o tenofovir nell'epatite cronica B: risultati della coorte PAGE-B

Novità clinica

Il calo significativo dell'incidenza di HCC oltre i 10 anni di terapia antivirale non elimina il rischio di sviluppo tumorale, richiedendo sorveglianza ecografica e alpha-fetoproteina persistente anche nei pazienti con CHB ben controllata.

Sintesi

Razionale: I dati a lungo termine (>10 anni) dei pazienti con epatite cronica B (CHB) trattati con analoghi nucleosidici ad alta barriera genetica sono ancora limitati. La coorte PAGE-B valuta incidenza e predittori di eventi avversi epatici nel follow-up prolungato. Metodi: 1644 pazienti caucasici con CHB in terapia con entecavir/tenofovir; 903 seguiti oltre l'anno 10 (media 14±2 anni). Analisi mediante curve di Kaplan-Meier e funzioni di incidenza cumulativa con correzione per eventi competitivi. Risultati: Incidenza cumulativa di HCC a 10 e 15 anni: 10,9% e 13,2%. Tasso di incidenza (IR) HCC: 1,25/100 person-years pre-anno 10 vs 0,55/100 PY post-anno 10 (p<0,001). Mortalità epatica/trapianto: 0,74 vs 0,70/100 PY (p=0,840). HBsAg loss cumulativa 10 e 15 anni: 8,3% e 14,3%; IR: 0,94 vs 1,42/100 PY (p=0,025). Età avanzata, HBeAg basale positivo e trombocitopenia bassa associati a outcome sfavorevoli. Implicazioni cliniche: HCC rimane complicanza principale; survivalance prolungata necessaria anche post-decennio. HBsAg loss aumenta dopo anno 10 ma resta bassa. Take-home: La terapia antivirale prolungata riduce significativamente l'incidenza di HCC post-anno 10, ma la sorveglianza oncologica rimane essenziale in pazienti CHB trattati chronicamente.

epatite cronica Bentecavirtenofovircarcinoma epatocellularefollow-up a lungo termineHBsAg losssopravvivenzaanaloghi nucleosidici

Papatheodoridis G, Dalekos G, Idilman R, et al.

DOI: 10.1016/j.jhep.2026.06.038 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42409322/
#5 J Hepatol Liv 5 · revisione narrativa score 49

Ottimizzazione della strategia di screening per il carcinoma epatico primitivo in stadio precoce

Novità clinica

L'integrazione di marcatori biologici innovativi (cfDNA, microRNA) nelle strategie di screening di routine può migliorare la sensibilità diagnostica per HCC precoci, specialmente in lesioni nodulari borderline <2 cm in pazienti cirrotici.

Sintesi

Razionale: Lo screening efficace dell'HCC in pazienti a rischio (cirrosi, epatite cronica B) rimane cruciale per migliorare la sopravvivenza mediante diagnosi precoce e trattamenti radicali. Metodi: Revisione della letteratura su protocolli di sorveglianza ecografica, dosaggio sierologico (AFP), imaging dinamico (TC/RM) e marcatori emergenti per l'identificazione di noduli sub-centimetrici e lesioni precoci. Risultati: L'ecografia semestrale associata ad AFP rimane lo standard in cirrotici, con sensibilità 60–80% per noduli <2 cm. L'imaging dinamico (wash-in arterioso + wash-out venoso) mantiene specificità >95%. Marcatori molecolari (cfDNA, microRNA) e elastografia monocromatica mostrano promesse nel migliorare l'accuratezza diagnostica in lesioni borderline. Implicazioni cliniche: Personalizzazione dello screening in base al grado di fibrosi, eziologia epatica e profilo di rischio individuale potrebbe incrementare sensibilità senza aumentare falsi positivi. L'integrazione di biomarker non invasivi con imaging tradizionale rappresenta una frontiera emergente. Take-home: Strategie di screening multimodale (ecografia + AFP + marcatori biologici) adattate al profilo di rischio del paziente migliorano la diagnosi precoce di HCC.

screening HCCcarcinoma epatico primitivosorveglianzacirrosi epaticadiagnostica precocealfa-fetoproteinaimaging dinamicobiomarker tumorali

Sandmann L

DOI: 10.1016/j.jhep.2026.06.016 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42409667/
#6 Surg Endosc Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 46

Impatto dell'indice fibrosi-4 sulle complicanze postoperatorie nei pazienti sottoposti a resezione epatica laparoscopica

Novità clinica

FIB-4 preoperatorio dovrebbe essere incorporato nei protocolli di stratificazione del rischio preoperatorio per predire complicanze in pazienti candidati a resezione epatica laparoscopica.

Sintesi

Razionale: Valutare la relazione tra indice FIB-4 preoperatorio e complicanze postoperatorie in pazienti candidati a resezione epatica laparoscopica (LLR) per tumori epatici. Metodi: Analisi retrospettiva di 196 pazienti sottoposti a LLR. Classificazione in gruppo FIB-4 alto (≥2.67) e standard. Confronto delle caratteristiche clinico-patologiche e dell'incidenza di complicanze maggiori postoperatorie con analisi IPTW mediante propensity score per ridurre bias di selezione. Risultati: 92 pazienti (47%) nel gruppo FIB-4 alto, 104 (53%) nel gruppo standard. Complicanze maggiori in 20 pazienti (10%). Marcatori di funzionalità epatica e fibrosi significativamente peggiori nel gruppo alto. Perdita ematica per unità di area di sezione epatica e tempo operatorio significativamente maggiori nel gruppo alto (p=0.009, p=0.004). Incidenza di complicanze maggiori significativamente superiore nel gruppo alto (p=0.009). Differenze persistenti post-aggiustamento IPTW. Implicazioni cliniche: FIB-4 alto rappresenta marcatore predittivo di morbilità intraoperatoria e postoperatoria in LLR, identificando pazienti ad alto rischio. Take-home: FIB-4 preoperatorio >2.67 predice aumentato sanguinamento e complicanze in LLR; utile per stratificazione del rischio preoperatoria.

fibrosi epaticaindice FIB-4resezione epatica laparoscopicacomplicanze postoperatorieinsufficienza epaticachirurgia mini-invasiva

Nitta N, Maehira H, Mori H, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13048-1 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42410061/
#7 Ann Surg Oncol Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 45

Le pratiche di testing del margine del collo pancreatico e i loro outcome dopo pancreatoduodenectomia per adenocarcinoma duttale pancreatico

Novità clinica

L'esame intraoperatorio del margine del collo pancreatico durante PD per PDAC non migliora gli outcome oncologici e non dovrebbe guidare decisioni di allargamento resecativo (completamento con pancreatectomia totale), che risultano associati a peggiore sopravvivenza.

Sintesi

Razionale: Il ruolo dell'esame intraoperatorio con sezione congelata del margine del collo pancreatico (PNM-FS) durante pancreatoduodenectomia (PD) per PDAC nel garantire resezione R0 e il suo impatto su outcome a lungo termine rimane controverso. Metodi: Studio su 403 pazienti sottoposti a PD per PDAC (2018-2023). Outcome primario: sopravvivenza libera da recidiva del collo pancreatico (PN-RFS). Outcome secondari: sopravvivenza libera da recidiva locoregionale (LR-RFS), distante (D-RFS) e globale (OS). Risultati: PNM-FS eseguito in 361 pazienti (89.6%), negativo al primo tentativo in 285 (78.9%). Su 76 positivi, 71 sottoposti a resezione marginale: clearance ottenuta in 49 (69%). PN-RFS mediana significativamente inferiore nei clearati con revisione vs negativi al primo tentativo (16.9 vs 23.1 mesi; p=0.048), paragonabile ai non clearati (16.9 vs 16.0 mesi). LR-RFS e D-RFS non differenti. OS marginalmente superiore nei negativi al primo tentativo (23.9 vs 19.4 vs 16.0 mesi; p=0.049). Sei pazienti con pancreatectomia totale di completamento: quattro recidive distanti, uno locoregionale, due decessi per altre cause. Implicazioni cliniche: PNM-FS rappresenta solo un marcatore prognostico. Il perseguimento del clearance non migliora gli outcome oncologici e la pancreatectomia totale di salvataggio potrebbe associarsi a peggiore OS. Take-home: L'esame intraoperatorio del margine del collo pancreatico è informativo prognosticamente ma non modifica il trattamento né migliora la sopravvivenza oncologica.

pancreatoduodenectomiaadenocarcinoma duttale pancreaticomargine pancreaticosezione congelata intraoperatoriaresezione R0recidiva locoregionalepancreatectomia totale

Woo K, Bennett W, Chang J, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20092-7 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42401726/
#1 Ann Surg Oncol Liv 4 · case series score 64

Pancreatectomia totale dei residui per via robotica dopo pancreatoduo­denectomia robotica (con video)

Novità clinica

La R-RTP dopo R-PD diventa fattibile e riproducibile in centri con expertise robotica, offrendo un'alternativa mini-invasiva alla chirurgia open per il trattamento della malattia pancreatica ricorrente/metacrona nel remnant.

Sintesi

Razionale: La pancreatectomia totale dei residui (RTP) rappresenta un'opzione terapeutica per recidiva locale o neoplasia metacrona pancreatica dopo pancreatoduo­denectomia (PD). Non esistono report su RTP per via robotica (R-RTP) dopo R-PD. Questo studio presenta la tecnica chirurgica standardizzata. Metodi: Descrizione dettagliata della procedura R-RTP: posizionamento paziente e trocar, adesiolisi, dissezionepalpamino-distale, isolamento arteria/vena splenica, scollamento bordo dorsale pancreatico, dissezione legamenti splenocoli e gastrosplenici, asportazione del pezzo. Analisi retrospettiva di 3 casi consecutivi con follow-up clinico-patologico. Risultati: Tempo operatorio medio 332 min (277–425), perdita ematica 168 mL (50–254), degenza postoperatoria 13.3 giorni (10–20). Assenza di complicanze postoperatorie e mortalità perioperatoria. R0 resecazione patologica in tutti i casi; sopravvivenza libera da recidiva al follow-up. Implicazioni cliniche: La R-RTP dopo R-PD è tecnicamente fattibile con profilo di sicurezza favorevole, minimizzando morbilità della chirurgia aperta in pazienti già compromessi. Take-home: R-RTP robotica è una opzione mini-invasiva percorribile per remnant pancreatico con malattia ricorrente/metacrona, riproducibile mediante standardizzazione tecnica.

pancreatectomia totale dei residuipancreatoduo­denectomia roboticachirurgia roboticapancreasrecidiva localeneoplasia metacronamini-invasivaR0 resecazione

Fujiyama Y, Wakabayashi T, Alomari M, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20042-3 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42401722/
#2 Liver Int Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 56

Test Enhanced Liver Fibrosis, FIB-4 e FibroScan: accuratezza prognostica nel mondo reale per MASLD in una coorte controllata con biopsia

Novità clinica

ELF test rappresenta un'alternativa affidabile e non-invasiva per la stratificazione prognostica della fibrosi in MASLD, potenzialmente riducendo necessità di biopsia epatica nelle valutazioni pre-operatorie e nel follow-up oncologico.

Sintesi

Razionale: La fibrosi epatica è determinante prognostica negli eventi epatici correlati (LRE) in pazienti con malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD). Il test Enhanced Liver Fibrosis (ELF) misura marcatori diretti di fibrosi e rappresenta un'alternativa non-invasiva alla biopsia e ad altre metodiche tradizionali. Metodi: Analisi retrospettiva di 289 pazienti MASLD (30,4% femmine, età mediana 49 anni, 28% diabetici tipo 2) dalla coorte PROMETEO. Tutti sottoposti a biopsia epatica, FIB-4, ELF e LSM basali. Outcome primario: sviluppo di LRE (morte correlata, HCC, trapianto, ascite, encefalopatia, sanguinamento varicale). Risultati: Durante follow-up mediano di 64 mesi, 41 pazienti (14,2%) hanno sviluppato LRE. I tassi di evento aumentavano progressivamente per categorie ELF: 1% (ELF <9,8), 27,8% (ELF 9,8-11,3), 72,7% (ELF ≥11,3). ELF ha mostrato discriminazione comparabile allo stadio istologico e LSM, con AUC più elevato complessivamente. Implicazioni cliniche: ELF fornisce stratificazione prognostica per LRE paragonabile a istologia epatica e LSM, supportando la non-inferiorità della metodica. Take-home: ELF emerge come marcatore prognostico non-invasivo affidabile in MASLD; studi prospettici più ampi sono necessari per confermare i risultati e ottimizzare strategie di predizione del rischio.

Enhanced Liver Fibrosis testMASLDfibrosi epaticamarcatori non-invasiviFIB-4FibroScanevents epatici correlatistratificazione prognostica

Liguori A, D'Ambrosio F, Angelini G, et al.

DOI: 10.1111/liv.70774 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42394207/
#3 Gut Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 51

Agonisti del recettore del glucagon-like peptide-1 versus inibitori della dipeptidil peptidasi-4 dopo resezione epatica per carcinoma epatocellulare in pazienti con diabete di tipo 2: uno studio di target trial emulation

Novità clinica

Nei pazienti con HCC e T2D sottoposti a resezione epatica curativa, l'impiego postoperatorio di GLP-1RA rispetto a DPP-4i potrebbe diventare standard terapeutico per ridurre recidiva e mortalità, richiesta conferma prospettica.

Sintesi

Razionale: La recidiva dopo resezione epatica curativa nel carcinoma epatocellulare (HCC) rimane frequente. Non è chiaro se la scelta del trattamento incretinico postoperatorio influenzi gli outcome nei pazienti con diabete di tipo 2 (T2D). Metodi: Target trial emulation da cartelle elettroniche di 36 ospedali cinesi (2014-2023, follow-up fino ottobre 2025). Inclusi adulti con HCC istologicamente confermato, T2D, R0 risecati che hanno iniziato GLP-1RA o DPP-4i entro 90 giorni postoperatori (n=1249: 526 GLP-1RA, 723 DPP-4i). Follow-up mediano 50,8 mesi. Risultati: GLP-1RA vs DPP-4i associato a migliore recurrence-free survival (RFS) (HR causa-specifica 0,80, IC 95% 0,67-0,96; p=0,016) e overall survival (OS) (HR 0,58, IC 95% 0,47-0,71; p<0,001). Analisi per-protocol consistenti. Implicazioni cliniche: I GLP-1RA nel setting postoperatorio di HCC in pazienti T2D potrebbero ridurre recidiva e mortalità rispetto a DPP-4i, possibilmente attraverso effetti antifibrogenici, antiinfiammatori e antitumorali. Take-home: In pazienti diabetici resecati per HCC, iniziare GLP-1RA anziché DPP-4i nel periodo postoperatorio potrebbe migliorare RFS e OS.

glucagon-like peptide-1 receptor agonistsdipeptidyl peptidase-4 inhibitorscarcinoma epatocellulareresezione epaticadiabete di tipo 2recurrence-free survivaloverall survivaltarget trial emulation

Xiang Y, Liu Z, Feng J, et al.

DOI: 10.1136/gutjnl-2026-338462 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42399086/
#4 Updates Surg Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 49

Algoritmi di gestione dei pazienti con lesione iatrogenica delle vie biliari: esperienza di un singolo centro

Novità clinica

Un approccio algoritmo-based strutturato con centralizzazione precoce presso centri HPB specializzati e timing operatorio ottimale riduce significativamente le complicanze (stenosi, fistole) nelle lesioni biliari iatrogeniche rispetto ai dati di letteratura.

Sintesi

Razionale: La lesione iatrogenica delle vie biliari (BDI) rappresenta una complicanza seria con elevata morbidità. Lo studio valuta l'efficacia di algoritmi di gestione strutturati presso un centro epatobiliare specializzato. Metodi: Studio retrospettivo su 142 pazienti con BDI iatrogenica (luglio 2017-gennaio 2024). Algoritmi di gestione basati su punti decisionali intra- e postoperatori (condizioni del paziente, timing della riparazione, riferimento a centri specializzati). Analisi delle complicanze postoperatorie e stenosi anastomotica. Risultati: Età media 46.76±15.03 anni (66.9% donne). Diagnosi intraoperatoria: 26.1%; postoperatoria: 73.9% (dolore addominale, ittero, fistola biliare). Tipo E: 85.7%. ICU: 7.74%. Mortalità perioperatoria: 0%. Lesioni associate: arteria epatica destra 19.7%, lesioni combinate epatica-portale 2.1%. Riparazione prevalente: epaticogiunostomia. Complicanze postoperatorie significativamente inferiori alla letteratura. Outcome simili tra pazienti reoperati e non. Implicazioni cliniche: L'approccio strutturato algoritmo-based, il riferimento precoce a centro specializzato, il timing ottimale e l'epaticogiunostomia riducono complicanze e migliorano gli outcome. Take-home: Centralizzazione presso centri HPB specializzati con algoritmi decisionali strutturati e timing chirurgico ottimale sono cruciali per ridurre morbidità nelle lesioni biliari iatrogeniche.

lesione iatrogenica delle vie biliariepaticogiunostomiaalgoritmi di gestionecomplicanze biliarichirurgia epatobiliarestenosi anastomoticacentralizzazionetiming operatorio

Lashkarizadeh M, Naseri R, Shahrokhi R, et al.

DOI: 10.1007/s13304-026-02716-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397621/
#5 Ann Surg Oncol Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 49

Pratiche di controllo del margine pancreatico e loro risultati dopo pancreatoduodenectomia per adenocarcinoma duttale pancreatico

Novità clinica

Il controllo intraoperatorio del margine pancreatico mediante congelazione non migliora i risultati oncologici e non deve guidare la decisione di estendere la resezione a pancreatectomia totale.

Sintesi

Razionale: Il ruolo del controllo intraoperatorio del margine del collo pancreatico (PNM-FS) mediante congelamento durante pancreatoduodenectomia per PDAC nel garantire resezione R0 e l'impatto sui risultati a lungo termine rimane controverso. Metodi: Pazienti sottoposti a PD per PDAC (2018-2023). Outcome primario: sopravvivenza libera da recidiva del collo pancreatico (PN-RFS). Outcome secondari: sopravvivenza libera da recidiva locoregionale (LR-RFS), libera da recidiva a distanza (D-RFS) e sopravvivenza globale (OS). Risultati: 403 pazienti inclusi. PNM-FS controllato in 361 (89.6%): negativo al primo tentativo in 285 (78.9%), positivo in 76 (71 revisionati, clearance raggiunta in 49 pari al 69%). PN-RFS significativamente più breve nei margini revisionati (16.9 vs 23.1 mesi; p=0.048) rispetto al negativo iniziale, non diverso da non clearati (16.9 vs 16.0 mesi). LR-RFS e D-RFS non differenti. OS marginalmente superiore con PNM-FS negativo iniziale (23.9 vs 19.4 vs 16.0 mesi; p=0.049). 6 pazienti pancreatectomia totale: alta morbilità. Implicazioni cliniche: PNM-FS rappresenta solo marcatore prognostico senza miglioramento di recidiva-free survival. Take-home: Il perseguimento aggressivo della clearance del margine pancreatico non migliora gli outcome oncologici e la pancreatectomia totale associa maggiore morbilità.

pancreatoduodenectomiaadenocarcinoma pancreaticomargine pancreaticofrozen sectionR0 resectionlocoregional recurrencepancreatic neck recurrence

Woo K, Bennett W, Chang J, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20092-7 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42401726/
#6 Ann Surg Oncol Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 49

Effetto della terapia neoadiuvante sulla sopravvivenza globale post-ricaduta dopo resezione curativa del colangiocarcinoma intraepatico

Novità clinica

La terapia neoadiuvante conferisce beneficio oncologico prolungato anche in pazienti con iCCC che sviluppano ricorrenza post-resezione, supportandone l'utilizzo routinario nei candidati alla chirurgia radicale.

Sintesi

Razionale: Il ruolo della terapia neoadiuvante nel colangiocarcinoma intraepatico (iCCC) rimane controverso, specialmente riguardo all'impatto sulla sopravvivenza dopo ricorrenza in pazienti sottoposti a resezione curativa. Metodi: Analisi retrospettiva di coorti di pazienti con iCCC resecato con intento curativo, stratificati secondo esposizione a terapia neoadiuvante (chemioterapia ± radioterapia). Analisi della sopravvivenza globale post-ricaduta (post-recurrence overall survival, PROS) come endpoint primario. Risultati: La terapia neoadiuvante ha mostrato effetto significativo sulla PROS nei pazienti che hanno sviluppato recidiva. I parametri tumorali e di resezione sono stati confondenti analizzati multivariati. Implicazioni cliniche: La terapia neoadiuvante non solo migliora i tassi di resezione R0 e downstaging, ma esercita effetto favorevole sulla sopravvivenza dei pazienti anche in caso di ricorrenza post-resezione, suggerendo un beneficio biologico sistemico prolungato. Take-home: La terapia neoadiuvante dovrebbe essere considerata nel candidati a resezione curativa di iCCC per migliorare outcomes anche nel contesto di ricaduta oncologica.

colangiocarcinoma intraepaticoterapia neoadiuvanteresezione epaticaricaduta tumoralesopravvivenza post-ricadutachemioterapia palliativa

Dong Y, Pereyra D, Podrascanin V, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20100-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42401723/
#7 Ann Surg Oncol Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 44

Sicurezza oncologica della stimolazione ovarica controllata preoperatoria per preservazione della fertilità in donne con carcinoma mammario ER+ positivo

Novità clinica

La COS preoperatoria per preservazione di fertilità in donne con cancro mammario ER+ è oncologicamente sicura e non compromette PFS, anche se causa modesto ritardo nell'avvio di terapia sistemica.

Sintesi

Razionale: La sicurezza oncologica della stimolazione ovarica controllata (COS) preoperatoria in donne con carcinoma mammario in situ ER+ rimane controversa. Questo studio confronta gli esiti oncologici tra donne con ER+ sottoposte a COS preoperatoria, postoperatoria o nessuna COS. Metodi: Studio retrospettivo monocentrico (2014-2024) su 51 donne con ER+ candidabili a oncofertility. Outcome primario: sopravvivenza libera da progressione (PFS). Sottocoorte di pazienti riceventi terapia sistemica neoadiuvante (NST) confrontata con coorte matched per propensity score (età, HER2, stage). Risultati: Mediana follow-up 5,5 anni. PFS a 5 anni simile tra COS preoperatoria (n=32) vs postoperatoria (n=19): 94,1% vs 93,3% (p=0,73). Pazienti con NST e COS preoperatoria (n=30) presentavano ritardo mediano 48 vs 29,5 giorni nell'inizio NST rispetto ai matched (p<0,0001), ma disease-free survival identica: 94,1% vs 93,3% (p=0,15). Implicazioni cliniche: COS preoperatoria non aumenta rischio di progressione o morte in ER+. Ritardo modesto nell'NST non impatta PFS. Supporta sicurezza oncologica della COS per tumori in situ ER+ in giovani donne candidabili a gonadotossici. Take-home: La preservazione della fertilità tramite COS preoperatoria è oncologicamente sicura nel carcinoma mammario ER+ e non ritarda/compromette outcome di sopravvivenza.

stimolazione ovarica controllatapreservazione fertilitàcarcinoma mammario ER+ positivosicurezza oncologicaterapia sistemica neoadiuvantesopravvivenza libera da progressioneoncofertility

Chen J, Peregrin-Alvarez I, Warneke C, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20156-8 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42401727/
#1 Ann Surg Oncol Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 74

La funzione epatica basale predice la sopravvivenza a lungo termine oltre gli esiti perioperatori dopo resezione epatica per carcinoma delle vie biliari

Novità clinica

Lo score APRI+ALBI preoperatorio rappresenta un marcatore prognostico indipendente di sopravvivenza nel BTC resecabile, suggerendo di integrare la valutazione della riserva funzionale epatica nella stratificazione oncologica oltre che perioperatoria.

Sintesi

Razionale: Lo score APRI+ALBI riflette la riserva funzionale epatica ed è utilizzato per stratificare il rischio di insufficienza epatica post-epatectomia (PHLF). Tuttavia, rimane incerto se la funzione epatica basale predica la sopravvivenza a lungo termine nei carcinomi delle vie biliari (BTC). Metodi: Analisi retrospettiva di 616 pazienti sottoposti a resezione epatica curativa per BTC (colangiocarcinoma perihilare, intraepatico, cancro della colecisti) presso Mayo Clinic Rochester (2000-2024). Stratificazione mediante score APRI+ALBI (cutoff: -2.46). Matching 1:1 per tipo tumore, età, sesso e performance status ECOG. Analisi di OS e RFS con metodo Kaplan-Meier e regressione multivariata Cox. Risultati: Score APRI+ALBI elevato associato a sesso maschile, colangiocarcinoma perihilare, epatectomia maggiore, resezione vascolare, linfonodi positivi, stage avanzato. Aumentate complicanze maggiori postoperatorie, PHLF grade B/C, mortalità 90gg. Mediana OS: 39.8 vs 62.9 mesi (p=0.004); RFS: 22.2 vs 27.4 mesi (p=0.019). Differenze persistenti dopo matching; APRI+ALBI predittore indipendente. Implicazioni cliniche: Lo score APRI+ALBI preoperatorio stratifica il rischio non solo perioperatorio ma anche oncologico nel BTC resecabile, supportando una chiara correlazione tra riserva funzionale epatica e outcome di sopravvivenza. Take-home: APRI+ALBI consente una valutazione prognostica integrata perioperatoria e oncologica nei pazienti candidati a resezione curativa per BTC.

APRI+ALBI scorefunzione epatica basalecarcinoma vie biliaricolangiocarcinomaresezione epaticariserva funzionale epaticastratificazione prognosticainsufficienza epatica post-epatectomiasopravvivenza globalericorrenza libera da malattia

Dong Y, Li Z, Pereyra D, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20094-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42390669/
#2 Ann Surg Oncol Liv 4 · case series score 68

Pancreatectomia totale dei residui robotica dopo pancreaticoduodenectomia robotica (con video)

Novità clinica

La pancreatectomia totale dei residui robotica dopo PD rappresenta una nuova tecnica standardizzata fattibile e sicura, espandendo le possibilità di ricancellazione in pazienti selezionati con margini positivi o recidiva locale.

Sintesi

Razionale: La pancreatectomia totale dei residui (RTP) è raramente indicata dopo pancreaticoduodenectomia. Con l'aumento dei programmi robotici pancreatici, si rende necessaria la standardizzazione tecnica della RTP robotica, procedura mai sistematicamente descritta in letteratura. Metodi: Analisi retrospettiva di 3 casi consecutivi di pancreatectomia totale dei residui robotica (R-RTP) dopo R-PD. Descrizione standardizzata dei step tecnici: posizionamento paziente, positioning trocar, adesiolisi intraperitoneale, dissection ansa digiunale, isolamento arteria e vena splenica, dissection margine dorsale pancreatico da retroperitoneo, dissection legamenti splenocolicoe gastrosplenico, specimen removal. Risultati: Tempo operatorio medio 332 min (277-425), perdita ematica 168 mL (50-254), degenza postoperatoria 13.3 giorni (10-20). Assenza di complicanze postoperatorie e mortalità. R0 resection patologico ottenuto in tutti i casi; pazienti vivi senza recidiva. Implicazioni cliniche: La R-RTP rappresenta un'opzione tecnico-fattibile dopo R-PD con outcomes perioperatori favorevoli, riproducibile mediante standardizzazione procedurale. Take-home: La pancreatectomia totale dei residui robotica è fattibile e sicura, con approccio mini-invasivo contribuente al recovery accelerato.

pancreatectomia totale residuichirurgia robotica pancreaticapancreaticoduodenectomiatecnica standardizzatachirurgia mini-invasivaoutcomes perioperatoriresection R0

Fujiyama Y, Wakabayashi T, Alomari M, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20042-3 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42401722/
#3 Liver Int Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 56

Test Enhanced Liver Fibrosis, FIB-4 e FibroScan: accuratezza prognostica nel mondo reale per MASLD in una coorte controllata con biopsia

Novità clinica

ELF test rappresenta un'alternativa non invasiva affidabile a biopsia per la stratificazione del rischio di eventi epatici in pazienti con MASLD, riducendo ricorso a procedure invasive nella pratica clinica oncologica e cirurgica epatica.

Sintesi

Razionale: La fibrosi epatica è determinante per gli eventi epatici correlati (LRE) nei pazienti con malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD). Il test Enhanced Liver Fibrosis (ELF), basato su marcatori di fibrosi diretti, rappresenta un'alternativa non invasiva a biopsia, FIB-4 e elastometria epatica (LSM). Metodi: Analisi retrospettiva di 289 pazienti MASLD da coorte PROMETEO. Al baseline: biopsia epatica, FIB-4, ELF e LSM. Outcome primario: LRE composito (morte epatica correlata, HCC, trapianto, ascite, encefalopatia, sanguinamento varicoso) con follow-up mediano 64 mesi. Risultati: 41 pazienti (14.2%) svilupparono LRE. ELF stratificò efficacemente il rischio: <9.8 (1% LRE), 9.8-11.3 (27.8%), ≥11.3 (72.7%). AUC di ELF comparabile alla stadiazione istologica e LSM, con performance prognostica superiore complessiva. Implicazioni cliniche: ELF fornisce stratificazione prognostica non inferiore a biopsia e LSM, evitando procedure invasive e riducendo costi. Take-home: ELF test è promettente per stratificazione prognostica in MASLD, ma necessita studi prospettici di maggiori dimensioni per confermare non-inferiorità definitiva.

Enhanced Liver Fibrosis testMASLDfibrosi epaticaFIB-4FibroScanelastometriabiopsia epaticamarcatori non invasivieventi epatici correlatistratificazione prognostica

Liguori A, D'Ambrosio F, Angelini G, et al.

DOI: 10.1111/liv.70774 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42394207/
#4 Ann Surg Oncol Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 55

Le pratiche di testing del margine pancreatico cervicale e i loro esiti dopo pancreaticoduodenectomia per adenocarcinoma duttale pancreatico

Novità clinica

Non perseguire aggressivamente il clearance del margine pancreatico cervicale in caso di positività alla congelazione intraoperatoria, poiché non migliora gli outcome e la pancreatectomia di completamento può compromettere la sobrevvivenza complessiva.

Sintesi

Razionale: Il ruolo dell'esame del margine pancreatico cervicale (PNM) con congelazione intraoperatoria durante pancreaticoduodenectomia per PDAC nel garantire resezione R0 e l'impatto su outcome a lungo termine rimane controverso. Metodi: Analisi retrospettiva di 403 pazienti sottoposti a PD per PDAC (2018–2023). Outcome primario: pancreatic neck recurrence-free survival (PN-RFS). Outcome secondari: locoregional RFS, distant RFS, overall survival. Risultati: PNM-FS eseguito in 361 pazienti (89.6%): negativo al primo prelievo in 285 (78.9%); 76 pazienti positivi, 71 rivisti con clearance in 49 (69%). PN-RFS nei pazienti con margine clearato dopo revisione risultava significativamente inferiore rispetto a negativi al primo tentativo (16.9 vs 23.1 mesi; p=0.048) ma non differente da margini non clearati. LR-RFS e D-RFS non differivano tra i gruppi. OS marginalmente superiore nei negativi al primo tentativo (23.9 vs 19.4 vs 16.0 mesi; p=0.049). Sei pazienti underwent pancreatectomia totale di completamento con esiti sfavorevoli. Implicazioni cliniche: PNM-FS è solo marcatore prognostico; il perseguimento del clearance non migliora la sobrevvivenza RFS né OS. La pancreatectomia di completamento associata a OS inferiore. Take-home: PNM-FS positivo riflette biologia tumorale aggressiva piuttosto che rappresentare un'opportunità di intervento migliorativo.

pancreaticoduodenectomiamargine pancreatico cervicalecongelazione intraoperatoriaadenocarcinoma duttale pancreaticoresezione R0recidiva localepancreatectomia di completamento

Woo K, Bennett W, Chang J, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20092-7 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42401726/
#5 Ann Surg Oncol Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 55

ASO Riassunto Visivo: Effetto della terapia neoadiuvante sulla sopravvivenza globale post-ricorrenza dopo resezione curativa del colangiocarcinoma intraepatico

Novità clinica

La terapia neoadiuvante preoperatoria nel colangiocarcinoma intraepatico resecabile potrebbe migliorare non solo il controllo locale ma anche la sopravvivenza globale nei pazienti che sviluppano ricorrenza.

Sintesi

Razionale: Il colangiocarcinoma intraepatico (ICC) presenta elevati tassi di recidiva anche dopo resezione R0. Il ruolo della terapia neoadiuvante (NAT) sulla sopravvivenza globale post-ricorrenza rimane poco definito. Metodi: Analisi retrospettiva di pazienti sottoposti a resezione curativa per ICC. Confronto tra coorte NAT e non-NAT, stratificati per stadio e fattori prognostici. Risultati: La NAT modifica il pattern di ricorrenza e potenzialmente migliora la sopravvivenza globale post-ricorrenza, con effetti specifici nelle diverse sottopopolazioni di pazienti. Implicazioni cliniche: La terapia neoadiuvante non solo riduce il rischio di recidiva locoregionale, ma influenza favorevolmente la storia naturale post-ricorrenza e potenzialmente la candidabilità a trattamenti di salvataggio. Take-home: La NAT pre-operatoria nel cCa ICC selezionato potrebbe migliorare outcomes globali anche attraverso meccanismi di controllo biologico post-ricorrenza.

colangiocarcinoma intraepaticoterapia neoadiuvanteresezione epaticasopravvivenza post-ricorrenzaoncologia epato-bilio-pancreatica

Dong Y, Pereyra D, Podrascanin V, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20100-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42401723/
#6 Gut Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 54

Agonisti del recettore del glucagon-like peptide-1 versus inibitori della dipeptidil peptidasi-4 dopo resezione epatica per carcinoma epatocellulare in pazienti con diabete di tipo 2: uno studio di emulazione di trial target

Novità clinica

GLP-1RA postoperatori riducono significativamente recidiva e mortalità rispetto a DPP-4i dopo resezione curativa di HCC in diabetici tipo 2, suggerendo preferenza nell'algoritmo di controllo glicemico perioperatorio.

Sintesi

Razionale: La recidiva rimane frequente dopo resezione curativa di HCC. Non è chiaro se la scelta del trattamento incretinico postoperatorio influenzi gli esiti nei pazienti diabetici tipo 2. Metodi: Emulazione di trial target su dati EMR di 36 ospedali cinesi (2014–2023). Pazienti con HCC istologicamente confermato, diabete tipo 2, resezione R0 e inizio GLP-1RA o DPP-4i entro 90 giorni postoperatori. Endpoint primario: recurrence-free survival (RFS); secondario: overall survival (OS). Risultati: Su 42.855 pazienti con HCC e diabete tipo 2 sottoposti a resezione, 1.249 inclusi (723 DPP-4i, 526 GLP-1RA). Follow-up mediano 50,8 mesi. GLP-1RA vs DPP-4i: RFS più lunga (HR 0,80, IC95% 0,67–0,96; p=0,016) e OS più lunga (HR 0,58, IC95% 0,47–0,71; p<0,001). Implicazioni cliniche: GLP-1RA postoperatori mostrano beneficio su recidiva e sopravvivenza vs DPP-4i in HCC resecato con diabete concomitante. Take-home: Considerare GLP-1RA come agenti di controllo glicemico preferenziali nel periodo postoperatorio HCC.

carcinoma epatocellulareresezione epaticaGLP-1 agonistiDPP-4 inibitoridiabete tipo 2recidivasopravvivenzatrial target emulation

Xiang Y, Liu Z, Feng J, et al.

DOI: 10.1136/gutjnl-2026-338462 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42399086/
#7 Updates Surg Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 52

Algoritmi di gestione dei pazienti con lesione iatrogenica delle vie biliari: esperienza di un singolo centro

Novità clinica

L'adozione di algoritmi decisionali strutturati e il referral precoce a centri specializzati riducono le stricture anastomotiche rispetto ai dati di letteratura, dimostrando che il timing ottimale dell'intervento è cruciale per il successo.

Sintesi

Razionale: La lesione iatrogenica delle vie biliari (BDI) rappresenta una complicanza grave con elevata morbidità. Lo studio valuta l'efficacia di algoritmi di gestione strutturati presso un centro terziario. Metodi: Analisi retrospettiva di 142 pazienti con BDI diagnosticata tra luglio 2017 e gennaio 2024. Sviluppo di algoritmi decisionali basati su timing (intra/postoperatorio), condizioni cliniche e referral a centri specializzati. Risultati: Età media 46,76±15,03 anni (66,9% donne); 26,1% diagnosi intraoperatoria; 85,7% lesioni tipo E. Lesioni vascolari associate: arteria epatica destra 19,7%, lesioni combinate epatica-portale 2,1% (3 epatectomie, 1 trapianto). Ammissioni ICU 7,74%; zero mortalità perioperatoria. Hepaticojejunostomia prevalente; complicanze anastomotiche significativamente inferiori alla letteratura. Nessuna differenza negli outcome a lungo termine tra pazienti reoperati vs primaria. Implicazioni cliniche: L'approccio algoritmico strutturato, referral precoce a centri epatobiliari specializzati e timing ottimale dell'intervento riducono significativamente complicanze postoperatorie. Take-home: La gestione centralizzata e tempestiva delle BDI con hepaticojejunostomia garantisce risultati favorevoli anche nei reinterventi.

lesione iatrogenica vie biliarihepaticojejunostomiacomplicanze biliarialgoritmi di gestionechirurgia hepato-biliarestricture anastomotichedanno vascolico associato

Lashkarizadeh M, Naseri R, Shahrokhi R, et al.

DOI: 10.1007/s13304-026-02716-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397621/
#1 Ann Surg Oncol Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 77

La funzione epatica basale predice la sopravvivenza a lungo termine oltre i risultati perioperatori dopo resezione epatica per tumore delle vie biliari

Novità clinica

Lo score APRI+ALBI preoperatorio, già utilizzato per predire PHLF, emerge come fattore prognostico indipendente di sopravvivenza oncologica nel BTC, suggerendo di considerarlo nella stratificazione del rischio chirurgico e nella counselling preoperatoria.

Sintesi

Razionale: Lo score APRI+ALBI riflette la riserva funzionale epatica ed è utilizzato per stratificare il rischio di insufficienza epatica post-resezione (PHLF). Non è ancora chiarito se la funzione epatica basale predice la sopravvivenza a lungo termine nel carcinoma delle vie biliari (BTC). Metodi: Analisi retrospettiva di 616 pazienti sottoposti a resezione epatica curativa per BTC (colangiocarcinoma periilaree, intraepatico o cancro della colecisti) presso Mayo Clinic (2000-2024). Stratificazione secondo cutoff APRI+ALBI (≥ vs < -2.46); matching 1:1 per tipo tumorale, età, sesso e performance status. Risultati: Scores APRI+ALBI elevati associati a epatectomia maggiore, resezione vascolare, positività linfonodale e stadio avanzato. Complicanze maggiori, PHLF B/C e mortalità 90gg significativamente più elevate nel gruppo ad alto score. OS mediana: 39,8 vs 62,9 mesi (p=0,004); RFS: 22,2 vs 27,4 mesi (p=0,019). Associazioni persistenti dopo matching; APRI+ALBI indipendente predittore alla regressione multivariata. Implicazioni cliniche: La riserva funzionale epatica basale influenza outcome oncologici a lungo termine indipendentemente da complicanze perioperatorie. Take-home: APRI+ALBI preoperatorio stratifica il rischio di sopravvivenza nel BTC oltre il rischio perioperatorio di PHLF.

APRI+ALBIriserva funzionale epaticacarcinoma vie biliaricolangiocarcinomaresezione epaticasopravvivenza globaleinsufficienza epatica post-resezionestratificazione del rischio

Dong Y, Li Z, Pereyra D, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20094-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42390669/
#2 Surg Endosc Liv 4 · case series score 64

Fattibilità e sicurezza perioperatoria della resezione epatica robotica con sistema da Vinci SP: serie di casi iniziale da centro singolo

Novità clinica

Conferma la fattibilità e sicurezza della resezione epatica robotica con da Vinci SP in pazienti selezionati, suggerendo un nuovo strumento potenzialmente superiore per la chirurgia epato-biliare mini-invasiva, sebbene siano necessari studi prospettici multicentrici per validazione clinica.

Sintesi

Razionale: L'evidenza clinica per la resezione epatica robotica (RLR) con sistema da Vinci SP™ rimane limitata, specialmente riguardo gli outcome perioperatori durante l'implementazione iniziale. Studio retrospettivo monocentrico su RLR con da Vinci SP, prevalentemente con approccio single-port-plus-one. Metodi: 20 pazienti consecutivi sottoposti a RLR con da Vinci SP (ottobre 2024-dicembre 2025). Endpoint di sicurezza: conversione, trasfusione intraoperatoria, complicanze maggiori (Clavien-Dindo ≥IIIa), fistola biliare, insufficienza epatica post-epatectomia (PHLF), emorragia post-epatectomia (PHH), riospedalizzazione, mortalità a 30 giorni. Risultati: Età mediana 74 anni, dimensione tumorale 1,9 cm, Iwate score 5. Approccio SP-plus-one in 17 casi, vero SP in 3. Resezione anatomica in 8 pazienti (4 emihepatectomie). Zero conversioni, zero trasfusioni intraoperatorie. Una complicanza maggiore (sanguinamento ulcera duodenale controllato endoscopicamente). Nessun caso di fistola biliare, PHLF, PHH, riospedalizzazione, morte. Tempo operatorio mediano 283 min, perdita ematica 33 mL, degenza 7,5 giorni. R0 in tutti i casi maligni. Implicazioni cliniche: RLR con da Vinci SP è fattibile in pazienti selezionati senza aumento apparente del rischio perioperatorio. Take-home: Studio descrittivo ipotesi-generante; necessari studi prospettici multicentrici per definire il valore clinico e il ruolo ottimale del da Vinci SP in chirurgia epato-biliare.

resezione epatica roboticada Vinci SPchirurgia mini-invasivasingle-portfattibilitàsicurezza perioperatoriaoutcome epatici

Murakami T, Imamura M, Okuya K, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13055-2 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42387007/
#3 Gut Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 58

Agonisti del recettore del glucagon-like peptide-1 versus inibitori della dipeptidil peptidasi-4 dopo resezione epatica per carcinoma epatocellulare in pazienti con diabete di tipo 2: uno studio di target trial emulation

Novità clinica

Nei pazienti diabetici operati per HCC, l'uso postoperatorio di GLP-1RA riduce la recidiva e prolunga la sopravvivenza rispetto ai DPP-4i, suggerendo un cambio nella pratica gestionale del diabete in questo contesto oncologico.

Sintesi

Razionale: La recidiva dopo resezione con intento curativo nel carcinoma epatocellulare rimane frequente. Non è noto se la scelta del trattamento incretinico postoperatorio influenzi gli outcome nei pazienti con diabete di tipo 2. Metodi: Target trial emulation con dati da 36 ospedali cinesi (2014–2023). Pazienti con HCC istologicamente confermato, diabete di tipo 2, resezione R0 e inizio di GLP-1RA o DPP-4i entro 90 giorni postoperatori. Analisi intention-to-treat pesata con follow-up mediano di 50,8 mesi. Outcome primario: recurrence-free survival (RFS); secondario: overall survival (OS). Risultati: Su 42.855 pazienti con HCC e diabete, 1.249 inclusi (723 DPP-4i, 526 GLP-1RA). GLP-1RA vs DPP-4i associato a RFS più lunga (HR cause-specific 0,80, p=0,016) e OS superiore (HR 0,58, p<0,001). Analisi per-protocol coerenti direzionalmente. Implicazioni cliniche: I GLP-1RA postoperatori potrebbero ridurre recidiva e mortalità in HCC con diabete di tipo 2. Effetti pleiotropici su infiammazione, fibrosi e metabolismo glucidico rilevanti. Take-home: GLP-1RA preferibile a DPP-4i nel trattamento postoperatorio diabetici dopo resezione HCC, con potenziale beneficio su RFS e OS.

carcinoma epatocellulareresezione epaticaagonisti GLP-1inibitori DPP-4diabete di tipo 2recidivasopravvivenzatarget trial emulation

Xiang Y, Liu Z, Feng J, et al.

DOI: 10.1136/gutjnl-2026-338462 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42399086/
#4 Updates Surg Liv 4 · studio di coorte retrospettivo score 56

Algoritmi di gestione dei pazienti con lesione iatrogenica delle vie biliari: esperienza di un centro singolo

Novità clinica

Un approccio algoritmico standardizzato con timing ottimale di intervento e referral precoce a centri specializzati riduce significativamente le stenosi anastomotiche e le complicanze nelle lesioni biliari iatrogeniche.

Sintesi

Razionale: La lesione iatrogenica delle vie biliari (BDI) rappresenta una complicanza seria con elevata morbilità. Lo studio valuta l'efficacia di algoritmi decisionali standardizzati per la gestione delle BDI in un centro di riferimento terziario. Metodi: Studio retrospettivo su 142 pazienti con BDI iatrogenica (luglio 2017-gennaio 2024). Algoritmi sviluppati su punti decisionali intra- e postoperatori, timing di riparazione e referral a centri specializzati. Analisi delle complicanze postoperatorie e stenosi anastomotiche. Risultati: Età media 46,76±15,03 anni (66,9% donne). Il 26,1% diagnosticato intraoperatoriamente; maggioranza postoperatoria (dolore, ittero, fistola biliare). Lesioni tipo E 85,7%. ICU 7,74%; zero mortalità perioperatoria. Lesioni associate: arteria epatica destra 19,7%, lesioni combinate epatico-portali 2,1% (3 epatectomie, 1 trapianto). Complicanze postoperatorie e stenosi inferiori alla letteratura. Epaticogiunostomia il metodo prevalente; outcome favorevoli anche nei riosperati, senza differenze significative tra riparazioni primarie e secondarie. Implicazioni cliniche: L'approccio strutturato basato su algoritmi decisionali, il timing ottimale dell'intervento e la referral precoce a centri specializzati sono determinanti per ridurre complicanze e migliorare gli outcome. Take-home: La gestione algoritmica standardizzata e il timing chirurgico ottimale riducono significativamente le complicanze anastomotiche nelle lesioni biliari iatrogeniche.

lesione iatrogenica vie biliariepaticogiunostomiastenosi anastomoticaalgoritmi decisionalicomplicanze biliarilesioni associate vascolaritiming chirurgico

Lashkarizadeh M, Naseri R, Shahrokhi R, et al.

DOI: 10.1007/s13304-026-02716-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397621/
#5 Liver Int Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 56

Test Enhanced Liver Fibrosis, FIB-4 e FibroScan: accuratezza prognostica nel mondo reale per MASLD in una coorte controllata da biopsia

Novità clinica

ELF test rappresenta alternativa non-invasiva affidabile a biopsia epatica per stratificazione prognostica del rischio in pazienti MASLD, con potenziale impatto nella selezione pre-operatoria e follow-up post-resezione epatica.

Sintesi

Razionale: La fibrosi epatica è determinante prognostico maggiore negli eventi epatici correlati (LRE) in pazienti con malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD). Il test Enhanced Liver Fibrosis (ELF), che misura marcatori diretti di fibrosi, rappresenta alternativa non-invasiva a biopsia, FIB-4 e elastografia transiente (LSM). Metodi: Analisi retrospettiva di 289 pazienti MASLD dalla coorte PROMETEO con biopsia epatica basale, FIB-4, ELF e LSM. Outcome primario: LRE (morte epatica-correlata, HCC, trapianto, ascite, encefalopatia, sanguinamento variceal). Risultati: Follow-up mediano 64 mesi; 41 pazienti (14.2%) hanno sviluppato LRE. Tassi di evento per categorie ELF: 1% (ELF<9.8), 27.8% (9.8-11.3), 72.7% (≥11.3). ELF ha dimostrato discriminazione comparabile alla fibrosi istologica e LSM, con AUC più elevato complessivamente. Implicazioni cliniche: ELF fornisce stratificazione prognostica non-inferiore rispetto istologia e LSM in MASLD biopsia-provata, riducendo necessità di procedure invasive. Take-home: ELF test è strumento prognostico valido e comparabile ai metodi tradizionali per stratificazione del rischio di eventi epatici in MASLD.

Enhanced Liver Fibrosis testMASLDfibrosi epaticanon-invasivoFIB-4FibroScanelastografia transienteprognosieventi epatici correlati

Liguori A, D'Ambrosio F, Angelini G, et al.

DOI: 10.1111/liv.70774 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42394207/
#6 Liver Int Liv 5 · revisione narrativa score 49

Strategie terapeutiche emergenti basate su immunità nel carcinoma epatico

Novità clinica

L'identificazione di nuovi pathway immunologici (TIGIT, Tim-3) e terapie cellulari mirate (anti-glypican-3, strategie NK) consente di superare la resistenza immunitaria in HCC e personalizzare il trattamento mediante biomarker.

Sintesi

Razionale: L'HCC rimane una delle principali cause di mortalità oncologica nonostante i progressi nella terapia sistemica. Gli inibitori dei checkpoint immunitari hanno ampliato le opzioni terapeutiche, ma risposte durature si osservano solo in un sottogruppo di pazienti, principalmente a causa del complesso microambiente immunitario epatico e della soppressione immunitaria tumorale. Metodi: Revisione della letteratura su strategie emergenti di immunoterapia per HCC, con focus su nuovi checkpoint immunologici, terapie cellulari mirate e approcci basati su biopsia liquida. Risultati: L'epatite virale cronica e le malattie metaboliche del fegato modellano profondamente la regolazione immunitaria. La disfunzione delle cellule T e NK è mediata da riprogrammazione metabolica e rimodellamento stromale. Il microambiente tumorale contiene componenti immunosoppressive (macrofagi associati al tumore, cellule mieloidi soppressorie, cellule T regolatorie, ligandi inibitori come HLA-G) che facilitano l'escape immunitario. Implicazioni cliniche: Emergono checkpoint alternativi (TIGIT, Tim-3), terapie cellulari anti-glypican-3, anticorpi bispecifici e strategie basate su cellule NK. La biopsia liquida consente monitoraggio del trattamento e sviluppo di biomarker. Take-home: La stratificazione paziente guidata da biomarker e le strategie terapeutiche integrate sono essenziali per migliorare l'efficacia dell'immunoterapia in HCC.

carcinoma epaticoimmunoterapiainibitori checkpointTIGITTim-3microambiente tumoralecellule NKglypican-3biopsia liquidabiomarkercellule T regolatorieimmunosoppressione

Kah J, Dammermann W, Lueth S

DOI: 10.1111/liv.70773 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42387819/
#7 Ann Surg Oncol Liv 2b · studio di coorte prospettico score 49

Prehabilitation multimodale e outcomes dopo chirurgia del cancro gastroesofageo: studio di coorte su complicanze polmonari e resilienza agli eventi postoperatori maggiori

Novità clinica

La prehabilitation multimodale strutturata riduce significativamente le complicanze postoperatorie nel cancro esofago-gastrico indipendentemente dall'approccio chirurgico (laparoscopico vs open), suggerendo di integrarla sistematicamente nei percorsi perioperatori oncologici.

Sintesi

Razionale: La chirurgia del cancro esofago-gastrico determina elevata morbilità. La prehabilitation (ottimizzazione preoperatoria fisica, nutrizionale, psicologica) potrebbe ridurre le complicanze postoperatorie. Metodi: Studio monocentrico osservazionale (2017-2024) su pazienti con cancro esofago-gastrico candidati a resezione curativa. Confronto tra coorte con prehabilitation multimodale (ottimizzazione medica, fisica, nutrizionale, psicologica) e controlli. Endpoint primario: complicanze respiratorie postoperatorie. Endpoint secondari: altre complicanze e outcomes allied health. Risultati: 164 partecipanti (controllo n=121, prehabilitation n=43). Il gruppo prehabilitation ricevette più chirurgie mini-invasive. La prehabilitation ridusse significativamente complicanze respiratorie (20.9% vs 43.8%, p=0.010), cardiache (7.0% vs 22.3%, p=0.037), epatiche (0% vs 9.1%, p=0.031) e renali (0% vs 9.9%, p=0.037). Diminuì degenza ICU (mediana 1 vs 1 giorno, p=0.005) e ospedaliera (11 vs 14 giorni, p<0.001). Incrementò chemioterapia adiuvante (80.6% vs 51.0%, p=0.004). La prehabilitation, non la tecnica chirurgica, predisse indipendentemente gli outcomes. Implicazioni cliniche: La prehabilitation multimodale è fattore protettivo indipendente dalle tecniche chirurgiche mini-invasive, riducendo significativamente morbilità postoperatoria nel cancro esofago-gastrico. Take-home: Integrare prehabilitation strutturata nei percorsi perioperatori della chirurgia gastroesofagea oncologica per ridurre complicanze organiche e ottimizzare tolleranza ai trattamenti adiuvanti.

prehabilitationcancro gastroesofageocomplicanze postoperatorieottimizzazione preoperatoriaresilienza perioperatoriarecupero velocechirurgia oncologica gastrica

Liu D, Le K, Cacic J, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-19934-1 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42387114/

Chirurgia della parete addominale

Sabato 4 luglio – Sabato 11 luglio · 8 sessioni · 56 articoli

#1 Surgery Liv 1a · meta-analisi score 67

Outcomes comparativi di mesh biologica versus sintetica nella riparazione erniaria inguinale: una revisione sistematica e meta-analisi

Novità clinica

Conferma mesh sintetica come standard in elezione per ernia inguinale; biologica giustificata solo in contamination-prone environments o pazienti ad alto rischio infettivo specifico.

Sintesi

Razionale: La scelta tra mesh biologica e sintetica nella chirurgia erniaria inguinale rimane controversa. Una sintesi metodologica delle evidenze comparative è necessaria per guidare la selezione del materiale protesico. Metodi: Revisione sistematica e meta-analisi di studi comparativi (RCT e coorte) valutanti mesh biologica versus sintetica in riparazione erniaria inguinale primaria e ricorrente, analizzando tassi di ricorrenza, infezione/seroma, dolore cronico, costo e morbilità. Risultati: La meta-analisi sintetizza i dati su recidiva, complicanze infettive, dolore postoperatorio persistente e outcomes funzionali. Mesh sintetica mostra tassi di ricorrenza inferiori a follow-up medio-lungo termine; mesh biologica presenta possibili vantaggi in scenari infetti o ad alto rischio, ma con costi maggiori e profilo di ricorrenza sfavorevole in uso standard. Implicazioni cliniche: La selezione del materiale deve considerare: setting chirurgico (pulito vs contaminato), fattori paziente (immunosoppressione, infezione cutanea), preferenza per tensione-free, training del chirurgo e analisi costo-efficacia. Take-home: Mesh sintetica rimane gold-standard in ernia inguinale elettiva; biologica riservata a contaminazione moderata/severa o pazienti selezionati.

mesh biologicamesh sinteticaernia inguinalericorrenzacomplicanze infettivemeta-analisioutcome comparativi

Liu B, Guo R, Cao X, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110392
#2 Surgery Liv 5 · revisione narrativa score 67

Differenze critiche tra gli stakeholder nelle definizioni di successo dopo riparazione di ernia inguinale nell'anziano

Novità clinica

Implementare colloquio pre-operatorio strutturato con anziani e caregiver per allineare esplicitamente gli outcome attesi tra chirurgo e paziente, oltre la semplice riduzione della recidiva.

Sintesi

Razionale: La riparazione dell'ernia inguinale nell'anziano rappresenta una sfida multidimensionale. Chirurghi, pazienti e caregiver spesso definiscono il "successo" secondo parametri differenti, creando potenziale disallineamento tra outcome attesi e percezione clinica. Metodi: Analisi qualitativa delle prospettive di molteplici stakeholder (chirurghi, pazienti anziani, familiari) riguardanti gli outcome prioritari della riparazione erniaria. Risultati: Emerge una dicotomia significativa: i chirurghi enfatizzano la riduzione della recidiva e la morbilità perioperatoria; i pazienti anziani priorizzano il mantenimento della funzionalità, la riduzione del dolore cronico e l'autonomia; i caregiver sottolineano la ripresa funzionale rapida e la sostenibilità assistenziale. Implicazioni cliniche: Necessità di approccio shared decision-making strutturato pre-operatorio, con definizione esplicita dei goal funzionali e realistici per ogni paziente. La valutazione multidimensionale geriatrica (ADL, IADL, fragilità) deve guidare la strategia operatoria. Take-home: La concordanza tra stakeholder sui goal del trattamento è prerequisito indispensabile per ottimizzare outcome percepiti e soddisfazione nell'anziano.

ernia inguinaleanzianoshared decision-makingoutcome geriatricodefinizione di successostakeholder alignment

Thornton M, Cher B, Macdonald C, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110253
#3 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 66

Risultati a lungo termine della riparazione robotica della parete addominale con mesh intraoperitoneale (IPOM) versus tecnica totalmente extraperitoneale con visione potenziata (eTEP): analisi matched per propensity score

Novità clinica

La tecnica r-IPOM offre vantaggi operativi (tempi, degenza, drenaggio) e riduce il bulging auto-riferito rispetto a r-eTEP nelle ernie ventrali piccole (<7 cm), senza compromettere i tassi di recidiva clinica, supportando l'approccio IPOM per difetti selezionati.

Sintesi

Razionale: Le tecniche robotiche consentono approcci sia intraperitoneali che extraperitoneali minimamente invasivi nella riparazione erniaria ventrale (VHR). Mancano confronti robusti a lungo termine tra IPOM robotica (r-IPOM) e eTEP robotica (r-eTEP). Metodi: Query del database ACHQC per pazienti sottoposti a VHR elettiva con difetti ≤7 cm e mesh sintetica permanente, con chiusura fasciale. Criteri di esclusione: follow-up <3 anni, stoma, procedure concomitanti. Analisi con propensity score matching su variabili predefinite. Risultati: 504 pazienti identificati; dopo PSM, 183 r-IPOM matched con 183 r-eTEP. r-IPOM: ernie più piccole (3 vs 5 cm), mesh minore (12×15 vs 17×25 cm), minor drenaggio (1% vs 15%), meno riaperture (2 vs 12), zero TAM releases (vs 28%), tempi chirurgici inferiori (33% vs 81% ≥2h), degenza ridotta (0 vs 1 gg). Nessuna differenza in complicanze da ferita o recidiva clinico-radiografica; più bulging auto-riferito in eTEP a 3-5 anni. QoL erniaria simile. Implicazioni cliniche: eTEP presenta maggior bulging e riaperture vs r-IPOM senza ridurre recidiva clinica. Significato clinico incerto, richiede valutazione prospettica robusta. Take-home: r-IPOM mostra vantaggio operativo e funzionale vs r-eTEP per ernie ventrali piccole, sebbene eTEP non dimostri aumentato rischio recidivante vero.

riparazione erniaria ventrale roboticaIPOM intraoperitonealeeTEP extraperitonealepropensity score matchingrisultati a lungo terminemesh sinteticabulging erniariochirurgia minimamente invasiva

Carvalho A, Schmidt E, Bennett W, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13122-8 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42429785/
#4 Hernia Liv 2a · revisione sistematica score 59

Risultati clinici nella ricostruzione di parete addominale con lembi autologhi: una revisione sistematica

Novità clinica

La selezione del lembo autologico deve essere guidata primariamente dalla composizione anatomica del difetto (fasciale vs composito) piuttosto che dalla sola dimensione, con lembi peduncolati efficaci per difetti medi ed erniaria, e lembi liberi riservati a difetti complessi/grandi o oncologici.

Sintesi

Razionale: I difetti complessi di parete addominale richiedono ripristino della continuità fasciale associato a copertura dei tessuti molli durevole, protezione viscerale e talora riparazione funzionale. Il ruolo complessivo della ricostruzione autologa con lembi non è stato ancora definitivamente stabilito su tutte le tipologie di difetto. Metodi: Revisione sistematica PRISMA su banche dati principali (PubMed, Embase, Scopus, Web of Science, Cochrane) da inizio 2026, includendo studi su ricostruzione autologa di parete addominale nell'adulto. Analisi descrittiva data l'eterogeneità sostanziale. Risultati: 172 studi, 4.421 pazienti. Lembi peduncolati predominanti (92,6%), liberi 3,3%, approcci misti 4,1%. Indicazioni: patologia erniaria 84,8%, malignità 10,6%. Lembi più frequenti: antero-laterale della coscia, tensore della fascia lata, rettale, latissimo. Scelta lembo guidata dal difetto: tecniche fascia-bearing e turnover per ernie strutturali; lembi compositi per difetti oncologici, fistolizzati, traumatici o full-thickness. Complicanze a breve termine: sieroma, infezione, deiscenza. Bassi tassi di fallimento lembo e ricorrenza erniaria. Implicazioni cliniche: I lembi liberi usati per difetti maggiori (media 401 cm² vs 250 cm²), sebbene i range si sovrappongono. Take-home: La ricostruzione autologa è duratura e versatile per difetti complessi; la strategia deve orientarsi dalla composizione del difetto.

ricostruzione parete addominalelembi autologhilembi peduncolatilembi liberiernia complessadifetti fascialicomplicanze chirurgicherisultati a lungo termine

Hadjiandreou M, Kim S, Kiew C, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03787-4 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42423831/
#5 Surg Endosc Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 56

Risultati a lungo termine della riparazione parastomica con mesh onlay open locale e revisione della stomia

Novità clinica

La riparazione parastomica con mesh onlay open mostra tassi di recidiva significativi (34.5%); BPCO/asma e storia di ernia ricorrente sono predittori di fallimento indipendenti che devono guidare la selezione del paziente e la scelta della tecnica alternativa.

Sintesi

Razionale: L'ernia parastomica è una complicanza frequente dopo creazione di stomia; la recidiva dopo riparazione rimane un problema clinico maggiore. I dati a lungo termine sulla riparazione con mesh onlay open locale e revisione della stomia (OLOMPHROR) sono limitati. Metodi: Studio retrospettivo di coorte consecutiva (2014-2025) presso centro accademico singolo. Analizzati dati demografici, comorbidità, caratteristiche erniarie, dettagli operatori. Outcome primario: recidiva erniaria parastomica (clinica o radiografica). Outcome secondari: complicanze a 30 giorni, rinterventiti. Analisi time-to-recurrence mediante Kaplan-Meier e regressione Cox multivariata. Risultati: 113 pazienti (età media 61.4±17.5 anni, BMI 28.9±6.0); 60 (53.1%) con ernia parastomica ricorrente. Follow-up completo (media 69.0±34.9 mesi). Recidiva in 39 pazienti (34.5%) a 24.5±19.9 mesi; 61.5% confermata a TC. Recidiva più frequente in ricorrenti vs primarie (45.0% vs 22.6%). Fattori indipendenti di ricorrenza precoce: BPCO/asma (HR 2.67, p=0.036), ernia ricorrente basale (HR 2.40, p=0.015); cancro pregrasso protettivo (HR 0.28, p=0.005). Fumo associato a SSI/ascesso (OR>11). 44.2% rinterventiti. Implicazioni cliniche: La tecnica open onlay mostra recidiva 34.5% e rinterventito 44.2% a lungo termine. BPCO/asma ed ernia ricorrente sono fattori di alto rischio. Nessun fattore tecnico indipendentemente predittivo. Take-home: Necessaria selezione attenta dei candidati; considerare strategie alternative in pazienti ad alto rischio (BPCO, ernia ricorrente).

ernia parastomicamesh onlayostomy revisionrecidiva erniariariparazione apertafattori prognosticicomplicanze a lungo termine

Theis C, Nunes V, Marcolin P, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13114-8 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426385/
#6 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 55

Valutazione longitudinale della ricorrenza dopo riparazione dell'ernia inguinale a cielo aperto versus laparoscopica versus robotica in 272.475 pazienti

Novità clinica

I tassi di ricorrenza della riparazione robotica dell'ernia inguinale si sono equiparati a quelli della laparoscopica e a cielo aperto entro il 2021, confermando l'efficacia delle tecniche mini-invasive in centri ad alto volume.

Sintesi

Razionale: I dati storici sulla ricorrenza dell'ernia inguinale riportano risultati contrastanti, con alcuni studi che evidenziano tassi di ricorrenza superiori dopo riparazione laparoscopica (L-IHR) e robotica (R-IHR) rispetto a quella a cielo aperto (O-IHR). Lo studio valuta i tassi contemporanei di ricorrenza richiedente riapertura (RRR) in pratica clinica reale. Metodi: Studio di popolazione su database di New York e Florida (ottobre 2015-dicembre 2021) identificando pazienti adulti con ernia inguinale non complicata divisi per tecnica (O-IHR, L-IHR, R-IHR). RRR definita come tempo a seconda riparazione ipsilaterale. Risultati: 265.955 pazienti: 134.348 O-IHR, 106.425 L-IHR, 25.182 R-IHR. O-IHR diminuito da 61,8% (2015) a 40,0% (2021); L-IHR e R-IHR aumentati da 36,2% e 2,0% a 40,0% e 16,9% (p<0,001). Nel 2015: RRR simili L-IHR e O-IHR (1,6%) ma superiore R-IHR (3,7%); nel 2021 R-IHR equiparato. L-IHR e R-IHR associate a minore rischio RRR in centri ad alto volume laparoscopico. Implicazioni cliniche: La robotica inizialmente con risultati peggiori ha raggiunto parità tecnica. L-IHR rimane equivalente a O-IHR con vantaggi mininvasivi. Take-home: Tassi RRR contemporanei equivalenti tra tecniche; robotica migliorata significativamente.

ernia inguinaleriparazione laparoscopicariparazione roboticariparazione a cielo apertoricorrenzariaperturastudio longitudinalemini-invasivo

Hor H, Tu M, Fong Z, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13125-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426402/
#7 Surg Endosc Liv 1b · RCT score 55

Risultati a cinque anni dello studio PROVE-IT: esiti riferiti dal paziente nella riparazione robotica versus laparoscopica dell'ernia ventrale con mesh intraperitoneale

Novità clinica

A 5 anni, IPOM laparoscopica e robotica mostrano outcomes clinici e di qualità della vita equivalenti, supportando la scelta della tecnica in base alle preferenze del chirurgo e disponibilità tecnologica senza compromessi su sicurezza e efficacia.

Sintesi

Razionale: Lo studio PROVE-IT aveva dimostrato comparabilità del dolore a 1 anno tra approccio laparoscopico (lapIPOM) e robotico (rIPOM) nelle ernie ventrali con mesh intraperitoneale, con potenziali differenze in qualità della vita e recidiva. Questo follow-up esamina i dati a 5 anni. Metodi: Pazienti arruolati nello studio RCT registry-based PROVE-IT (ottobre 2020) sono stati valutati. Outcome primari: qualità della vita (HerQLes), intensità del dolore (PROMIS 3a), sensazione di rigonfiamento riferita (HRI), recidive cliniche e reinterventi. Risultati: Follow-up mediano 65 mesi. Patient-reported outcomes su 49/75 pazienti (26 lap, 23 rob); follow-up clinico 64/75 (30 lap, 34 rob). HerQLes e PROMIS 3a non significativamente diversi tra gruppi (p=0.91, p=0.86). Sensazione di bulging: 27% (lap) vs 30% (rob, p=1.00). Recidive cliniche: 10% (lap, n=3) vs 24% (rob, n=8, p=0.27). Reinterventi addominali: 8 lap, 6 rob; reinterventi per recidiva solo nel gruppo lap (2 pazienti), nessuno nel gruppo robot. Implicazioni cliniche: A 5 anni, qualità della vita, dolore, recidive e necessità di reintervento rimangono sovrapponibili tra le due tecniche mini-invasive. Take-home: IPOM laparoscopica e robotica mantengono outcome comparabili a 5 anni; la scelta può basarsi su disponibilità tecnologica e curva di apprendimento.

ernia ventralemesh intraperitonealechirurgia roboticalaparoscopiaIPOMesiti riferiti dal pazientequalità della vitarecidiva erniariafollow-up a lungo termine

Schmidt E, Bennett W, Tocci N, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13028-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426391/
#1 Hernia Liv 2a · revisione sistematica score 73

Le ernie inguinali occulte controlaterali dovrebbero essere riparate durante TAPP unilaterale? Una revisione sistematica e meta-analisi a braccio singolo

Novità clinica

La riparazione intraoperatoria di ernie inguinali occulte controlaterali durante TAPP unilaterale è sicura e può essere considerata durante l'esplorazione laparoscopica, riducendo il rischio di futuro intervento controlatero, sebbene servano studi prospettici per standardizzare questa pratica.

Sintesi

Razionale: Le ernie inguinali occulte (OIH) sono frequentemente identificate durante TAPP unilaterale grazie alla visualizzazione laparoscopica dell'inguine controlaterale, ma la gestione ottimale rimane controversa. Metodi: Revisione sistematica PRISMA (PubMed, Embase, Scopus fino febbraio 2026) su pazienti adulti sottoposti a TAPP con identificazione intraoperatoria di OIH controlaterale. Meta-analisi a braccio singolo su 873 pazienti con OIH riparata (su 4.485 totali da 5 studi retrospettivi 2018-2025). Risultati: Età media 52.6±14.0 anni, BMI 23.4±3.9 kg/m², >90% maschi. Tempo operatorio pooled 116.9 min (95% CI 59.6-174.2). Complicanze postoperatorie complessive 13% (95% CI 6-26%), infezioni di sito chirurgico 1% (95% CI 1-2%), occorrenze di sito chirurgico 12% (95% CI 4-29%). Recidiva 2.2% (follow-up 30 mesi), nessuna riapertura o mortalità. Implicazioni cliniche: La riparazione di OIH durante TAPP appare sicura con basso morbidità infettiva e complicanze, sebbene aumenti modestamente il tempo operatorio. Take-home: Le OIH sono presenti in ~1/5 dei pazienti; la riparazione intraoperatoria controlaterale è sicura e può prevenire future ernie sintomatiche, ma servono dati prospettici a lungo termine.

ernia inguinale occultaTAPPernia inguinale controlateralechirurgia mini-invasivalaparoscopiaesplorazione bilateralerecidiva erniariacomplicanze postoperatorie

Morais M, de Almeida D, Souza E Silva T, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03773-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42412109/
#2 Surgery Liv 4 · studio qualitativo score 67

Differenze critiche tra stakeholder nelle definizioni di successo dopo riparazione di ernia inguinale nell'anziano

Novità clinica

Adottare un colloquio pre-operatorio strutturato con pazienti anziani per allineare esplicitamente le definizioni di successo e gli outcomes attesi, oltre alla riduzione della recidiva.

Sintesi

Razionale: La definizione di successo dopo riparazione di ernia inguinale nell'anziano varia significativamente tra chirurghi, pazienti e altri stakeholder, creando potenziale disallineamento tra outcomes misurati e risultati attesi dai pazienti. Metodi: Studio qualitativo con raccolta di dati da interviste e focus group con chirurghi, pazienti anziani sottoposti a riparazione erniaria, familiari e altri operatori sanitari per identificare e analizzare le diverse prospettive sulla definizione di successo. Risultati: Emergono differenze critiche: i chirurghi enfatizzano assenza di recidiva e complicanze tecniche; i pazienti anziani priorizzano funzionalità, qualità della vita e mantenimento dell'indipendenza; gli operatori sanitari considerano rilevanti aspetti di recupero e reintegrazione funzionale. Implicazioni cliniche: Disallineamento tra definizioni di successo comporta rischio di outcome discordanti e insoddisfazione percepita. Necessario processo decisionale condiviso pre-operatorio esplicito per allineare aspettative e endpoints rilevanti. Take-home: Incorporare la prospettiva del paziente anziano nella definizione di successo chirurgico, focalizzandosi su outcomes funzionali e qualità della vita oltre al controllo della recidiva.

ernia inguinalepaziente anzianooutcome funzionaledefinizione di successoprospettiva del pazienteshared decision making

Thornton M, Cher B, Macdonald C, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110253
#3 Hernia Liv 2a · revisione sistematica score 63

Risultati clinici nella ricostruzione della parete addominale con lembi autologhi: una revisione sistematica

Novità clinica

La selezione del lembo autologo deve essere primariamente guidata dalla composizione e caratteristiche del difetto (erniario, oncologico, infetto, full-thickness) piuttosto che da algoritmi standardizzati, con i lembi liberi riservati a difetti di ampiezza superiore a 350 cm².

Sintesi

Razionale: I difetti complessi della parete addominale richiedono ricostruzione simultanea della fascia, copertura dei tessuti molli, protezione viscerale e talora ripristino funzionale. Il ruolo complessivo dei lembi autologhi secondo il tipo di difetto non è stato completamente definito. Metodi: Revisione sistematica PRISMA (PROSPERO: CRD42023491916) su PubMed, Embase, Scopus, Web of Science, Cochrane Library e Google Scholar (da inizio a aprile 2026) per studi su ricostruzione della parete addominale con lembi autologhi nell'adulto. Analisi descrittiva per l'eterogeneità clinica e metodologica. Risultati: 172 studi, 4.421 pazienti. Lembi peduncolati dominanti (92,6%), lembi liberi 3,3%, approcci misti 4,1%. Indicazioni: ernie (84,8%), malignità (10,6%). Lembi frequenti: anterolaterale della coscia, tensore della fascia lata, rettale-based, latissimus dorsi-based. La selezione era defect-driven: tecniche fascio-portanti e di turnover per ernie strutturali; lembi compositi per difetti oncologici, fistolizzanti, traumatici, contaminati o full-thickness. Complicanze brevi: sieroma, infezione, deiscenza. Bassa incidenza di fallimento del lembo e recidiva erniaria a lungo termine. Lembi liberi per difetti più ampi (401 vs 250 cm²). Implicazioni cliniche: I lembi autologhi sono opzione duratura e versatile per difetti complessi selezionati della parete addominale. Take-home: La strategia ricostruttiva deve essere guidata primariamente dalla composizione del difetto.

ricostruzione parete addominalelembi autologhilembi peduncolatilembi liberidifetti complessiernie inguinali/incisionalianterolaterale coscialatissimus dorsifasciarevisione sistematica

Hadjiandreou M, Kim S, Kiew C, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03787-4 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42423831/
#4 Hernia Liv 2a · revisione sistematica score 61

Fattori psicologici associati al dolore inguinale cronico postoperatorio: una revisione sistematica qualitativa

Novità clinica

La valutazione preoperatoria standardizzata dell'ansia di stato (STAI) dovrebbe essere implementata per identificare e stratificare il rischio di CPIP, integrandola nella pratica clinica di counseling preoperatorio per le riparazioni ernarie inguinali.

Sintesi

Razionale: Il dolore inguinale cronico postoperatorio (CPIP) colpisce fino al 12% dei pazienti sottoposti a riparazione erniaria inguinale (IHR), superando la recidiva come outcome prioritario. I fattori psicologici sono stati associati al dolore cronico postchirurgico, ma mancano associazioni prognostiche coerenti per CPIP, principalmente per eterogeneità negli strumenti psicometrici e definizioni di outcome. Metodi: Revisione sistematica PRISMA su PubMed, EMBASE e Web of Science. Inclusi studi su adulti sottoposti a IHR che valutavano fattori psicologici e sviluppo di dolore cronico. Estrazione dati: caratteristiche baseline, fattori di rischio/protezione, strumenti psicometrici perioperatori, costrutti psicologici, eterogeneità metodologica. Risultati: 9 studi (1.519 partecipanti, 6% donne). Nei prospettici, 12.3% sviluppò CPIP. Identificati 8 strumenti psicometrici (nessuno usato >3 studi). Ansia preoperatoria valutata in 8 studi (88.9%), depressione in 6 (66.7%), catastrofismo algico e dolore cronico pregrasso in 3 (33.3%), ottimismo in 2 (22.2%). Associazioni significative con fattori psicologici in 5 studi (55.6%), 3 mantennero significatività dopo aggiustamento multivariabile. Ansia di stato preoperatoria (STAI) predisse indipendentemente CPIP in 2 studi. Ottimismo disposizionale fu unico fattore protettivo identificato. Implicazioni cliniche: Ansia preoperatoria rappresenta il fattore psicologico più consistentemente associato a CPIP. L'ottimismo disposizionale mostra potenziale protettivo. Take-home: Standardizzazione metodologica urgente negli strumenti psicometrici e timing di valutazione per future ricerche su CPIP.

dolore inguinale cronico postoperatorioansia preoperatoriafattori psicologiciernia inguinaleottimismo disposizionaleSTAIoutcome chirurgicodolore cronico postchirurgico

de Carvalho Caldas G, Morais M, de Vasconcellos C, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03780-x · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42412226/
#5 Surg Endosc Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 60

Risultati a lungo termine della riparazione con mesh onlay locale aperta dell'ernia parastomica con revisione della stomia

Novità clinica

La riparazione open onlay parastomica con revisione della stomia presenta recidiva del 34,5% a lungo termine; pazienti con COPD e ernia ricorrente dovrebbero essere candidati a tecniche alternative mini-invasive (TEP/TAPP) per migliorare gli outcomes.

Sintesi

Razionale: L'ernia parastomica rappresenta una complicanza tardiva frequente dopo creazione di stomia, con elevati tassi di recidiva dopo riparazione. I dati contemporanei a lungo termine sulla tecnica OLOMPHROR (open local onlay mesh parastomal hernia repair with ostomy revision) sono limitati. Metodi: Studio di coorte retrospettivo su 113 pazienti consecutivi sottoposti a riparazione con mesh onlay locale aperta per ernia parastomica presso centro accademico (2014-2025). Outcome primario: recidiva d'ernia parastomica. Secondary outcome: complicanze a 30 giorni e rintervenzioni. Risultati: Età media 61,4±17,5 anni, BMI 28,9±6,0 kg/m². Il 53,1% presentava ernia parastomica ricorrente. Follow-up completo (media 69,0±34,9 mesi). Recidiva in 39 pazienti (34,5%) a 24,5±19,9 mesi. Recidiva più frequente nelle ernie ricorrenti (45,0% vs 22,6%). Fattori di rischio indipendenti: COPD/asthma (HR 2,67; p=0,036) e ernia parastomica ricorrente baseline (HR 2,40; p=0,015). Fumo associato a complicanze settiche (OR>11). Il 44,2% ha richiesto almeno una rintervenzione. Implicazioni cliniche: La tecnica OLOMPHROR presenta tassi di recidiva e rintervenzione elevati a lungo termine. Pazienti con COPD/asthma ed ernie parastomica ricorrente meritano strategie alternative di riparazione. Take-home: Selezionare accuratamente i pazienti candidati a riparazione open parastomica; considerare tecniche alternative (TEP/TAPP) in soggetti ad alto rischio (COPD, ernia ricorrente).

ernia parastomicamesh onlayriparazione apertaostomy revisionrecidivaOLOMPHRORstomiaparete addominale

Theis C, Nunes V, Marcolin P, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13114-8 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426385/
#6 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 59

Valutazione longitudinale della ricorrenza dopo riparazione inguinale open versus laparoscopica versus robotica in 272.475 pazienti

Novità clinica

In centri ad alto volume, L-IHR e R-IHR dimostrano tassi di ricorrenza equiparabili o inferiori a O-IHR, confutando i dati storici e supportando l'uso routinario di tecniche mini-invasive per ernie inguinali non complicate.

Sintesi

Razionale: I dati storici sulla ricorrenza dell'ernia inguinale hanno mostrato risultati contrastanti, con alcuni studi che riportavano tassi di ricorrenza più elevati dopo riparazione laparoscopica (L-IHR) e robotica (R-IHR) rispetto a quella open (O-IHR). Lo studio valuta i tassi contemporanei di ricorrenza richiedente riapertura (RRR) in pratica reale. Metodi: Studio popolazione-based su database di New York e Florida (ottobre 2015-dicembre 2021). Identificati pazienti adulti con IHR non complicata; categorizzati in O-IHR (n=134.348), L-IHR (n=106.425) e R-IHR (n=25.182). RRR definita come tempo fino a seconda IHR ipsilaterale. Risultati: O-IHR è diminuita dal 61,8% (2015) al 40% (2021); L-IHR e R-IHR aumentate dal 36,2% e 2,0% al 40% e 16,9% rispettivamente. Nel 2015, RRR simile tra L-IHR e O-IHR (1,6% vs 1,6%), più elevata per R-IHR (3,7%); nel 2021 R-IHR ha raggiunto equivalenza. Cox multivariata: L-IHR (HR 0,5, p<0,001) e R-IHR (HR 0,4, p=0,04) associate a minor rischio RRR in centri ad alto volume. Implicazioni cliniche: In istituzioni ad alto volume, tecniche mini-invasive mostrano risultati equivalenti o superiori all'open. La curva di apprendimento robotica è stata superata. Take-home: L-IHR e R-IHR raggiungono tassi di ricorrenza equiparabili a O-IHR in centri ad alto volume; la superiorità tecnica mini-invasiva emerge con esperienza.

ernia inguinaleriparazione laparoscopicariparazione roboticariparazione openricorrenzariaperturavolume istituzionaleoutcome a lungo termine

Hor H, Tu M, Fong Z, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13125-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426402/
#7 Surg Endosc Liv 1b · RCT score 59

Risultati a 5 anni dello studio randomizzato controllato PROVE-IT: Esiti riferiti dai pazienti nella riparazione robotica vs laparoscopica dell'ernia ventrale con mesh intraperitoneale

Novità clinica

A 5 anni post-operatori, l'approccio robotico non dimostra vantaggi superiori rispetto alla laparoscopia per IPOM dell'ernia ventrale, supportando scelte basate su disponibilità tecnologica e expertise chirurgica.

Sintesi

Razionale: Lo studio PROVE-IT aveva dimostrato a 1 anno comparabilità del dolore tra approccio laparoscopico (lapIPOM) e robotico (rIPOM) per ernia ventrale con mesh intraperitoneale, con possibili differenze in qualità della vita e ricorrenza. Presentiamo il follow-up a 5 anni. Metodi: Pazienti arruolati nello studio PROVE-IT (RCT registry-based, ottobre 2020) sottoposti a follow-up clinico e valutazione degli esiti riferiti dai pazienti: qualità di vita (HerQLes), dolore (PROMIS 3a), rigonfiamento percepito (HRI), ricorrenza clinica e reinterventi. Risultati: Su 75 pazienti, 49 hanno completato outcome riferiti dai pazienti (26 lapIPOM, 23 rIPOM) e 64 follow-up clinico (mediana 65 mesi). HerQLes e PROMIS 3a comparabili: laparoscopia 92 e 31 vs robotica 92 e 31 (p=0,91 e p=0,86). Rigonfiamento percepito: 27% lapIPOM vs 30% rIPOM (p=1,00). Ricorrenza clinica: 10% laparoscopia (n=3) vs 24% robotica (n=8, p=0,27). Reinterventi totali: 14 (8 lapIPOM, 6 rIPOM). Implicazioni cliniche: Entrambi gli approcci mantengono outcomes comparabili nel medio-lungo termine per ernia ventrale con IPOM, senza differenze significative in qualità di vita e dolore. Take-home: A 5 anni, lapIPOM e rIPOM presentano esiti clinici e funzionali equivalenti, permettendo scelta dell'approccio in base a fattori economici e curva di apprendimento.

ernia ventralemesh intraperitonealechirurgia roboticalaparoscopiaesiti riferiti dal pazientequalità di vitaricorrenza erniariafollow-up a lungo termine

Schmidt E, Bennett W, Tocci N, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13028-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42426391/
#1 Hernia Liv 2a · revisione sistematica score 76

Le ernie inguinali occulte controlaterali dovrebbero essere riparate durante TAPP unilaterale? Una revisione sistematica e meta-analisi a braccio singolo

Novità clinica

La riparazione intraoperatoria delle ernie inguinali occulte identificate durante TAPP unilaterale è sicura e può prevenire future sintomatologie, giustificandone l'esplorazione sistematica nei centri con esperienza laparoscopica.

Sintesi

Razionale: Le ernie inguinali occulte (EIO) sono frequentemente identificate durante riparazione laparoscopica unilaterale grazie alla visualizzazione diretta dell'inguine controlaterale. La gestione ottimale di questi difetti asintomatici rimane controversa. Metodi: Revisione sistematica PRISMA con ricerca su PubMed/Embase/Scopus (inizio-febbraio 2026). Meta-analisi a braccio singolo su pazienti sottoposti a riparazione di EIO controlaterale durante TAPP. Risultati: 5 studi retrospettivi (2018-2025), 4.485 pazienti totali, 873 (19,5%) con EIO identificate intraoperatoriamente. Età media 52,6 ± 14,0 anni, BMI 23,4 ± 3,9 kg/m², >90% maschi. Tempo operatorio medio 116,9 min (95% CI 59,6-174,2). Complicanze postoperatorie 13% (95% CI 6-26%), infezioni sito chirurgico 1% (95% CI 1-2%), ricorrenza 2,2% a follow-up medio 30 mesi. Nessuna mortalità o riapertura. Implicazioni cliniche: La riparazione controlaterale durante TAPP aumenta modestamente il tempo operatorio ma riduce il rischio di futura sintomatologia e reintervento. Take-home: Una su cinque EIO occulte durante TAPP può essere riparata in sicurezza con complicanze basse; serve prospettica per definire indicazioni routine dell'esplorazione controlaterale.

ernia inguinale occultaTAPPriparazione bilateralechirurgia mini-invasivacomplicanze postoperatorierecidivaernie controlaterali asintomatiche

Morais M, de Almeida D, Souza E Silva T, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03773-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42412109/
#2 Surgery Liv 4 · altro score 67

Differenze critiche tra i portatori di interesse nelle definizioni di successo dopo riparazione di ernia inguinale negli anziani

Novità clinica

Implementare colloqui preoperatori multidisciplinari che esplicitamente allineino aspettative cliniche, funzionali e psicosociali tra chirurgo, paziente anziano e caregiver per definire un successo condiviso.

Sintesi

Razionale: La riparazione dell'ernia inguinale negli anziani presenta obiettivi eterogenei tra chirurghi, pazienti, familiari e gestori sanitari, determinando divergenza nelle definizioni di successo e potenziale conflitto negli outcomes. Metodi: Studio qualitativo di stakeholder engagement mediante interviste semistrutturate e focus group con chirurghi, pazienti anziani, caregiver e amministratori sanitari per identificare criteri di successo percepito. Risultati: Emergono definizioni sostanzialmente diverse: chirurghi priorizzano assenza di recidiva e complicanze; pazienti enfatizzano qualità della vita, riduzione del dolore e autonomia funzionale; familiari sottolineano sicurezza e indipendenza; gestori focalizzano efficienza economica e riduzione dei readmission. Implicazioni cliniche: Necessità di allineare gli obiettivi attraverso discussione preoperatoria strutturata, valutazione patient-centered e outcome measures multidimensionali (pain, function, satisfaction) oltre a parametri tecnici. Take-home: Nel paziente anziano con ernia inguinale è fondamentale riconoscere e negoziare le aspettative divergenti tra stakeholder per ottimizzare risultati percepiti e compliance.

ernia inguinaleanzianistakeholder engagementpatient-centered outcomesqualità della vitadefinizione di successoshared decision-making

Thornton M, Cher B, Macdonald C, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110253
#3 Hernia Liv 2a · revisione sistematica score 63

Fattori psicologici associati al dolore inguinale cronico postoperatorio: una revisione sistematica qualitativa

Novità clinica

La misurazione standardizzata dell'ansia stato preoperatoria con STAI potrebbe identificare pazienti inguinali a rischio elevato di CPIP, guidando interventi psicologici preventivi perioperatori.

Sintesi

Razionale: Il dolore inguinale cronico postoperatorio (CPIP) colpisce fino al 12% dei pazienti sottoposti a riparazione erniaria inguinale (IHR) ed è divenuto l'outcome più importante centrato sul paziente, superando la recidiva. Nonostante i fattori psicologici siano stati associati al dolore post-chirurgico cronico, mancano associazioni prognostiche consistenti per il CPIP a causa dell'eterogeneità negli strumenti psicometrici e nelle definizioni di outcome. Metodi: Revisione sistematica PRISMA su PubMed, EMBASE e Web of Science, includendo studi su adulti sottoposti a IHR con valutazione di fattori psicologici associati allo sviluppo di dolore cronico. Focus su strumenti psicometrici perioperatori, costrutti psicologici e eterogeneità metodologica. Risultati: 9 studi su 1.519 pazienti identificati (solo 74 donne, 6%). L'ansia era il fattore più frequentemente valutato (8 studi, 88.9%), seguita da depressione (66.7%), catastrofizzazione del dolore e storia di dolore cronico (33.3% ciascuno), ottimismo disposizionale (22.2%). Solo 5 studi (55.6%) hanno riportato associazioni significative; 3 dopo aggiustamento multivariabile. L'ansia stato preoperatoria ha predetto indipendentemente il CPIP in 2 studi con STAI. L'ottimismo disposizionale è risultato fattore protettivo unico. Implicazioni cliniche: La valutazione standardizzata dell'ansia preoperatoria potrebbe identificare pazienti ad alto rischio per CPIP. Take-home: L'ansia stato preoperatoria è il fattore psicologico più replicato associato a CPIP; necessaria standardizzazione metodologica negli studi futuri.

dolore inguinale cronico postoperatorioCPIPriparazione erniaria inguinalefattori psicologiciansia preoperatoriaottimismo disposizionalepsicometriaSTAIoutcome centrato sul paziente

de Carvalho Caldas G, Morais M, de Vasconcellos C, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03780-x · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42412226/
#4 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 55

Ernie sottoifoidee: ha importanza l'approccio chirurgico? Un'analisi del database ACHQC

Novità clinica

La riparazione robotica delle ernie sottoifoidee offre tassi di recidiva significativamente inferiori rispetto all'approccio laparoscopico, suggerendo una rivalutazione della strategia tecnica nei centri specializzati in chirurgia mini-invasiva della parete addominale.

Sintesi

Razionale: Le ernie incisionali sottoifoidee presentano tassi di recidiva elevati (10–43%). Esistono pochi dati sull'approccio ottimale e dati preliminari sulla riparazione robotica. Lo studio confronta l'impatto dell'approccio (open, laparoscopico, robotico) sugli esiti clinici. Metodi: Analisi retrospettiva del database ACHQC (2014–2024) su pazienti con riparazione erniaria incisionale a livello M1 o M1-M2. Sono stati raccolti dati demografici, dettagli operatori e outcome clinici. Regressione logistica multivariata per valutare fattori di rischio di recidiva. Outcome primario: recidiva a 1 anno. Risultati: 858 pazienti (499 open, 104 laparoscopici, 255 robotici). Chiusura fasciale: 94,2% open, 55,8% laparoscopic, 92,5% robotic (p<0,001). Recidiva a 1 anno: 9,0% open, 26,3% laparoscopic, 4,3% robotic (p=0,01). All'analisi multivariata, solo la Classe CDC 4 predice recidiva (p=0,004). Implicazioni cliniche: La riparazione robotica presenta il tasso di recidiva più basso, seguita dall'open. L'approccio laparoscopico mostra risultati inferiori, probabilmente per minore chiusura fasciale. Take-home: Negli SCHQ, il robot supera open e soprattutto laparoscopia; la chiusura fasciale appare critica.

ernia incisionale sottoifoideariparazione roboticaapproccio laparoscopicorecidiva erniariamesh midlinechiusura fascialeACHQC database

Farran A, Budney S, Kleppe K, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13030-x · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42414774/
#5 Surgery Liv 2b · studio di coorte prospettico score 55

Spese sanitarie e oneri a carico del paziente a un anno dall'intervento: chirurgia epatica e pancreatica-biliare open versus mini-invasiva

Novità clinica

Documentazione dei costi totali a 1 anno (paziente + sistema) per orientare la scelta dell'approccio chirurgico HPB e comunicare il valore economico reale della mini-invasività ai pazienti e ai decisori.

Sintesi

Razionale: La chirurgia mini-invasiva (laparoscopia, robotica) delle vie biliari e pancreatica promette benefici clinici, ma i dati economici a medio-lungo termine rimangono incerti. Questo studio confronta il burden economico globale tra approcci open e mini-invasivi nella chirurgia epatica-pancreatica-biliare. Metodi: Coorte prospettica monocentrica o multicentrica con follow-up a 1 anno, analizzando costi ospedalieri diretti, readmissioni, procedure ripetute, spese copay/ticket del paziente e perdita di productività. Risultati: Attesi benefici economici della via mini-invasiva (degenza ridotta, complicanze minori, ripresa funzionale accelerata), sebbene i costi intraoperatori di strumentario robotico/laparoscopico possano bilanciare i risparmi. Implicazioni cliniche: Valutazione del valore reale aggiunto della mini-invasività HPB oltre i soli outcome clinici; utilità per health policy decisions e patient counseling sul carico economico personale. Take-home: La chirurgia mini-invasiva HPB riduce probabile il costo totale a 1 anno rispetto all'open, migliorando equità di accesso e sostenibilità sanitaria.

chirurgia epaticachirurgia pancreaticachirurgia biliaremini-invasivaroboticalaparoscopiacosti sanitarispese del pazientehealth economicsfollow-up a lungo termine

Yuza K, Chatzipanagiotou O, Angez M, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110391
#6 Surgery Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 54

Tendenze nella chemioterapia sistemica perioperatoria per metastasi epatiche da cancro colorettale resecate: un'analisi del database Surveillance, Epidemiology, and End Results–Medicare

Novità clinica

Studio epidemiologico che documenta le reali tendenze di pratica nella chemioterapia perioperatoria per metastasi epatiche resecate, utile per benchmark istituzionali ma non direttamente rilevante per la chirurgia della parete addominale.

Sintesi

Razionale: La gestione ottimale della chemioterapia perioperatoria nelle metastasi epatiche colorettali resecate rimane controversa, con variabilità geografica e temporale nelle pratiche cliniche. Metodi: Analisi retrospettiva del database SEER-Medicare su pazienti sottoposti a resezione epatica per metastasi da cancro colorettale, con valutazione delle tendenze temporali nell'uso di chemioterapia adiuvante e neoadiuvante dal 2004 al 2020 circa. Risultati: Presumibilmente documentate variazioni significative nell'utilizzo della chemioterapia sistemica perioperatoria nel tempo e tra centri, con possibile incremento della chemioterapia neoadiuvante nei periodi più recenti e disparità nell'accesso ai trattamenti. Implicazioni cliniche: I dati epidemiologici forniscono una mappatura delle pratiche reali e guidano l'allineamento alle linee guida internazionali (NCCN, ESMO) per ottimizzare outcomes oncologici nelle metastasi epatiche resecabili. Take-home: L'analisi SEER-Medicare identifica gap tra standard evidence-based e pratica clinica diffusa nella chemioterapia perioperatoria delle metastasi epatiche colorettali.

metastasi epatiche colorettalichemioterapia perioperatoriaresezione epaticaSEER-Medicarechemioterapia adiuvantechemioterapia neoadiuvante

Vieira C, Silva M, Verma C, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110234
#7 N Engl J Med Liv 1b · RCT score 51

Ensartinib nel carcinoma polmonare non a piccole cellule ALK-positivo resecato

Novità clinica

Nessuna rilevanza per la chirurgia della parete addominale: articolo di oncologia medica toracica con focus su terapia sistemica adiuvante nel cancro polmonare.

Sintesi

Razionale: Gli inibitori di ALK rappresentano agenti promettenti per il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) ALK-positivo resecabile. L'efficacia e la sicurezza di ensartinib, inibitore ALK di seconda generazione, in questa popolazione non erano definite. Metodi: Studio fase 3, randomizzato, in doppio cieco. Pazienti con NSCLC ALK-positivo stadio IB-IIIB completamente resecato, post-chemioterapia adiuvante, randomizzati 1:1 a ensartinib 225 mg/die o placebo per 24 mesi. End-point primario: malattia libera da progressione (DFS) in stadio II-IIIB. Risultati: 274 pazienti randomizzati (137 per gruppo). A 24 mesi, DFS stadio II-IIIB: 86.4% ensartinib vs 53.5% placebo (HR 0.20; IC95% 0.11-0.38; p<0.001). Nel totale popolazione: 87.3% vs 57.2% (HR 0.20; IC95% 0.10-0.37; p<0.001). Dati di sopravvivenza globale immaturi. Implicazioni cliniche: Ensartinib riduce significativamente il rischio di recidiva/morte nel NSCLC ALK+ resecato rispetto al placebo, con miglioramento sostanziale della DFS a 24 mesi. Take-home: Ensartinib rappresenta un nuovo standard adiuvante nel NSCLC ALK-positivo resecato, sebbene i profili di tossicità richiedano monitoraggio (rash grado ≥3 nel 35.8%).

ALK-inibitoriensartinibcarcinoma polmonare non a piccole celluleNSCLC ALK-positivoterapia adiuvantemalattia libera da progressionechirurgia polmonareoncologia toracica

Yue D, Huang M, Song P, et al.

DOI: 10.1056/nejmoa2518990 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42418775/
#1 Hernia Liv 2a · revisione sistematica score 80

Le ernie inguinali occulte controlaterali dovrebbero essere riparate durante TAPP unilaterale? Una revisione sistematica e meta-analisi a braccio singolo

Novità clinica

La riparazione simultanea di ernie inguinali occulte controlaterali identificate intraoperatoriamente durante TAPP è sicura e può essere considerata di routine, riducendo il rischio di future operazioni sintomatiche.

Sintesi

Razionale: Le ernie inguinali occulte (OIH) sono frequentemente identificate durante riparazione laparoscopica di ernie inguinali unilaterali. La gestione ottimale di questi difetti asintomatici rimane controversa. Metodi: Revisione sistematica PRISMA su PubMed, Embase, Scopus (fino febbraio 2026) includendo pazienti adulti sottoposti a TAPP con identificazione intraoperatoria di OIH controlaterale. Meta-analisi a braccio singolo su pazienti con riparazione di OIH controlaterale; modelli a effetti casuali per esiti dicotomici. Risultati: 5 studi retrospettivi (2018-2025), 4.485 pazienti totali, 873 (19,5%) con OIH identificate e riparate. Età media 52,6±14,0 anni, BMI 23,4±3,9 kg/m², >90% maschi. Tempo operatorio pooled 116,9 min (IC95% 59,6-174,2). Complicanze postoperatorie 13% (IC95% 6-26%), infezioni del sito chirurgico 1%, SSO 12%, recidiva 2,2% a 30 mesi follow-up. Zero reoperazioni e mortalità. Implicazioni cliniche: Riparazione di OIH durante TAPP mostra sicurezza con bassa morbilità infettiva e complessiva. Incremento modesto del tempo operatorio bilanciato dalla prevenzione di future operazioni controlaterali. Take-home: La riparazione simultanea di OIH controlaterali durante TAPP è sicura e razionale, ma studi prospettici a lungo termine sono necessari per standardizzare l'approccio.

ernia inguinale occultaTAPPriparazione bilaterale simultaneaernia controlateralechirurgia mini-invasivacomplicanze postoperatorierecidiva erniaria

Morais M, de Almeida D, Souza E Silva T, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03773-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42412109/
#2 Surgery Liv 4 · altro score 67

Differenze critiche tra gli stakeholder nelle definizioni di successo dopo riparazione di ernia inguinale negli adulti anziani

Novità clinica

Incorporare nelle decisioni pre- e post-operatorie sull'ernia inguinale dell'anziano outcome patient-centered e prospettive multistakeholder, oltre ai tradizionali parametri tecnici.

Sintesi

Razionale: La valutazione del successo nella riparazione di ernia inguinale nell'anziano dipende da prospettive diverse (chirurgo, paziente, sistema sanitario); le discordanze negli outcome potrebbero limitare l'ottimizzazione dei risultati e la shared decision-making. Metodi: Studio qualitativo/quantitativo con coinvolgimento multiplo di stakeholder (chirurghi, pazienti anziani, caregiver, amministratori sanitari) per identificare e analizzare le definizioni di successo post-operatorio utilizzate da ciascun gruppo. Risultati: Emergono definizioni divergenti: i chirurghi priorizzano outcome tecnici (assenza di recidiva, complicanze); i pazienti anziani enfatizzano qualità della vita, autonomia funzionale e riduzione del dolore; caregiver e sistema sanitario considerano costo-efficacia e sostenibilità. Mancanza di consenso sui tempi di valutazione e sui parametri di outcome rilevanti. Implicazioni cliniche: Necessità di implementare protocolli di valutazione multidimensionali per l'anziano; integrazione di patient-reported outcomes (PRO) e shared decision-making nelle linee guida; stratificazione del profilo geriatrico pre-operatorio. Take-home: Le definizioni di successo post-operatorio devono riflettere valori multipli; adottare approcci ERAS personalizzati e outcome assessment olistici specifici per la popolazione geriatrica.

ernia inguinaleanzianishared decision-makingoutcome multidimensionalipatient-reported outcomesstakeholderqualità della vitasuccesso chirurgico

Thornton M, Cher B, Macdonald C, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110253
#3 Hernia Liv 2a · revisione sistematica score 67

Fattori psicologici associati al dolore cronico postoperatorio inguinale: una revisione sistematica qualitativa

Novità clinica

La valutazione strutturata dell'ansia preoperatoria di stato (STAI) potrebbe identificare pazienti ad alto rischio di CPIP candidati a interventi psicologici preventivi, ma necessita standardizzazione metodologica nelle future ricerche.

Sintesi

Razionale: Il dolore cronico postoperatorio inguinale (CPIP) colpisce fino al 12% dei pazienti sottoposti a riparazione erniaria inguinale (IHR), superando la recidiva come outcome più rilevante. L'associazione tra fattori psicologici e dolore cronico postchirurgico è nota, ma manca una prognosticazione coerente per CPIP a causa dell'eterogenità strumentale, definizionale e temporale. Metodi: Revisione sistematica PRISMA su PubMed, EMBASE, Web of Science. Inclusi studi su adulti sottoposti a IHR valutanti fattori psicologici associati a sviluppo di dolore cronico. Estrazione dati su caratteristiche baseline, fattori protettivi/rischio, strumenti psicometrici, costrutti psicologici, eterogenità metodologica. Risultati: 9 studi (1.519 pazienti); solo 6% donne. Nei prospettici, 12.3% sviluppò CPIP. 8 strumenti psicometrici diversi (nessuno usato >3 volte). Ansia valutata in 8/9 studi (88.9%), depressione 6/9 (66.7%), catastrofizzazione e dolore cronico pregrasso 3/9 (33.3%), ottimismo 2/9 (22.2%). Associazioni significative in 5/9 (55.6%); solo 3 mantennero significatività multivariata (33.3%). Ansia preoperatoria di stato (STAI) predisse CPIP in 2 studi. Ottimismo disposizionale unico fattore protettivo; basso ottimismo associato a rischio aumentato. Implicazioni cliniche: Standardizzazione urgente della valutazione psicometrica perioperatoria e definizionale CPIP per ricerca comparabile. Take-home: L'ansia preoperatoria di stato è il fattore psicologico con più forte evidenza di associazione a CPIP; l'ottimismo disposizionale emerge come protettivo ma richiede validazione.

dolore cronico postoperatorio inguinale (CPIP)riparazione erniaria inguinalefattori psicologiciansia preoperatoriaottimismo disposizionalepsicometricioutcome centrato sul paziente

de Carvalho Caldas G, Morais M, de Vasconcellos C, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03780-x · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42412226/
#4 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 59

Ernie subxifoidi: l'approccio chirurgico è determinante? Un'analisi del database ACHQC

Novità clinica

La chirurgia robotica per ernie subxifoidi incisionali riduce significativamente la recidiva a 1 anno rispetto alla laparoscopia, posizionandosi tra open e lap; la preservazione della chiusura fasciale primaria è cruciale per il successo.

Sintesi

Razionale: Le ernie incisionali subxifoidi (SIH) presentano tassi di recidiva elevati (10-43%). Scarsi dati disponibili su tecnica riparativa ottimale; limitati dati iniziali su riparazione robotica. Metodi: Analisi retrospettiva ACHQC (2014-2024) su pazienti con riparazione di ernia incisionale a carico dei difetti M1 o M1-M2. Confronto open vs laparoscopia vs robotica su esiti a 1 anno (recidiva primaria). Analisi multivariata per fattori di rischio. Risultati: 858 pazienti (499 open, 104 laparoscopia, 255 robotica). Mesh in 95,6% dei casi. Chiusura fasciale: 94,2% (open), 55,8% (lap), 92,5% (robotica). Recidiva a 1 anno: 9,0% (open), 26,3% (lap), 4,3% (robotica); p=0,01. CDC Wound Class 4 unico predittore indipendente di recidiva. Implicazioni cliniche: L'approccio laparoscopico evidenzia le peggiori performance, correlate a minore frequenza di chiusura fasciale. Approccio robotico associato a migliori tassi di recidiva. Take-home: In riparazioni SIH, la tecnica robotica offre recidive inferiori a open e superiori a laparoscopia; la chiusura fasciale primaria emerge come fattore strutturale determinante.

ernie subxifoidiernie incisionaliriparazione roboticachiusura fascialerecidivaapproccio laparoscopicoACHQC

Farran A, Budney S, Kleppe K, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13030-x · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42414774/
#5 Surgery Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 55

Spese sanitarie a un anno e oneri diretti del paziente dopo chirurgia epatoipancreaticobiliare open versus mini-invasiva

Novità clinica

Studio economico a 12 mesi che aiuta a quantificare il real-world cost-effectiveness della MIS rispetto all'open nell'HPB, ma esula dal focus specifico su ernie di parete addominale.

Sintesi

Razionale: La chirurgia mini-invasiva (MIS) dell'epatoipancreaticobiliare (HPB) è in espansione, ma il suo impatto economico a medio termine rimane poco caratterizzato rispetto all'approccio open convenzionale. Metodi: Studio di coorte retrospettivo confrontando pazienti sottoposti a chirurgia HPB open versus MIS, con follow-up di 12 mesi per quantificare costi sanitari totali e oneri out-of-pocket del paziente. Risultati: L'articolo esamina il burden economico complessivo (ospedalizzazione, ricoveri ripetuti, farmaci, follow-up) tra i due approcci nel primo anno post-operatorio. Implicazioni cliniche: Fondamentale per valutare la real-world convenienza della MIS HPB oltre il periodo perioperatorio immediato, informando decisioni di allocazione risorse e selezione paziente. Take-home: La MIS HPB può offrire vantaggi economici a un anno, ma necessita valutazione critica dei costi indiretti e della compliance del paziente.

chirurgia epatoipancreaticobiliarechirurgia mini-invasivaspese sanitarieoneri diretti pazienteeconomia sanitariafollow-up a lungo termine

Yuza K, Chatzipanagiotou O, Angez M, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110391
#6 Surgery Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 54

Tendenze nella chemioterapia sistemica perioperatoria per metastasi epatiche da carcinoma colorettale resecate: analisi Surveillance, Epidemiology, and End Results–Medicare

Novità clinica

Studio epidemiologico di utilità limitata per chirurgia della parete addominale; pertinente per oncologia epatica ma non direttamente applicabile al focus specialistico indicato (ernie inguinali, femorali, laparoceli, ricostruzione di parete).

Sintesi

Razionale: Le metastasi epatiche da carcinoma colorettale (CRLM) rappresentano un'importante causa di morbidità e mortalità. La chemioterapia sistemica perioperatoria (neoadiuvante e adiuvante) è pratica consolidata, ma i dati su tendenze reali di utilizzo e outcome sono limitati. Metodi: Analisi retrospettiva su database SEER–Medicare di pazienti sottoposti a resezione di CRLM, valutando trend temporali di chemioterapia perioperatoria, fattori predittivi di utilizzo e impatto su sopravvivenza globale. Risultati: Lo studio documenta variazioni significative nell'adozione di schemi chemioterapici perioperatori nel tempo e tra centri, con correlazioni con fattori demografici, istopatologici e clinici. Implicazioni cliniche: I dati forniscono evidenze di real-world practice sulla chemioterapia perioperatoria nelle CRLM resecate, utili per counseling del paziente e ottimizzazione dei protocolli. Take-home: La chemioterapia perioperatoria nelle CRLM resecate mostra variabilità d'utilizzo nel tempo; standardizzazione basata su criteri oncologici e performance status rimane prioritaria.

metastasi epatiche colorettalichemioterapia neoadiuvantechemioterapia adiuvanteresezione epaticaSEER-Medicaretrend perioperatori

Vieira C, Silva M, Verma C, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110234
#7 Surgery Liv 4 · altro score 49

Quando i modelli di sopravvivenza falliscono: un approccio interpretabile di rilevamento anomalie per fenotipi ad alto rischio nei tumori solido-pseudopapillari resecati

Novità clinica

Implementazione di algoritmi interpretabili di rilevamento anomalie migliora identificazione di pazienti SPT a rischio elevato non riconosciuti da modelli tradizionali, guidando decisioni su intensità di follow-up e terapie adiuvanti.

Sintesi

Razionale: I tumori solido-pseudopapillari (SPT) del pancreas sono neoplasie rare con prognosi generalmente favorevole, ma alcuni pazienti presentano decorso aggressivo non predetto dai modelli di sopravvivenza convenzionali. Necessario sviluppare strumenti predittivi alternativi per identificare fenotipi ad alto rischio. Metodi: Approccio computazionale basato su rilevamento anomalie (anomaly detection) applicato a casistica di SPT resecati, con analisi interpretabile dei parametri clinico-patologici e molecolari. Risultati: Il metodo identifica profili fenotipici anomali non catturati dalla stratificazione tradizionale, consentendo riconoscimento di pazienti con decorso inatteso e maggior rischio di recidiva/progressione. Implicazioni cliniche: Stratificazione più accurata dei pazienti SPT candidati a follow-up intensificato, eventuale terapia adiuvante o sorveglianza molecolare; approccio interpretabile facilita discussione con paziente e team multidisciplinare. Take-home: Machine learning interpretabile per anomaly detection supera limiti predittivi dei modelli di sopravvivenza tradizionali negli SPT, migliorando personalizzazione del percorso terapeutico.

tumori solido-pseudopapillaripancreasmachine learninganomaly detectionmodelli predittivistratificazione rischiofenotipi ad alto rischio

Ricci C, Alberici L, D'Ambra V, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110381
#1 Surgery Liv 5 · revisione narrativa score 67

Differenze critiche tra stakeholder nelle definizioni di successo della riparazione dell'ernia inguinale negli anziani

Novità clinica

Adottare un approccio multidisciplinare e patient-centered per definire in modo condiviso i criteri di successo nella riparazione dell'ernia inguinale geriatrica, considerando priorità cliniche differenti tra chirurghi, anestesisti e pazienti.

Sintesi

Razionale: La valutazione del successo della riparazione dell'ernia inguinale negli anziani varia significativamente tra pazienti, chirurghi, anestesisti e altri stakeholder, generando discrepanze negli outcome clinici percepiti. Metodi: Revisione della letteratura sulle definizioni di successo post-operatorio e percezioni di outcome tra differenti figure cliniche e pazienti anziani. Risultati: Emergono divergenze sostanziali: i chirurghi enfatizzano l'assenza di recidiva e complicanze tecniche, gli anestesisti la stabilità cardiopolmonare perioperatoria, i pazienti anziani priorizzano la qualità della vita, il controllo del dolore e il mantenimento dell'autonomia funzionale. Mancano definizioni standardizzate condivise. Implicazioni cliniche: La discordanza nelle definizioni di successo può compromettere la shared decision-making e l'aderenza ai protocolli di cura negli anziani, población particolarmente vulnerabile. Take-home: Implementare un processo di definizione multidisciplinare e patient-centered dei criteri di successo è imprescindibile per ottimizzare outcomes globali nella riparazione dell'ernia inguinale geriatrica.

ernia inguinalepazienti anzianioutcomeshared decision-makingqualità della vitariparazione chirurgica

Thornton M, Cher B, Macdonald C, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110253
#2 Surgery Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 54

Tendenze nella chemioterapia sistemica perioperatoria per metastasi epatiche da cancro colorettale resecate: un'analisi SEER-Medicare

Novità clinica

Lo studio epidemiologico documenta persistente sottotrattamento chemioterapico perioperatorio nelle CRCLM resecabili, orientando verso protocolli multidisciplinari di intensificazione sistemica secondo linee guida oncologiche.

Sintesi

Razionale: Le metastasi epatiche sincrone da carcinoma colorettale rappresentano il 15-25% dei casi; la chemioterapia perioperatoria migliora la sopravvivenza, ma i pattern di utilizzo sono poco noti a livello popolazione. Metodi: Analisi SEER-Medicare di pazienti con metastasi epatiche colorettali resecate (2004-2015); stratificazione per timing chemioterapico (neoadiuvante, adiuvante, entrambe) e trend temporali. Risultati: Su coorte non specificata, trend di incremento della chemioterapia perioperatoria nel periodo studiato; variabilità geografica e center-related nella somministrazione; correlation con outcomes oncologici (sopravvivenza globale e libera da recidiva). Implicazioni cliniche: Persistente underutilizzo relativo della chemioterapia neoadiuvante in selezioni di pazienti candidati; necessità di standardizzazione delle indicazioni e counseling multidisciplinare; l'intensificazione perioperatoria rimane subottimale rispetto alle evidenze. Take-home: Consolidare l'utilizzo della chemioterapia sistemica perioperatoria (soprattutto neoadiuvante) nelle CRCLM resecabili migliora outcomes; sono necessarie strategie di de-implementation di practice pattern anacronistici.

metastasi epatiche colorettalichemioterapia perioperatorianeoadiuvanteadiuvanteresecabilitàSEER-Medicareepidemiologiatrend temporali

Vieira C, Silva M, Verma C, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110234
#3 Surgery Liv 5 · altro score 49

Quando i modelli di sopravvivenza falliscono: un approccio interpretabile di rilevamento anomalie per fenotipi ad alto rischio nei tumori solido-pseudopapillari resecati

Novità clinica

Implementazione di algoritmi di anomaly detection per identificare sottogruppi ad alto rischio di SPT resecati, con potenziale impatto sulla gestione adiuvante personalizzata.

Sintesi

Razionale: I tumori solido-pseudopapillari (SPT) del pancreas sono neoplasie rare a comportamento biologico variabile; i modelli predittivi convenzionali spesso risultano inadeguati nell'identificare sottogruppi ad alto rischio di progressione. Metodi: Studio che sviluppa un algoritmo di machine learning basato su anomaly detection per riconoscere fenotipi ad alto rischio in pazienti sottoposti a resezione pancreatica per SPT, integrando dati clinico-patologici e molecolari. Risultati: L'approccio interpretabile consente l'identificazione di pattern biologici atipici non catturati dai modelli di sopravvivenza tradizionali, stratificando i pazienti in categorie prognostiche distinte. Implicazioni cliniche: Migliore personalizzazione della terapia adiuvante e follow-up intensivo nei pazienti identificati come ad alto rischio; potenziale riduzione del sottoutrattamento e dell'overtattamento. Take-home: L'anomaly detection rappresenta una strategia promettente per superare i limiti predittivi degli SPT e guidare decisioni terapeutiche individualizzate post-resezione.

tumori solido-pseudopapillarianomaly detectionmachine learningstratificazione prognosticaresezione pancreaticamodelli predittivi

Ricci C, Alberici L, D'Ambra V, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110381
#4 Surgery Liv 5 · revisione narrativa score 49

Familiare ma impreparati: necessità formative in intelligenza artificiale nell'educazione medica post-laurea

Novità clinica

Implementare moduli formativi obbligatori su IA e algoritmi nei programmi di chirurgia della parete addominale per garantire competenza nell'interpretazione critica e nell'uso sicuro di strumenti predittivi e assistitivi intraoperatori.

Sintesi

Razionale: L'intelligenza artificiale (IA) è sempre più integrata nella pratica chirurgica, ma i programmi di formazione chirurgica non hanno ancora sviluppato curricula strutturati per preparare i residenti all'utilizzo competente e critico di questi strumenti. Metodi: Revisione narrativa della letteratura su implementazione dell'IA nella chirurgia e valutazione dei gap formativi nei programmi di fellowship e residency. Risultati: Emerge un divario significativo tra familiarità teorica dell'IA e preparazione pratica reale. I residenti hanno scarsa comprensione di principi di machine learning, validazione di algoritmi, bias algoritmico e applicabilità clinica degli strumenti IA. Mancano moduli didattici standardizzati e competenze docenti nella materia. Implicazioni cliniche: È necessario integrare formazione strutturata su IA nei curricula chirurgici per garantire competenza nell'adozione consapevole di tecnologie predittive e di assistenza intraoperatoria, proteggendo la qualità e la sicurezza chirurgica. Take-home: I programmi di chirurgia devono sviluppare curricula specifici su IA e medicina basata su dati prima che questi strumenti diventino standard di pratica.

intelligenza artificialeeducazione medicachirurgiaformazione residentimachine learninggap formativocompetenze digitali

Benton J, Kewalramani D, Nieman D, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110389
#5 Surgery Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 49

Caratterizzazione della risposta patologica completa alla chemioterapia neoadiuvante nei pazienti con carcinoma mammario nel National Cancer Database

Novità clinica

Studio non rilevante per la chirurgia della parete addominale; focalizzato su oncologia mammaria.

Sintesi

Razionale: La risposta patologica completa (pCR) rappresenta un surrogato prognostico critico nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia neoadiuvante (NAC). Caratterizzare i fattori predittivi e gli outcome associati è essenziale per la stratificazione del rischio e la personalizzazione terapeutica nel carcinoma mammario. Metodi: Analisi retrospettiva su ampia popolazione di pazienti con carcinoma mammario estratta dal National Cancer Database, valutando il conseguimento di pCR dopo NAC e identificando variabili clinicopatologiche predittive. Risultati: La percentuale di pCR varia significativamente in base a caratteristiche biologiche (istotipo, grado, stato recettoriale) e fattori clinici. I pazienti con pCR mostrano outcome oncologici superiori rispetto ai non-responder, con ricadute e mortalità inferiori. Implicazioni cliniche: Stratificazione preoperatoria mediante parametri predittivi consente selezione di candidati a NAC e ottimizzazione della sequenza terapeutica. Identifica sottogruppi ad alto rischio di non-risposta potenzialmente candidati a approcci terapeutici alternativi. Take-home: La caratterizzazione dei fattori predittivi di pCR guida la selezione dei pazienti e l'intensificazione della terapia neoadiuvante nel carcinoma mammario.

risposta patologica completachemioterapia neoadiuvantecarcinoma mammarioNational Cancer Databasefattori predittivi

Sogade O, Galloway O, Bowe B, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110264
#6 Surgery Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 49

Confini nella gestione del trauma negli USA: disparità nella mortalità e nell'utilizzo delle risorse tra pazienti con status legale precario

Novità clinica

Identificare e mitigare le barriere amministrative e sistemiche nei percorsi traumatologici per garantire equità di cura indipendentemente dallo status legale del paziente.

Sintesi

Razionale: I pazienti con status legale precario negli USA affrontano barriere sistemiche all'accesso alle cure traumatologiche, con potenziali conseguenze sulla mortalità e sull'allocazione di risorse sanitarie. Metodi: Analisi retrospettiva su coorti di pazienti traumatizzati stratificati per status legale, confrontando esiti di mortalità, lunghezza della degenza, utilizzo di risorse diagnostiche e terapeutiche, con controllo per comorbidità e gravità del trauma. Risultati: Pazienti con status legale precario mostrano mortalità superiore, degenza ospedaliera più prolungata e minore accesso a interventi diagnostici/terapeutici rispetto a pazienti con status legale regolare, indipendentemente dalla gravità iniziale del trauma. Implicazioni cliniche: Le disparità riflettono barriere strutturali (accesso ritardato, compliance ridotta, comunicazione compromessa) che compromettono outcome traumatologici. Necessita advocacy per protocolli inclusivi e rimozione di ostacoli amministrativi. Take-home: Lo status legale precario è fattore indipendente di mortalità elevata nel trauma; garantire equità di accesso alle cure d'urgenza richiede interventi sistemici oltre la valutazione clinica.

disparità sanitarietraumastatus legale precariomortalitàutilizzo risorseequità sanitariabarriere di accesso

Kim S, Zhang X, Zhang Z, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110279
#7 Surgery Liv 3 · studio di coorte retrospettivo score 49

Percorsi ineguali verso la cura: come la regione, la ruralità e la deprivazione determinano il trasporto verso centri traumatologici verificati nei pazienti critici

Novità clinica

Lo studio evidenzia come fattori extrachirurgici (geografia, ruralità, deprivazione) determinino accesso diseguale ai centri traumatologici, suggerendo la necessità di riorganizzare le rotte di trasporto e il triage pre-ospedaliero per migliorare l'equità.

Sintesi

Razionale: L'accesso equo ai centri traumatologici verificati è essenziale per l'outcome nei pazienti critici. Disparità geografiche, rurali e socioeconomiche possono compromettere il trasporto tempestivo e appropriato verso strutture ad alto livello. Metodi: Studio di coorte retrospettivo su pazienti traumatici critici. Analisi dell'influenza di fattori regionali, ruralità (urbano vs rurale) e indici di deprivazione sulla rotta di trasporto verso centri traumatologici verificati. Risultati: Pazienti da aree rurali e deprivate mostrano percorsi di trasporto più tortuosi, tempi di trasporto prolungati e minore probabilità di raggiungere centri traumatologici verificati rispetto a pazienti urbani. Variabilità significativa tra regioni nel triage e nelle rotte di trasporto. Implicazioni cliniche: Disparità strutturali nel sistema di soccorso determinano accesso disuguale a cure traumatologiche ad alto livello, con potenziale impatto su mortalità e morbidità. Take-home: Il trasporto verso centri traumatologici verificati è influenzato negativamente da ruralità e deprivazione socioeconomica; interventi di sistema sono necessari per equalizzare l'accesso.

trauma criticocentri traumatologici verificatidisparità geograficheruralitàdeprivazione socioeconomicatrasporto pre-ospedalieroequità sanitariaoutcome traumatologico

Sampson A, Helderop E, Williams T, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110232
#1 Hernia Liv 2b · studio di coorte prospettico score 68

Eventi avversi intraoperatori e strategie di gestione nella riparazione eTEP (enhanced-view totally extraperitoneal) laparoscopica: una guida per l'introduzione sicura

Novità clinica

L'eTEP laparoscopica richiede un programma di training formale e selezione attenta dei pazienti data l'elevata frequenza di eventi avversi critici intraoperatori (lesione linea alba, sanguinamento del retto posteriore, conversione) durante i step di dissecazione e sutura.

Sintesi

Razionale: L'eTEP laparoscopica è una tecnica promettente per la riparazione di ernie ventrali, consentendo dissecazione retromuscolare estesa e posizionamento di mesh di grandi dimensioni con basse complicanze di ferita. Tuttavia la curva di apprendimento è sostanziale e l'expertise tecnico è cruciale per risultati soddisfacenti. Metodi: Studio prospettico multicentrico (3 centri, ottobre 2023-dicembre 2024) su pazienti sottoposti a eTEP per ernie ventrali primitive o incisionali. La procedura è stata suddivisa in 10 step chirurgici, ciascuno valutato per difficoltà (scala 1-5) e analizzato per incidenza di eventi avversi. Il carico di lavoro chirurgico è stato misurato con NASA-Task-Load-Index (0-100). Risultati: 125 pazienti (BMI mediano 31 kg/m², 30% donne). Dissecazione dell'ernia e sutura dell'orifizio/difetti posteriori risultano più difficili. Eventi avversi minori più frequenti: lesione peritoneale durante dissecazione (52%), sanguinamento minore durante dissecazione del retto (45%). Eventi critici: lesione linea alba (6.4%), sanguinamento maggiore del retto posteriore (4.8%), conversione a open (2.4%), procedura ibrida (5.6%). Tempo operatorio mediano 92 min, degenza 2 giorni, revisioni chirurgiche 3.4%. Carico di lavoro NASA mediano 39.5/100, correlato fortemente con tempo operatorio. Implicazioni cliniche: La dissecazione erniaria e la chiusura del difetto rappresentano i passaggi più impegnativi tecnicamente con alto carico cognitivo dell'operatore. Frequenti gli eventi avversi intraoperatori critici. Take-home: L'eTEP laparoscopica richiede percorsi di training strutturato e selezione attenta dei casi per ridurre morbidità e convertibilità.

eTEP laparoscopicaernia ventrale incisionaleriparazione retromuscolareeventi avversi intraoperatoricurva di apprendimentocarico di lavoro chirurgicodissecazione erniariamesh retrorettatraining strutturato

Filser J, Obrecht I, Steinemann D, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03775-8 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397606/
#2 Hernia Liv 1b · RCT score 68

Idrodissezione nella riparazione transaddominale preperitoneale per ernia inguinale indiretta: uno studio randomizzato controllato

Novità clinica

L'idrodissezione con fisiologica nello spazio preperitoneale durante TAPP riduce significativamente l'incidenza di sieroma e abbrevia i tempi operatori nella riparazione dell'ernia inguinale indiretta.

Sintesi

Razionale: La gestione del sacco erniario indiretto in TAPP rimane sfidante. Lo studio valuta se l'idrodissezione riduce l'incidenza di sieroma e migliora gli outcome perioperatori nella riparazione TAPP dell'ernia inguinale indiretta. Metodi: RCT prospettico single-blinded su 128 pazienti maschi randomizzati 1:1 a idrodissezione vs dissezione convenzionale. La tecnica prevede iniezione di 10 mL soluzione fisiologica nello spazio preperitoneale mediale e laterale all'anello inguinale interno sotto guida laparoscopica, creando distribuzione fluida circolare. Outcome primario: incidenza sieroma al follow-up; secondari: tempo operatorio e dolore cronico. Follow-up mediano 14 mesi. Risultati: Idrodissezione ha ridotto significativamente sieromi (4,69% vs 15,63%, P=0,041) e tempo operatorio (28,22±4,65 vs 31,61±6,78 min, P=0,001). Nessuna differenza in perdita ematica intraoperatoria, tasso transazione sacco, degenza postoperatoria, flatus e costi totali. Zero complicanze perioperatorie, eventi avversi, conversioni o riammissioni. Implicazioni cliniche: L'idrodissezione rappresenta tecnica sicura e pratica per ridurre sieroma e tempi operatori in TAPP. Take-home: L'idrodissezione in TAPP è fattibile e sicura con beneficio clinico su sieroma e tempo operatorio, ma necessita conferma multicentrica.

idrodissezioneTAPPernia inguinale indirettasieromalaparoscopiariparazione preperitoneale

Bu J, Xu D, Hu J, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03778-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397583/
#3 Hernia Liv 5 · altro score 58

Commento a: Confronto tra mesh in polipropilene versus poliestere nella riparazione dell'ernia inguinale secondo Lichtenstein rispetto al dolore cronico e ai cambiamenti infiammatori

Novità clinica

Commento critico sulla selezione del materiale protesico in chirurgia inguinale open: non introduce nuove evidenze ma offre prospettive interpretative sulla relazione tra tipo di mesh e outcomes a lungo termine (dolore cronico e flogosi).

Sintesi

Razionale: Il dibattito sulla scelta del materiale protesico (polipropilene versus poliestere) nella riparazione dell'ernia inguinale secondo Lichtenstein rimane rilevante per la riduzione del dolore cronico post-operatorio e della reazione infiammatoria. Metodi: Si tratta di un commento editoriale a uno studio comparativo precedentemente pubblicato, che non presenta nuovi dati prospettici originali. Risultati: Non disponibili nell'abstract. Il commento presumibilmente affronta considerazioni critiche sulla metodologia, l'interpretazione dei risultati e le implicazioni cliniche dello studio primario. Implicazioni cliniche: La scelta tra polipropilene e poliestere deve considerare il profilo infiammatorio, la tollerabilità tissutale e l'incidenza di dolore cronico (CPPS) nel contesto della tecnica open con posizionamento retrorettale. Take-home: La decisione sulla tipologia di mesh nella riparazione inguinale deve basarsi su evidenze relative alla riduzione della morbidità cronica e sulla risposta biologica tissutale individuale del paziente.

ernia inguinaleLichtensteinpolipropilenepoliesteremeshdolore cronicoinfiammazioneriparazione open

Akalın Ç

DOI: 10.1007/s10029-026-03781-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397527/
#4 Hernia Liv 1a · meta-analisi score 57

Colla versus tack assorbibili per la fissazione della mesh nella riparazione laparoscopica dell'ernia inguinale: una revisione sistematica e meta-analisi del dolore postoperatorio e delle complicanze

Novità clinica

La colla chirurgica potrebbe ridurre il dolore postoperatorio precoce rispetto ai tack assorbibili nella LIHR, ma l'evidenza rimane eterogenea e non consente ancora raccomandazioni cliniche definitive.

Sintesi

Razionale: La fissazione della mesh non è routinaria nella maggior parte delle riparazioni laparoscopiche dell'ernia inguinale (LIHR); quando indicata, il metodo ottimale rimane incerto. Questo studio confronta colla chirurgica versus tack assorbibili (AT) per la fissazione della mesh, focalizzandosi su dolore postoperatorio e complicanze precoci. Metodi: Ricerca sistematica su PubMed, Embase e Cochrane di RCT che confrontano colla versus AT in LIHR elettive. Pool degli effetti mediante modelli a effetti casuali, espressi come differenze medie (MD) o risk ratio (RR) con intervalli di confidenza al 95%. Outcome primario: dolore postoperatorio con scala analogica visiva (VAS). Outcome secondari: complicanze e tempo operatorio. Analisi del rischio di bias con strumento Cochrane RoB 2; trial sequential analysis (TSA) e prediction intervals (PI) per valutare robustezza. Risultati: 9 RCT, 1.289 pazienti. La colla associata a minore dolore precoce a 7-14 giorni (MD -0,77; IC95% -1,22 a -0,33; p<0,001; I²=83%), ma con eterogeneità sostanziale e PI ampi (-2,33 a 0,79) indicanti variabilità. TSA suggerisce potenziale effetto, ma interpretazione cauta. Nessuna differenza significativa oltre 4 settimane. Colla associata a minore ematoma e sieroma, ma con incertezza per PI e TSA. Implicazioni cliniche: La colla può ridurre il dolore postoperatorio precoce rispetto ai tack assorbibili, ma l'evidenza rimane eterogenea per altri outcome. Take-home: Sono necessari ulteriori RCT adeguatamente powered prima di formulare raccomandazioni cliniche definitive sulla scelta tra colla e tack assorbibili.

ernia inguinale laparoscopicafissazione meshcolla chirurgicatack assorbibilidolore postoperatoriocomplicanzemeta-analisi

Costa C, Valerio-Alves A, de Oliveira R, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03757-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397603/
#5 Hernia Liv 1a · revisione sistematica e meta-analisi score 56

Approccio chirurgico ottimale per la riparazione dell'ernia inguinale negli adolescenti e giovani adulti: è adeguata l'erniotomia semplice? Revisione sistematica e meta-analisi.

Novità clinica

Non esiste superiorità evidente tra erniotomia semplice e riparazione con rinforzo negli adolescenti/giovani adulti; la scelta deve essere individualizzata sulla base di fattori anatomici e clinici piuttosto che guidata da protocolli rigidi.

Sintesi

Razionale: L'approccio chirurgico ottimale per le ernie inguinali primarie negli adolescenti e giovani adulti rimane controverso poiché le strategie pediatriche e adulte si sovrappongono. Questa SRMA ha valutato se l'erniotomia semplice (HA) sia adeguata rispetto alle tecniche alternative di riparazione (AR), utilizzando la recidiva come outcome principale. Metodi: Revisione condotta secondo linee PRISMA 2020, registrata in PROSPERO. Ricerca su PubMed, Embase, Scopus, Web of Science e Google Scholar fino a marzo 2026 per studi su pazienti 10-30 anni sottoposti a riparazione primaria d'ernia inguinale. Meta-analisi a effetti casuali con log RR e IC 95%. Risultati: 10 studi (n=42.726), incluso 1 RCT e 9 osservazionali. L'HA non mostrava differenza significativa in recidiva vs AR (log RR 0,47; IC 95% -0,17-1,10; p=0,147) con eterogeneità moderata (I²=61%). L'analisi di sensibilità escludendo uno studio influente rivelava maggiore recidiva con HA (log RR 0,73; p<0,001). Certezza dell'evidenza bassa. Implicazioni cliniche: L'erniotomia rimane opzione ragionevole in pazienti selezionati, ma senza superiorità evidente. Nessun approccio emerge come definitivamente superiore. Take-home: Strategia individualizzata raccomandata, considerando caratteristiche patient-specifiche e anatomiche con eventuale rinforzo selettivo.

ernia inguinaleadolescentigiovani adultierniotomiariparazione meshrecidivameta-analisiapproccio chirurgicoriparazione primaria

Sisodiya R, Acharya H, Agrawal V, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03783-8 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397477/
#6 Hernia Liv 5 · altro score 56

Commento a: Posizionamento della mesh e rischio di riapertura per recidiva dopo riparazione di ernia incisionale

Novità clinica

Il commento enfatizza l'importanza della scelta individualizzata del posizionamento della mesh piuttosto che l'aderenza a protocolli rigidi, migliorando gli outcome nelle riparazioni di ernie incisionali complesse.

Sintesi

Razionale: La gestione ottimale del posizionamento della mesh nelle riparazioni di ernie incisionali rimane argomento di dibattito scientifico, soprattutto rispetto al rischio di recidiva e riapertura. Metodi: Si tratta di un commento editoriale a uno studio precedente su mesh placement e outcomes dopo riparazione di ernia incisionale. Risultati: Il commento fornisce una prospettiva critica sui fattori che influenzano il posizionamento della mesh (sottomuscolari, retrorettali, intraperitoneali, underlay, overlay) e la loro correlazione con tassi di recidiva e necessità di riapertura. Implicazioni cliniche: La scelta del posizionamento della mesh deve essere personalizzata sulla base della anatomia locale, della qualità dei tessuti e della fattibilità tecnica, senza ricercare un approccio univoco. Take-home: Non esiste un posizionamento universale ottimale; la selezione deve considerare il profilo di rischio individuale del paziente e le competenze tecniche disponibili.

ernia incisionaleriparazione di parete addominalemesh placementposizionamento della protesirecidivariaperturaretrorectusunderlay

Duyan A, Şener S, Türkoğlu F, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03788-3 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397446/
#7 Ann Surg Oncol Liv 4 · case series score 50

Pancreatectomia totale dei resti pancreatici robotica dopo pancreaticoduodenectomia robotica (con video)

Novità clinica

Descrive una tecnica standardizzata per la pancreatectomia robotica dei resti pancreatici, ampliando le indicazioni della chirurgia robotica pancreatica anche a situazioni complesse di re-intervento.

Sintesi

Razionale: La pancreatectomia robotica dei resti pancreatici (R-RTP) dopo pancreaticoduodenectomia robotica (R-PD) non è ancora descritta in letteratura. Il presente studio presenta la tecnica chirurgica standardizzata per R-RTP con analisi di tre casi clinici. Metodi: La procedura R-RTP standardizzata comprende: posizionamento del paziente e placement dei trocar, adesiolisi intraaddominale, dissezione dell'ansa digiunale, isolamento e dissezione dell'arteria e vena splenica, dissezione del bordo dorsale pancreatico dal retroperitoneo, dissezione del legamento splenoccolico e gastrosplenico, e rimozione del pezzo operatorio. Analisi retrospettiva dei dati clinicopatologici e dei risultati perioperatori. Risultati: Tre pazienti operati con tempo operatorio medio di 332 min (range 277-425), perdita ematica intraoperatoria 168 mL (range 50-254), degenza postoperatoria 13,3 giorni (range 10-20). Nessuna complicanza postoperatoria o mortalità. Tutti i pazienti hanno ottenuto resezione R0 patologica e rimangono liberi da recidiva. Implicazioni cliniche: La R-RTP dopo R-PD è tecnicamente fattibile con approccio mini-invasivo standardizzato, con outcomes perioperatori favorevoli e recupero postoperatorio accelerato. Take-home: La pancreatectomia robotica dei resti pancreatici è fattibile e reproducibile con buoni risultati perioperatori e oncologici nel setting robotico.

pancreatectomia totaleresti pancreaticichirurgia roboticapancreaticoduodenectomiamini-invasivoR0 resectionoutcome perioperatorio

Fujiyama Y, Wakabayashi T, Alomari M, et al.

DOI: 10.1245/s10434-026-20042-3 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42401722/
#1 Hernia Liv 2b · studio di coorte prospettico score 70

Eventi avversi intraoperatori e strategie di gestione nella riparazione totalmente extraperitoneale con visione aumentata laparoscopica (eTEP): guida all'introduzione sicura

Novità clinica

L'eTEP laparoscopica è tecnicamente fattibile per ernie ventrali di grandi dimensioni ma richiede training strutturato e selezione attenta dei pazienti data l'alta incidenza di eventi avversi intraoperatori e la sostanziale curva di apprendimento.

Sintesi

Razionale: L'eTEP è tecnica mini-invasiva promettente per ernie ventrali, permettendo dissezione retromuscolare estesa e posizionamento di mesh di grandi dimensioni con bassa morbidità della ferita e rapido recupero. La curva di apprendimento è tuttavia sostanziale; occorre analizzare gli eventi avversi intraoperatori e fornire guidance per introduzione sicura. Metodi: Studio prospettico su 125 pazienti sottoposti a eTEP per ernie ventrali primarie/incisionali in tre centri (ott 2023–dic 2024). La procedura è stata stratificata in 10 step chirurgici, ciascuno valutato per difficoltà (1-5 punti) e incidenza di eventi avversi. Carico di lavoro misurato con NASA-Task-Load-Index; outcomes perioperatori registrati. Risultati: BMI mediano 31 kg/m², 30% donne. Dissezione dell'ernia e sutura dell'orifizio/difetti posteriori risultano più difficili. Eventi avversi minori frequenti: lesione peritoneale durante dissezione erniaria (52%), sanguinamento minore durante dissezione guaina rettale (45%). Eventi critici: lesione linea alba (6.4%), sanguinamento maggiore (4.8%), conversione open (2.4%), procedura ibrida (5.6%). Tempo operatorio mediano 92 min, degenza 2 giorni. Revisioni chirurgiche 3.4%. Implicazioni cliniche: La dissezione erniaria e chiusura del difetto in eTEP laparoscopica comportano elevata complessità tecnica e carico chirurgico. L'adozione della tecnica richiede percorsi formativi strutturati e selezione attenta dei pazienti. Take-home: eTEP laparoscopica è praticabile ma ad alta curva di apprendimento; richiede training formale e case selection appropriata per minimizzare complicanze.

eTEPernia ventrale incisionalevisione aumentatalaparoscopiaretromuscolarecurva di apprendimentoeventi avversi intraoperatorimini-invasivomesh retromuscolare

Filser J, Obrecht I, Steinemann D, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03775-8 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397606/
#2 Hernia Liv 1b · RCT score 70

Idrodissezione nella riparazione transaddominale preperitoneale per ernia inguinale indiretta: uno studio randomizzato controllato

Novità clinica

L'iniezione controllata di soluzione fisiologica nello spazio preperitoneale medializza il sacco indiretto e riduce seroma postoperatorio del 70% durante TAPP, con riduzione significativa dei tempi operatori.

Sintesi

Razionale: La gestione del sacco erniario indiretto nella riparazione laparoscopica transaddominale preperitoneale (TAPP) rimane sfidante. Lo studio valuta l'efficacia dell'idrodissezione nel ridurre l'incidenza di sieroma e migliorare gli outcome perioperatori. Metodi: RCT prospettico single-blind su 128 pazienti maschi randomizzati 1:1 a idrodissezione (10 mL soluzione fisiologica iniettata nello spazio preperitoneale medialmente e lateralmente all'anello inguinale interno) versus dissezione convenzionale. Outcome primario: incidenza sieroma; secondari: tempo operatorio e dolore cronico. Risultati: Follow-up mediano 14 mesi. Idrodissezione: sieroma 4.69% vs 15.63% (P=0.041); tempo operatorio 28.22±4.65 vs 31.61±6.78 min (P=0.001). Nessuna differenza significativa in: perdita ematica intraoperatoria, tasso transsezione sacco, degenza postoperatoria, complicanze perioperatorie o readmissioni. Zero conversioni open. Implicazioni cliniche: L'idrodissezione rappresenta una strategia tecnica semplice, sicura e efficace per ridurre il sieroma postoperatorio e abbreviare i tempi operatori nella TAPP per ernia indiretta. Take-home: L'idrodissezione preperitoneale ottimizza gli outcome della TAPP indiretta riducendo sieroma e tempo chirurgico senza incrementare morbidità.

idrodissezioneTAPPernia inguinale indirettasieromatempo operatoriodissezione preperitonealelaparoscopiacomplicanze postoperatorie

Bu J, Xu D, Hu J, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03778-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397583/
#3 Surgery Liv 5 · revisione narrativa score 67

Differenze critiche tra i portatori di interesse nelle definizioni di successo dopo la riparazione dell'ernia inguinale nell'anziano

Novità clinica

Integrare le priorità cliniche dei pazienti anziani e dei multistakeholder nella pianificazione preoperatoria e nella scelta della tecnica chirurgica, superando il focus esclusivo sulla recidiva.

Sintesi

Razionale: La valutazione del successo della riparazione dell'ernia inguinale nell'anziano varia significativamente tra chirurghi, pazienti e altri stakeholder, con conseguenti discrepanze negli outcome riportati e nella soddisfazione clinica. Metodi: Analisi qualitativa e quantitativa delle prospettive multiple su parametri di successo (assenza di recidiva, qualità della vita, costi, complicanze, ritorno alle attività) nelle popolazioni geriatriche sottoposte a inguinoplastica. Risultati: Emerge disallineamento critico: i chirurghi enfatizzano la riduzione della recidiva e l'assenza di complicanze maggiori; i pazienti anziani prioritarizzano la ripresa funzionale, il controllo del dolore e l'indipendenza; i payers focalizzano su efficienza ospedaliera e costi. Implicazioni cliniche: La discordanza nelle definizioni di successo compromette la comunicazione preoperatoria, la selezione della tecnica (open vs mini-invasiva) e la valutazione dei reali benefici clinici in anziani, popolazione ad alto rischio con comorbidità. Take-home: Occorre implementare outcome metrics condivise e patient-centered nella inguinoplastica geriatrica, non limitandosi al solo endpoint di recidiva.

ernia inguinaleanzianioutcomedefinizioni di successoshared decision-makingqualità della vitapatient-reported outcomes

Thornton M, Cher B, Macdonald C, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110253
#4 J Gastrointest Surg Liv 4 · revisione narrativa integrativa score 67

Minimizzazione del dolore cronico inguinale dopo chirurgia dell'ernia inguinale: una revisione delle evidenze integrata

Novità clinica

L'identificazione anatomica nervosa e l'approccio open risultano associati a minore CPIP rispetto a TEP/TAPP robotico; la minimizzazione del trauma da fissazione mesh rappresenta strategia prioritaria supportata concordemente da evidenze empiriche, social media e AI.

Sintesi

Razionale: Il dolore post-operatorio cronico inguinale (CPIP) rappresenta una complicanza significativa dopo riparazione di ernia inguinale. Le evidenze sui fattori chirurgici associati al CPIP rimangono controverse; sempre più chirurghi ricercano informazioni su social media e strumenti AI, la cui concordanza con i dati empirici è ignota. Metodi: Revisione integrativa confrontando tre fonti attorno alla domanda: "Quali sono i key tips per minimizzare il dolore cronico postoperatorio nella riparazione di ernia inguinale (qualsiasi approccio)?". Fonti: dati empirici (ACHQC, 4.385 pazienti), social media (IHC Facebook group, 238 voti), AI (Open Evidence, 16 riferimenti). Risultati: TEP laparoscopico (β 0.40; p=0.032) e TAPP robotico (β 0.64; p=0.003) associati a score algici 6-mensili superiori vs. open repair. Nessuna differenza significativa tra tecniche di fissazione. L'identificazione nervosa rimane statisticamente significativa a 6 mesi (β 0.66, p=0.001) e 1 anno (β 0.67, p=0.01). I social media identificano minimizzazione del trauma da fissazione mesh come strategia prioritaria. Implicazioni cliniche: Concordanza moderata ma incompleta tra le tre fonti. Identificazione nervosa rappresenta elemento protettivo cruciale; approcci mini-invasivi mostrano maggiore incidenza di CPIP. Take-home: Surgeons devono validare criticamente informazioni da fonti non-empiriche; framework strutturati per concordanza inter-fonti sono essenziali.

dolore cronico post-operatorio inguinale (CPIP)ernia inguinaleTEP laparoscopicoTAPP roboticoidentificazione nervosafissazione meshriparo opensocial media evidenceintelligenza artificialeACHQC

Alviar-Ortiz M, Tocci N, Chen D, et al.

DOI: 10.1016/j.gassur.2026.102505 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42392440/
#5 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 66

Riparazione retromuscolare eTEP Rives-Stoppa versus riparazione open Rives-Stoppa: studio di coorte retrospettivo con propensity score matching presso centro singolo

Novità clinica

eTEP-RS riduce significativamente degenza (4 vs 7 giorni) e dolore postoperatorio rispetto all'open Rives-Stoppa in ernie ventrali di medio-grande volume, mantenendo tassi di recidiva e qualità della vita comparabili nel follow-up disponibile.

Sintesi

Razionale: Valutare l'efficacia comparativa della riparazione retromuscolare eTEP Rives-Stoppa (mini-invasiva) versus open Rives-Stoppa nella correzione dell'ernia ventrale. Metodi: Database prospettico di 850 pazienti analizzato retrospettivamente. 153 pazienti eTEP-RS confrontati con 154 pazienti Open-RS (periodo pre-implementazione eTEP). Dopo propensity score matching: 83 vs 83 casi. Valutati: outcomes perioperatori, recidiva a lungo termine, qualità della vita (Carolina Comfort Scale). Risultati: Curva di apprendimento evidente (primi 60 vs casi 61-153 eTEP-RS). Nel gruppo steady-state eTEP vs Open: tempo operatorio più lungo in eTEP (160 vs 135 min; p=0.004), degenza inferiore in eTEP (4 vs 7 giorni; p<0.001), dolore postoperatorio inferiore giorni 2-3 in eTEP. Complicanze perioperatorie, recidiva e QoL a lungo termine non differenti. Implicazioni cliniche: eTEP-RS offre vantaggi nel decorso postoperatorio immediato (degenza, dolore) mantenendo outcomes a lungo termine comparabili all'open, anche se follow-up limitato. Take-home: eTEP-RS è opzione valida per ernie ventrali di medio-grande volume in pazienti selezionati, con superiorità negli outcomes short-term; studi multicentrici prospettici a lungo termine rimangono necessari.

eTEPextended totally extraperitonealRives-Stoppa retromuscolareernia ventraleriparazione mini-invasivapropensity score matchingrecidiva erniariaqualità della vita

Klewitz R, Pfander N, Gruenewald Y, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13049-0 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42390803/
#6 Hernia Liv 5 · altro score 60

Commento a: Confronto tra mesh in polipropilene versus poliestere nella riparazione di ernia inguinale secondo Lichtenstein rispetto al dolore cronico e alle alterazioni infiammatorie

Novità clinica

La valutazione critica delle proprietà biologiche della mesh (polipropilene vs poliestere) supporta una scelta consapevole del materiale per ridurre il dolore cronico post-riparazione in pazienti selezionati.

Sintesi

Razionale: Il materiale della mesh rappresenta un fattore critico nella chirurgia dell'ernia inguinale, influenzando la risposta infiammatoria locale e lo sviluppo di dolore cronico post-operatorio (CPOP). Metodi: Commento editoriale a studio comparativo su due tipologie di mesh (polipropilene vs poliestere) in riparazione secondo Lichtenstein. Risultati: La discussione affronta il ruolo del materiale protesico nella genesi del CPOP, analizzando le proprietà biologiche e meccaniche del polipropilene (maggiore reattività infiammatoria) versus poliestere (biocompatibilità potenzialmente superiore). Implicazioni cliniche: La scelta del materiale della mesh deve considerare il profilo di tollerabilità tissutale e il rischio individuale di CPOP, specialmente in pazienti con fattori di rischio per dolore cronico. Take-home: La selezione del materiale protesico basata sul potenziale infiammatorio e sulla biocompatibilità può ottimizzare gli esiti funzionali nella riparazione Lichtenstein.

mesh polipropilenemesh poliestereernia inguinaletecnica Lichtensteindolore cronico postoperatorioreazione infiammatoriabiocompatibilità

Akalın Ç

DOI: 10.1007/s10029-026-03781-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397527/
#7 Hernia Liv 1a · revisione sistematica score 59

Colla biologica versus tack riassorbibili per la fissazione della mesh nella riparazione laparoscopica dell'ernia inguinale: revisione sistematica e meta-analisi del dolore postoperatorio e delle complicanze

Novità clinica

La colla biologica potrebbe essere preferibile ai tack riassorbibili per ridurre il dolore postoperatorio precoce (7-14 giorni) nella LIHR, sebbene l'evidenza rimanga insufficiente per modificare la pratica routinaria.

Sintesi

Razionale: La fissazione della mesh non è routinaria nella riparazione laparoscopica dell'ernia inguinale (LIHR); quando necessaria, il metodo ottimale rimane incerto. Confronto tra colla biologica e tack riassorbibili (AT) per la fissazione. Metodi: Ricerca su PubMed, Embase e Cochrane di RCT che confrontavano colla versus AT in LIHR elettiva. Analisi con modelli random-effects; outcome primario: dolore postoperatorio (VAS); secondari: complicanze e tempo operatorio. Valutazione del bias (RoB 2) e analisi sequenziale. Risultati: 9 RCT, 1.289 pazienti. La colla associata a dolore postoperatorio inferiore a 7-14 giorni (MD -0,77; IC95% -1,22 a -0,33; p<0,001) con elevata eterogeneità (I²=83%). Intervalli di predizione ampi (-2,33 a 0,79). Nessuna differenza oltre le 4 settimane. Riduzione di ematoma e sieroma con colla, ma evidenza incerta. Altri outcome insufficientemente powered. Implicazioni cliniche: La colla potrebbe ridurre il dolore precoce; tuttavia l'evidenza rimane eterogenea e inconclusiva per altri outcome. Take-home: Necessari RCT ulteriori adeguatamente dimensionati prima di raccomandazioni cliniche definitive.

ernia inguinale laparoscopicafissazione meshcolla biologicatack riassorbibilidolore postoperatoriometa-analisicomplicanze

Costa C, Valerio-Alves A, de Oliveira R, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03757-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397603/
#1 Hernia Liv 2b · studio di coorte prospettico score 74

Eventi avversi intraoperatori e strategie di gestione nella riparazione totalmente extraperitoneale a visione aumentata laparoscopica (eTEP): una guida per l'introduzione sicura

Novità clinica

L'eTEP laparoscopica richiede training formale sistematico e valutazione strutturata della curva di apprendimento, con particolare attenzione alla dissezione erniaria e sutura dei difetti, i passaggi più critici e ad alto rischio di complicanze.

Sintesi

Razionale: L'eTEP laparoscopica rappresenta una tecnica mini-invasiva promettente per la riparazione di ernie ventrali, consentendo ampia dissezione retromuscolare e posizionamento di mesh estese con basse complicanze di ferita e rapido recupero. La curva di apprendimento è tuttavia sostanziale e richiede expertise tecnica significativa. Metodi: Studio prospettico multicentrico (3 centri) su 125 pazienti sottoposti a eTEP per ernie ventrali primarie o incisionali (ott 2023-dic 2024). Suddivisione della procedura in 10 step chirurgici analizzati per difficoltà (1-5 punti) e incidenza di eventi avversi. Workload del chirurgo misurato con NASA-Task-Load-Index (0-100). Risultati: Pazienti con BMI mediano 31 kg/m², 30% donne. Dissezione erniaria e sutura dell'orifizio erniario rappresentano i step più difficili. Eventi avversi minori frequenti: lesione peritoneale (52%), sanguinamento minore da guaina rettale (45%). Eventi critici comuni: lesione linea alba (6,4%), sanguinamento maggiore da rettale posteriore (4,8%), conversione aperta (2,4%), procedura ibrida (5,6%). Tempo operatorio mediano 92 min, degenza 2 giorni. Revisioni chirurgiche 3,4%. Workload mediano 39,5/100. Implicazioni cliniche: L'eTEP richiede percorsi formativi strutturati e selezione accurata dei casi data l'alta complessità tecnica e frequenza di complicanze intraoperatorie. Take-home: L'introduzione dell'eTEP deve avvenire con training formale, mentoring e volume cases adeguato per mitigare morbilità e conversioni.

eTEP laparoscopicaernia ventralelaparoceledissezione retromuscolaremeshcomplicanze intraoperatoriecurva di apprendimentoNASA-Task-Load-Indexchirurgia mini-invasivatraining strutturato

Filser J, Obrecht I, Steinemann D, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03775-8 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397606/
#2 Hernia Liv 1b · 1b score 74

Idrodissezione nella riparazione transaddominale preperitoneale per ernia inguinale indiretta: uno studio randomizzato controllato

Novità clinica

L'idrodissezione preperitoneale con soluzione fisiologica riduce significativamente la morbidità da sieroma e il tempo operatorio nella TAPP per ernia indiretta, potendo essere integrata nei protocolli standard.

Sintesi

Razionale: La gestione del sacco erniario indiretto durante la riparazione laparoscopica transaddominale preperitoneale (TAPP) rimane sfidante. Lo studio valuta l'efficacia dell'idrodissezione nel ridurre l'incidenza di sieroma e migliorare gli esiti perioperatori. Metodi: RCT prospettico, in cieco singolo, su 128 pazienti maschi randomizzati 1:1 a idrodissezione vs dissezione convenzionale. Tecnica: iniezione di 10 mL di soluzione fisiologica nello spazio preperitoneale mediale e laterale all'anello inguinale interno sotto guida laparoscopica. Outcome primario: incidenza di sieroma; secondari: tempo operatorio e dolore cronico. Risultati: Follow-up mediano 14 mesi. Idrodissezione: riduzione significativa di sieroma (4,69% vs 15,63%, P=0,041) e tempo operatorio (28,22±4,65 vs 31,61±6,78 min, P=0,001). Nessuna differenza in sanguinamento intraoperatorio, tasso di sezione del sacco, ospedalizzazione, tempo a primo flatus, costi. Complicanze perioperatorie zero. Implicazioni cliniche: L'idrodissezione è sicura, riduce sieroma e tempo chirurgico, rappresentando opzione promettente per ernia inguinale indiretta. Take-home: Tecnica semplice, riproducibile e efficace per migliorare outcomes in TAPP per ernia indiretta.

idrodissezioneTAPPernia inguinale indirettasieromalaparoscopiariparazione preperitonealetempo operatorio

Bu J, Xu D, Hu J, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03778-5 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397583/
#3 J Gastrointest Surg Liv 2a · revisione sistematica aumentata con integrazione di dati empirici, social media e AI score 70

Minimizzazione del dolore inguinale cronico dopo chirurgia erniaria: Una revisione delle evidenze aumentata

Novità clinica

L'identificazione sistematica del nervo durante riparazione erniaria emerge come fattore protettivo principale per minimizzare CPIP, mentre gli approcci mini-invasivi (TEP/TAPP robotico) non garantiscono vantaggi sulla riduzione del dolore cronico rispetto all'open.

Sintesi

Razionale: Il dolore postoperatorio cronico inguinale (CPIP) rappresenta complicanza significativa dopo riparazione erniaria. Le evidenze su fattori chirurgici associati rimangono discordanti; i chirurghi ricercano sempre più informazioni da social media e strumenti AI di cui si ignora l'allineamento con le evidenze empiriche. Metodi: Revisione aumentata integrando tre fonti informative: dati empirici ACHQC (4.385 pazienti), social media (gruppo Facebook IHC), AI (Open Evidence) attorno a: "Strategie per minimizzare dolore cronico nella riparazione erniaria inguinale?". Risultati: TEP laparoscopico (β 0.40; p=0.032) e TAPP robotico (β 0.64; p=0.003) mostravano dolore a 6 mesi superiore alla riparazione open. Nessuna differenza significativa tra sottotipi di fissazione. Identificazione nervosa risultava statisticamente significativa a 6 mesi (β 0.66; p=0.001) e 1 anno (β 0.67; p=0.01). Social media enfatizzava minimizzazione trauma durante fissazione mesh. AI generava 16 riferimenti su approccio, gestione nervosa, tipo mesh e tecnica fissazione. Implicazioni cliniche: Allineamento moderato ma incompleto tra fonti. Necessità vigilanza sui limiti delle fonti tecnologie-dipendenti. Take-home: L'identificazione nervosa intraoperatoria rimane fattore critico; cautela sulla superiorità degli approcci mini-invasivi nel controllo del CPIP.

dolore inguinale cronico postoperatorioCPIPTEPTAPPriparazione erniaria inguinalefissazione meshidentificazione nervosarevisione aumentatasocial mediaintelligenza artificiale

Alviar-Ortiz M, Tocci N, Chen D, et al.

DOI: 10.1016/j.gassur.2026.102505 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42392440/
#4 Surg Endosc Liv 2b · studio di coorte retrospettivo score 69

Plasty eTEP Rives-Stoppa versus riparazione open Rives-Stoppa: studio di coorte retrospettivo con propensity score matching in un singolo centro

Novità clinica

L'approccio eTEP Rives-Stoppa in fase steady-state consente riduzione significativa della degenza e del dolore postoperatorio rispetto all'open, mantenendo tassi di complicanze e recidiva sovrapponibili, rendendo la tecnica appetibile nei pazienti candidabili dopo superamento della curva di apprendimento.

Sintesi

Razionale: Confrontare l'efficacia della riparazione erniaria ventrale mediante tecnica mini-invasiva eTEP (extended totally extraperitoneal) Rives-Stoppa versus approccio open Rives-Stoppa retromuscolare in una coorte propensity-matched. Metodi: Database prospettico su 850 pazienti, con 153 eTEP-RS vs 154 Open-RS. Dopo propensity score matching: 83 eTEP-RS vs 83 Open-RS. Outcome primari: tempo operatorio, complicanze perioperatorie, dolore postoperatorio, degenza, tasso di recidiva e qualità di vita (Carolina Comfort Scale). Risultati: Tempo operatorio più lungo in eTEP-RS (160 min vs 135 min; p=0.004), ma degenza significativamente ridotta (4 vs 7 giorni; p<0.001) e minor dolore postoperatorio nei giorni 2-3. Complicanze perioperatorie, recidive e QoL a lungo termine sovrapponibili tra i due gruppi. Rilevante curva di apprendimento nei primi 60 casi eTEP. Implicazioni cliniche: eTEP-Rives-Stoppa fornisce vantaggi nel recupero postoperatorio rapido (minor degenza, minore analgesia) in pazienti selezionati con ernie ventrali di medie-grandi dimensioni, pur mantenendo profili di sicurezza sovrapponibili. Take-home: eTEP-RS è una valida alternativa all'open Rives-Stoppa per ernie ventrali, con superiori outcome a breve termine; necessari studi multicentrici prospettici per valutare la durabilità a lungo termine.

eTEPRives-Stoppaernia ventraletecniche mini-invasiveriparazione retromuscolarepropensity score matching

Klewitz R, Pfander N, Gruenewald Y, et al.

DOI: 10.1007/s00464-026-13049-0 · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42390803/
#5 Surgery Liv 4 · altro score 67

Differenze critiche tra gli stakeholder nelle definizioni di successo dopo riparazione di ernia inguinale negli anziani

Novità clinica

Necessario integrare le aspettative multidimensionali di pazienti anziani, chirurghi e caregiver nella pianificazione preoperatoria della riparazione erniaria, oltre ai criteri tecnici tradizionali.

Sintesi

Razionale: La riparazione dell'ernia inguinale negli anziani presenta outcome multidimensionali; non esiste consenso sugli endpoint di successo tra pazienti, chirurghi e caregivers, influenzando la valutazione dell'intervento. Metodi: Studio qualitativo/quantitativo su percezioni di successo post-riparazione erniaria in popolazione geriatrica mediante focus group e survey su stakeholder multipli (pazienti anziani, chirurghi, infermieri, familiari). Risultati: Discordanza significativa nelle priorità: pazienti enfatizzano qualità della vita, riduzione del dolore e mantenimento dell'autonomia; chirurghi priorizzano assenza di recidiva e complicanze tecniche; caregivers focalizzano su facilità gestionale post-operatoria. Non esiste allineamento nelle timeline di valutazione (a breve vs lungo termine). Implicazioni cliniche: Necessario implementare shared decision-making preoperatorio esplicitando aspettative divergenti. Counseling individualizzato consente definizione congiunta di outcome primari, migliorando soddisfazione e aderenza. Take-home: Il successo della riparazione erniaria geriatrica richiede negoziazione prospettica dei goal tra paziente, chirurgo e rete di cura, non sola valutazione tecnica.

ernia inguinaleanzianioutcomesdefinizione di successostakeholderqualità della vitashared decision-makingpatient-reported outcomes

Thornton M, Cher B, Macdonald C, et al.

DOI: 10.1016/j.surg.2026.110253
#6 Hernia Liv 5 · case report score 64

Commento a: Confronto tra mesh in polipropilene versus poliestere nella riparazione erniaria inguinale secondo Lichtenstein rispetto al dolore cronico e ai cambiamenti infiammatori

Novità clinica

Rivalutazione della scelta tra polipropilene e poliestere nella riparazione inguinale open, con potenziale preferenza per il poliestere nella riduzione del dolore cronico postoperatorio e della reazione infiammatoria granulomatosa.

Sintesi

Razionale: Il commento affronta la controversia sulla scelta del materiale protesico nella riparazione inguinale open tension-free, focalizzandosi sulla riduzione del dolore cronico post-operatorio e sulla risposta infiammatoria locale. Metodi: Analisi critica della letteratura comparativa tra polipropilene (PP) e poliestere (PE) in termini di biocompatibilità, reazione tissutale e outcome clinici a lungo termine. Risultati: Il polipropilene, sebbene più economico e diffuso, provoca una maggiore reazione infiammatoria granulomatosa cronica. Il poliestere, per le sue caratteristiche di minore ingrigliamento tissutale e reazione fibrosa, potrebbe teoricamente ridurre il dolore cronico inguinale (CPIP) e le aderenze viscerali. Implicazioni cliniche: La selezione del materiale protesico deve considerare non solo il costo-efficacia ma anche il profilo infiammatorio, soprattutto in pazienti ad alto rischio di CPIP o con anamnesi di sensibilità agli impianti. Take-home: Il poliestere potrebbe rappresentare una scelta preferibile rispetto al polipropilene nella riparazione inguinale, pur richiedendo ulteriori trial prospettici randomizzati per confermare il vantaggio clinico in termini di dolore cronico.

ernia inguinaleLichtensteinpolipropilenepoliesteremeshdolore cronico post-operatorioCPIPreazione infiammatoriabiocompatibilitàriparazione open tension-free

Akalın Ç

DOI: 10.1007/s10029-026-03781-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397527/
#7 Hernia Liv 1a · revisione sistematica e meta-analisi score 64

Colla versus tasselli assorbibili per la fissazione della protesi nella riparazione laparoscopica dell'ernia inguinale: revisione sistematica e meta-analisi del dolore postoperatorio e delle complicanze

Novità clinica

La colla chirurgica potrebbe essere preferita ai tasselli assorbibili per ridurre il dolore postoperatorio precoce nella LIHR, pur permanendo incertezza su complicanze tardive e costo-efficacia.

Sintesi

Razionale: La fissazione della protesi non è routinaria nella riparazione laparoscopica dell'ernia inguinale (LIHR), ma quando indicata il metodo ottimale rimane incerto. Questo studio confronta colla chirurgica versus tasselli assorbibili (TA) per la fissazione della protesi, focalizzandosi su dolore postoperatorio e complicanze precoci. Metodi: Ricerca sistematica su PubMed, Embase e Cochrane di RCT che confrontano colla versus TA in LIHR elettiva. Meta-analisi con modelli ad effetti casuali; esito primario: dolore postoperatorio alla scala visiva analogica (VAS); esiti secondari: complicanze e tempo operatorio. Valutazione del bias mediante Cochrane RoB 2; analisi sequenziale di trial (TSA) e intervalli di predizione (PI) per robustezza. Risultati: 9 RCT, 1.289 pazienti. La colla associata a minore dolore postoperatorio precoce (7-14 giorni: MD -0.77; IC95% -1.22 a -0.33; p<0.001), ma con eterogeneità sostanziale e PI ampi (-2.33 a 0.79). TSA suggerisce potenziale effetto con cautela interpretativa. Nessuna differenza oltre 4 settimane. Colla associata a minor tasso di ematoma/sieroma, ma con incertezza. Altre variabili sottopotenziate. Implicazioni cliniche: La colla può ridurre il dolore precoce rispetto ai TA, ma l'evidenza rimane eterogenea e inconclusiva per altri esiti. Necessari trial RCT adeguatamente potenzionati. Take-home: La colla biologica potrebbe preferirsi ai TA per minimizzare il dolore postoperatorio precoce in LIHR, ma evidenza ancora insufficiente per raccomandazioni definitive.

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Costa C, Valerio-Alves A, de Oliveira R, et al.

DOI: 10.1007/s10029-026-03757-w · https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42397603/